Cartelloni Perugia, non si dia spazio a fanatismo e fondamentalismo

Cartelloni Perugia, non si dia spazio a fanatismo e fondamentalismo

da Sarah Bistocchi e Tommaso Bori (Consiglieri Comunali)
Cartelloni Perugia, non si dia spazio a fanatismo e fondamentalismo
PERUGIA – “Negli spazi di affissione del Comune di Perugia sono apparsi vari cartelloni con frasi e immagini che fanno propaganda sulla pelle delle donne, criminalizzando le persone che hanno compiuto una scelta complessa e dolorosa tramite illazioni e semplificazioni inaccettabili negli spazi concessi da un’istituzione” – spiegano i vice – presidenti del Consiglio Comunale e della Commissione Cultura e Sociale del Comune di Perugia, Sarah Bistocchi e Tommaso Bori -.

“Il 1978 è stato un anno di svolta per il nostro Paese sotto il profilo sociale e culturale, è grazie Legge 194: si è decriminalizzata e disciplinata la pratica dell’interruzione volontaria di gravidanza con le sue modalità di accesso, fino a quel momento appannaggio di mammane e ciarlatani, oppure di impropri rimedi casalinghi.”

“Questo passo in avanti epocale è stato il frutto di una vera e propria battaglia sociale, di manifestazioni e di proteste, della rivoluzione culturale e sociale che in quegli anni ha coinvolto e in parte sconvolto una società in forte mutamento.

Grazie alla legge, nei casi previsti e con il giusto percorso, la donna può scegliere di ricorrere alla interruzione volontaria di gravidanza in una struttura pubblica: diritto ad interrompere la propria gravidanza in situazione di sicurezza, muovendosi nell’ambito del Sistema Sanitario Nazionale, in tutela della propria salute presso strutture mediche specializzate, con l’intervento di medici professionisti e nel rispetto delle norme sanitarie e igieniche, diminuendo, inoltre, drasticamente il rischio di aborti clandestini”.

“Nel tentativo malcelato e malriuscito di riportare indietro le lancette del tempo – continuano i consiglieri Bistocchi e Bori – hanno ripreso le loro crociate fondamentaliste portata avanti con una battaglia ideologica e strumentale che rappresenta un vero e proprio attacco all’autodeterminazione delle donne, alle libertà di tutte e di tutti.

Con un fervore fanatico si sono scelte immagini impattanti e tendenziose, come a dimenticare che la stessa Corte Costituzionale nel 1975 affermava che «Non esiste equivalenza fra il diritto non solo alla vita ma anche alla salute proprio di chi è già persona e la salvaguardia dell’embrione che persona deve ancora diventare».”

“I manifesti, apparsi anche in altre città, hanno avuto sorti diverse: per esempio a Roma sono stati rimossi dall’amministrazione grazie anche alla sollecitazione di alcuni consiglieri comunali del PD.

Si tratta di una campagna comunicativa inaccettabile, diretta a colpevolizzare la donna e a mettere in discussione i diritti fondamentali, frutto di decisive battaglie culturali senza le quali il Paese oggi non sarebbe lo stesso.”

“In qualità di vice-presidenti del Consiglio Comunale e della Commissione Cultura e Sociale” – concludono Bistocchi e Bori – “metterremo a disposizione di tutti i colleghi consiglieri di ogni schieramento politico un ordine del giorno con cui chiederemo a Sindaco e Giunta la rimozione immediata dei manifesti, che offendono non solo le donne, ma l’intera comunità, sia femminile che maschile, nata o cresciuta sulle fondamenta gettate dai movimenti di protesta e di proposta, a cominciare da quello femminista. Tante le segnalazioni anche da parte dei cittadini, che in questi giorni ne stanno chiedendo a gran voce la rimozione”.

“Sarà l’occasione per affrontare il tema della piena applicazione della legge 194, a quarant’anni dalla sua promulgazione, auspicando che anche a Perugia si possa al più presto ricorrere all’interruzione farmacologica di gravidanza, ad oggi non possibile nelle strutture della nostra città, tramite la pillola RU486: meno invasiva di un intervento chirurgico e meno impattante psicologicamente, grazie alla velocità del processo, inoltre l’intervento farmacologico dà una maggiore consapevolezza e presa di coscienza alla donna, non prevedendo anestesia”.

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