L’eurodeputato FdI presenta un’interrogazione alla Commissione
Squarta chiede Erasmus+ – L’europarlamentare Marco Squarta, esponente di Fratelli d’Italia e membro del gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR), ha presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea per sollecitare l’attivazione di misure straordinarie Erasmus+ in favore degli studenti universitari coinvolti nel conflitto in corso nella Striscia di Gaza. L’obiettivo è quello di garantire la possibilità di proseguire il percorso accademico a giovani palestinesi colpiti dagli eventi bellici, sull’esempio di quanto già realizzato dall’Unione europea in risposta alla guerra in Ucraina.
Squarta chiede che l’Unione europea valuti l’adozione di strumenti specifici per assicurare la continuità della formazione agli studenti delle aree interessate dai combattimenti. La proposta mira a utilizzare le disposizioni previste dall’articolo 16 del Regolamento Erasmus+ 2021–2027, che consente l’introduzione di misure eccezionali in contesti di crisi gravi o straordinarie. Secondo il deputato, si tratta di un’azione che non solo si inserisce pienamente nello spirito del programma europeo per l’istruzione, ma che rappresenta anche un gesto di concreta solidarietà verso i giovani che vivono in condizioni di emergenza.
Squarta chiede Erasmus+
Il precedente a cui si fa riferimento è l’iniziativa Erasmus4Ukraine, attivata in risposta all’invasione russa del territorio ucraino. Questo programma ha consentito a numerosi studenti ucraini di accedere a percorsi formativi in altri Paesi europei, preservando così il loro diritto all’istruzione e rafforzando il legame tra le istituzioni accademiche europee e quelle ucraine. L’intento dell’eurodeputato è quello di replicare questa esperienza nel contesto mediorientale, adattandola alle peculiarità della situazione locale e nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza.
La richiesta di Squarta prevede l’avvio di bandi straordinari e l’erogazione di borse di studio dedicate a studenti palestinesi, oltre alla possibilità di attivare percorsi di mobilità ibrida in collaborazione con università europee. Il concetto di mobilità ibrida, già sperimentato durante la pandemia di COVID-19, consente agli studenti di seguire parte della formazione a distanza, riducendo così i rischi legati allo spostamento in aree instabili e facilitando l’accesso all’istruzione superiore anche da contesti geograficamente isolati.
L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio di riflessione sul ruolo dell’educazione come strumento di pace e coesione sociale. La proposta, infatti, sottolinea come l’investimento nella conoscenza rappresenti una delle risposte più efficaci alla violenza, all’intolleranza e alla radicalizzazione. Secondo il deputato italiano, offrire opportunità concrete a studenti colpiti dal conflitto significa favorire la costruzione di un futuro diverso, fondato sul dialogo e sul reciproco riconoscimento.
Squarta rivolge dunque un appello all’Europa perché non resti inerte di fronte alla crisi in corso e scelga invece di intervenire a sostegno dei giovani che, nonostante le difficoltà, continuano a credere nel valore dell’istruzione. Il deputato sottolinea come l’attivazione di Erasmus+ per Gaza sarebbe un segnale forte e inequivocabile di impegno da parte dell’Unione, un atto che confermerebbe la sua vocazione a essere non solo un insieme di regole, ma anche una comunità solidale capace di reagire con prontezza alle emergenze umanitarie.
L’interrogazione parlamentare ora attende una risposta formale da parte della Commissione europea, che dovrà esprimersi sulla possibilità di attuare le misure richieste. Il regolamento vigente prevede che, in presenza di gravi crisi, l’esecutivo comunitario possa introdurre specifiche iniziative all’interno del quadro generale del programma Erasmus+, purché sussistano le condizioni logistiche e di sicurezza necessarie per la loro realizzazione.
L’iniziativa di Squarta si colloca in un momento particolarmente delicato per l’Unione europea, chiamata a dimostrare la propria capacità di rispondere a crisi complesse non solo con strumenti diplomatici o economici, ma anche attraverso politiche culturali e formative. L’educazione viene così considerata non solo un diritto individuale, ma anche un vettore di stabilità e sviluppo nelle aree colpite da conflitti.
L’appello dell’europarlamentare italiano mira infine a rafforzare il ruolo dell’Europa come attore globale nel campo della cooperazione educativa, riaffermando il principio che l’accesso allo studio deve essere garantito anche – e soprattutto – in situazioni di emergenza. Se accolta, la proposta potrebbe costituire un primo passo verso un nuovo modello di intervento umanitario basato sulla promozione del sapere come strumento di resilienza e rinascita.

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