Inflazione al 1,4%, sotto la media nazionale dell’1,6%
Perugia +379 euro – Con un’inflazione tendenziale dell’1,4% registrata a maggio, Perugia si posiziona al 41° posto nella classifica nazionale delle città più care d’Italia, secondo l’ultima analisi dell’Unione Nazionale Consumatori basata sui dati Istat. Per una famiglia media del capoluogo umbro, ciò si traduce in un aumento del costo della vita pari a 379 euro su base annua.
L’indagine prende in considerazione tutte le città capoluogo, senza limitarsi ai centri più popolosi o alle città metropolitane, offrendo una panoramica completa del peso dell’inflazione a livello locale. Il dato nazionale medio si attesta su un incremento del +1,6%, che corrisponde a 401 euro in più all’anno per una famiglia tipo. Perugia, dunque, si mantiene leggermente al di sotto della soglia media nazionale sia in termini percentuali che di spesa aggiuntiva.
La città più cara d’Italia è risultata Bolzano, con un rincaro medio annuo per famiglia pari a 763 euro, a fronte di un tasso d’inflazione del 2,3%. Seguono Siracusa, con +695 euro (+3%), e Pistoia con 649 euro (+2,4%). Al quarto posto si colloca Venezia (+2,3% e +645 euro), mentre Padova occupa la quinta posizione con un aumento di 606 euro e un tasso d’inflazione del 2,2%.
Perugia +379 euro
Appena fuori dalla top five, Rimini registra un incremento di 578 euro (+2,1%), seguita da Belluno con +573 euro (+2,2%) e Bologna a quota 560 euro (+2%). Nono posto per Bergamo, dove l’inflazione all’1,8% corrisponde a una spesa extra di 544 euro, mentre Arezzo chiude la decina con un aggravio di 541 euro (+2%).
Perugia, pur restando lontana dai vertici della classifica, precede comunque altre città umbre. Terni, ad esempio, si trova al 59° posto con un’inflazione dell’1,1% e una spesa aggiuntiva stimata in 298 euro annui. La distanza tra i due capoluoghi regionali riflette una variazione sensibile nella dinamica dei prezzi anche all’interno di una stessa regione.
Sul versante opposto della graduatoria, Olbia-Tempio si conferma la città con l’aumento del costo della vita più contenuto, pari a soli 159 euro annui (+0,8%), seguita da Sassari (+0,9% e +179 euro) e Benevento (+0,9% e +199 euro). Parma e Lodi condividono un tasso d’inflazione dello 0,8%, traducendosi rispettivamente in un rincaro di 220 euro per famiglia.
Guardando invece alle regioni, il Trentino-Alto Adige è l’area geografica dove il costo della vita è cresciuto maggiormente, con un’inflazione media annua dell’1,9% e una spesa aggiuntiva di 587 euro a famiglia. Friuli Venezia Giulia (+1,7% e +466 euro) e Veneto (+1,7% e +457 euro) completano il podio delle regioni più care.
La Valle d’Aosta si conferma invece la regione meno colpita dall’inflazione, con una variazione dello 0,9% e un impatto economico annuale contenuto in 249 euro. Sardegna (+1,4%, +269 euro) e Molise figurano tra le aree più “virtuose” in termini di aumento del costo della vita.
Nel complesso, l’analisi mostra come la geografia dell’inflazione non sia omogenea, con differenze anche marcate tra città dello stesso territorio o tra aree limitrofe. La posizione di Perugia riflette una tendenza moderata rispetto a centri urbani più penalizzati, pur evidenziando un aggravio concreto per le famiglie locali.
La graduatoria stilata dall’Unione Nazionale Consumatori, basata sui dati ufficiali dell’Istat, fotografa quindi un’Italia a diverse velocità, dove il peso dell’inflazione varia sensibilmente da città a città, incidendo in modo differente sui bilanci familiari. Il posizionamento di Perugia a metà classifica sottolinea una situazione intermedia, lontana sia dai rincari più pesanti sia dai benefici delle realtà meno esposte.

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