Aborto farmacologico, assessore risponde, applicata direttiva Ministero

 
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Aborto farmacologico, assessore risponde, applicata direttiva Ministero

Nuova protesta a Perugia contro la delibera della Regione che ha introdotto tre giorni di ricovero in ospedale per le donne che ricorrono all’aborto farmacologico. Questa volta si è svolta davanti alla sede dell’Assemblea legislativa e durante lo svolgimento del consiglio regionale. In piazza Italia si sono radunate alcune decine di persone, la maggior parte donne, che hanno esposto cartelli, distribuito volantini ed esibito mazzetti di prezzemolo. “Per ricordare – hanno sottolineato – tutte le donne che sono morte a causa dell’aborto clandestino”.

I consiglieri Tommaso Bori e Simona Meloni (Pd) hanno presentato una interrogazione all’assessore alla Sanità, Luca Coletto su questa vicenda e l’assessore ha risposto che è stata applicato la direttiva del Ministero in attesa che venga cambiata dallo stesso Ministero.

Auspico che in breve tempo si esprima il Ministero per permettere alle Regioni di effettuare interventi appropriati in base alle più recenti evidenze scientifiche. In ottemperanza della 194, rispettando la libertà di scelta della donna e garantendo la sicurezza dei percorsi assistenziali, durante l’emergenza sanitaria la giunta, così come raccomandato da molte associazioni scientifiche, ha incentivato la modalità farmacologica dell’interruzione volontaria di gravidanza per limitare l’accesso in ospedale per assicurare una risposta, in un momento di emergenza, alle donne intenzionate ad effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza. La modalità farmacologica serviva a ridurre il numero di accessi in ospedale. Questo ha imposto ai servizi consultoriali e territoriali un’attenzione e un lavoro aggiuntivi rispetto ai regimi normali prepandemici.

Con la delibera della Fase 3 si è optato alla riprogrammazione dei servizi in materia, ottemperando ai principi normativi previsti dal ministero e alle linee di indirizzo sull’interruzione volontaria di gravidanza e ai pareri del Consiglio superiore di sanità che ribadiscono la necessità del ricovero ordinario. Il Consiglio di Stato ha ritenuto questi pareri gli unici espressi in materia. Per questo si è ritenuto di doversi attenere a queste norme per la tutela della salute della donna, proponendoci di demandare a successivi momenti di confronto con le altre regioni e con il ministero la possibilità di attenersi a norma di legge che permettono di derogare alla modalità di ricovero ordinario”.

Nella replica Meloni ha detto che “è grave, assurdo e insoddisfacente dare una risposta solo infarcita di tecnicismi, senza alzare gli occhi dal foglio, su un tema così importante che riguarda i diritti delle donne. La Toscana in questi giorni sta facendo una delibera che va verso un accesso più agevole, una privacy più tutelata, attivando l’attività ambulatoriale. L’ospedalizzazione è la soluzione estrema per tutte le malattie, ed è sempre minore. Noi avremmo voluto un rafforzamento della rete consultoriale e territoriale. Il ricovero di 3 giorni non risponde ai criteri dell’attuale emergenza sanitaria. C’è gran bisogno di ripensare quale idea di donna vogliamo all’interno della società. Non possiamo appellarci alla legge nazionale. Questo è inaccettabile”.

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