Abitazione pubblica: l’Umbria vara la riforma dell’inclusione

IContrasto alla povertà: l'Umbria vara il Piano triennale

 Svolta nel sociale, nuove regole per l’edilizia a Perugia

PERUGIA, 19-02-2026 – Via libera definitivo dall’Assemblea legislativa dell’Umbria alla nuova intelaiatura normativa che regola l’accesso alle case popolari. Con una votazione che ha visto 12 pareri favorevoli della maggioranza (composta da Pd, Avs, M5S e Ud-Pp) e 6 voti contrari del blocco di opposizione (FdI, Lega e FI), Palazzo Cesaroni ha licenziato le modifiche al testo unico sull’edilizia residenziale sociale. Il provvedimento, nato su impulso della Giunta e affinato nelle commissioni consiliari, segna una discontinuità netta rispetto al passato, spostando il baricentro dal controllo formale al sostegno sostanziale delle fragilità, come riporta il comunicato del Consiglio Regionale Umbria.

Il fulcro della riforma risiede in una visione dell’alloggio pubblico non più inteso come premio, ma come diritto sociale inalienabile legato allo stato di necessità. Una delle novità più impattanti è la cancellazione del requisito della residenza prolungata in Umbria per poter presentare domanda. Questa scelta non è solo politica, ma rappresenta un atto di adeguamento giuridico alle sentenze della Corte Costituzionale, che ha più volte sanzionato i criteri di anzianità territoriale giudicandoli discriminatori verso chi, proprio a causa della povertà, è costretto a spostarsi frequentemente in cerca di occupazione.

L’articolo approvato introduce meccanismi di collaborazione inediti tra i Comuni, l’Ater e gli uffici di esecuzione penale. L’obiettivo è fornire un supporto abitativo concreto a chi sta scontando pene alternative e non dispone di una dimora, facilitando percorsi di reinserimento che riducano il rischio di recidiva. Parallelamente, viene profondamente rivisto il criterio della “fedina penale”: l’incensuratezza non è più richiesta per l’intero nucleo familiare, evitando che le colpe di un singolo individuo ricadano su anziani o minori conviventi. L’esclusione dai bandi resta circoscritta solo a chi ha riportato condanne definitive per reati gravi superiori ai sette anni, a meno che non sia già intervenuta la riabilitazione legale.

La legge potenzia significativamente le tutele per le famiglie con fragilità croniche. Sono stati previsti punteggi incrementali per i nuclei che assistono persone con disabilità superiore al 75% o minori certificati ai sensi della legge 104. Per quanto riguarda le giovani coppie e i genitori single, scompare il vecchio limite dei quattro anni per il carico dei figli, ampliando così la platea dei potenziali beneficiari. La gestione della mobilità tra alloggi, spesso bloccata da lungaggini burocratiche, viene ora centralizzata in capo all’Ater per garantire risposte più rapide alle mutate esigenze delle famiglie.

Un passaggio fondamentale della riforma riguarda l’ampliamento delle casistiche di “emergenza abitativa”. Per la prima volta, la norma regionale riconosce una corsia preferenziale non solo a chi subisce uno sfratto o un pignoramento della prima casa, ma anche alle donne che fuggono da contesti di violenza domestica e alle persone discriminate per il proprio orientamento sessuale o identità di genere. È una risposta diretta alle nuove forme di emarginazione urbana che vedono soggetti fragili privati improvvisamente di un luogo sicuro in cui vivere.

Per far fronte al problema cronico degli appartamenti non assegnabili perché degradati, la Regione introduce lo strumento dell’autorecupero. I futuri assegnatari potranno scegliere di farsi carico direttamente dei lavori di ristrutturazione necessari, accelerando i tempi di ingresso e riducendo il numero di immobili vuoti nel patrimonio Ater. Si tratta di una misura pragmatica che mira a rimettere in circolo parte dei circa 1.600 alloggi attualmente fermi per carenza di fondi pubblici destinati alle manutenzioni straordinarie.

Un punto di convergenza inaspettato tra le forze politiche è arrivato grazie a un emendamento che promuove il cohousing e i progetti di comunità. Questa visione prevede la trasformazione di locali commerciali sfitti e sale condominiali inutilizzate in centri socio-educativi. Qui opereranno professionisti del sociale – educatori e psicologi – per creare presidi di prossimità. L’idea è quella di superare il concetto di “quartiere dormitorio”, favorendo la nascita di orti urbani e laboratori che rafforzino il legame tra i residenti, trasformando i complessi di edilizia pubblica in zone vive e integrate nel tessuto cittadino.

Durante il dibattito, il relatore di maggioranza ha rivendicato lo sforzo di riportare la normativa nei binari della Costituzione, citando casi drammatici di sfratti subiti da anziani per errori commessi dai figli anni prima. Di contro, l’opposizione ha espresso un fermo dissenso, parlando di una “deriva ideologica” che rischierebbe di premiare chi ha violato la legge a scapito dei cittadini onesti in lista d’attesa. Il centro-destra ha criticato duramente l’abolizione dell’obbligo scolastico come requisito per il mantenimento dell’alloggio, sostenendo che lo Stato debba pretendere il rispetto delle regole minime di convivenza civile da chi riceve un aiuto pubblico.

Con lo stanziamento di 20 milioni di euro, l’Umbria prova a ridisegnare il proprio sistema di protezione sociale. Sebbene le polemiche sulla sicurezza e sulla legalità restino accese, la strada tracciata dalla nuova legge punta tutto sulla rimozione degli ostacoli che impediscono la dignità abitativa. La sfida ora passa ai Comuni e all’Ater, che dovranno tradurre queste norme in bandi concreti, cercando di gestire una domanda che resta altissima: oltre quattromila famiglie attendono ancora una risposta dalla politica per avere, finalmente, una chiave in tasca.

Concludendo, questo intervento normativo rappresenta un test importante per l’amministrazione regionale, chiamata a bilanciare la necessità di rigore amministrativo con l’urgenza di non lasciare indietro nessuno, specialmente in una fase storica segnata da una profonda crisi dei redditi e da un mercato immobiliare sempre più escludente per le fasce deboli della popolazione.

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