Andrea Fora ora è tempo di mettermi a disposizione della mia Terra

 
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Andrea Fora ora è tempo di mettermi a disposizione della mia Terra
Andrea Fora

Andrea Fora ora è tempo di mettermi a disposizione della mia Terra

di Andrea Fora
È nelle storie personali che vanno cercati i valori di ciò che siamo. La mia trae le radici nella cultura contadina, nella fatica e nel sudore di mio nonno che mi portava con sé da bambino a coltivare la vigna e a sporcarmi le mani nella terra. Nel senso di sacrificio di mio padre, che mi ha insegnato che per ottenere qualcosa bisogna lavorare, che nessuno ti regala niente. Per questo continuo ancora oggi a preferire le sagre alle inaugurazioni e al jet set.

E a discutere animatamente, come è accaduto domenica sera, con i miei paesani, sulla bontà del progetto che stiamo mettendo in campo, sul fatto che al di là dei partiti, vogliamo scrivere una storia che parli alle persone, alle loro vite, alla fatica di chi deve pagare il mutuo alla fine del mese e non ce la fa.

Ai giovani che non trovano lavoro e emigrano fuori dall’Umbria, agli anziani che rimangono soli e non hanno adeguati servizio socio-assistenziali.  Sono le nostre storie che parlano di noi, più dei programmi elettorali, e la mia parla della grande motivazione e voglia di riscatto che ho messo in tutto ciò che ho fatto nella mia vita, frutto di ciò che mi ha insegnato la mia famiglia.

È la stessa voglia che oggi metto a disposizione della mia regione, per farmi parte di un progetto che riparta dalla comunità, dai paesi, dalle aziende, dai grandi talenti che abbiamo nelle nostre terre. È la voglia che racconta Enzo Coli, famoso narratore dialettale perugino, grande amico che conosce la mia storia, che mi ha fatto dono di questo sonetto. 

Che racconta del sudore, della fatica e di chi pensa che si possa cambiare solo attraverso la rabbia e l’odio. Ringrazio Enzo di vero cuore. Custodirò questo dono come monito prezioso. Noi vogliamo cambiare insieme, riprendendo a fidarci, a guardarci negli occhi e a misurarci. Senza timori.

LA CAGNA

Cri cri dei grilli si ode a ferragosto
a togliere dagli occhi nera benda
al popolo in Italia e per vicenda
l’uvetta sovranista si fa mostro;

plaude Andrea Fora all’inclito proposto,
se alla politica ci sta Calenda
appena come i cavoli a merenda
e i fichi di settembre al girarrosto.

Priva di museruola ognora abbaia
dall’attico la più loquace cagna,
senza memoria dei digiuni e pianti

che crosciano sui poveri migranti,
in compagnia dei duri di Alemagna
usi ai capricci di ghiotta ventraia.
————
Sonetto di Enzo Coli ispirato da:
Dante, Inferno 2, 138; Purgatorio 20, 87;

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