Osiel Mancha Pereira dovrà scontare anche misura di sicurezza
Condanna a 13 anni – È arrivata la condanna per l’omicidio di Luca Bruschini. Il gup di Terni, Barbara Di Giovannantonio, ha inflitto 13 anni e 8 mesi di carcere a Osiel Mancha Pereira, 47enne cubano, riconosciuto colpevole dell’aggressione avvenuta il 16 febbraio 2024 fuori dalla sede dell’azienda in cui lavorava la vittima. L’attacco si era verificato alla fine di una giornata lavorativa, nei pressi dell’ingresso della ditta ternana, dove Bruschini era titolare e Mancha Pereira dipendente.
Secondo la ricostruzione, l’imprenditore quarantunenne era stato colpito con estrema violenza utilizzando un oggetto metallico, descritto come simile a una roncola. Le ferite riportate gli avevano provocato un lungo calvario: ricoverato in condizioni gravissime nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Terni, Bruschini era rimasto in coma per 131 giorni, fino al decesso sopraggiunto nei mesi successivi. La sua morte aveva suscitato forte commozione in tutta la comunità umbra.
Condanna a 13 anni
Mancha Pereira si era costituito spontaneamente presso i carabinieri poche ore dopo l’aggressione. In fase processuale, l’imputato ha negato di essere responsabile dell’omicidio, affermando di avere pochi ricordi di quanto accaduto quella sera. Ha riferito di avere avuto la percezione del sangue sulle mani e sugli abiti, ma senza ricordare con precisione le sue azioni. Durante il processo, celebrato con rito abbreviato, ha anche evocato esperienze traumatiche vissute durante l’infanzia a Cuba e ha sostenuto di essere vittima di un complotto architettato da alcuni colleghi, legato a presunti furti accaduti anni prima all’interno dell’azienda.
Una perizia psichiatrica disposta dal giudice ha accertato che l’imputato è affetto da un disturbo delirante cronico, che ha determinato un vizio parziale di mente. Tale condizione, pur non annullando la sua capacità di intendere, ha inciso sulla lucidità con cui ha agito. Proprio in considerazione di questo stato, oltre alla condanna per omicidio volontario e per porto ingiustificato di armi o oggetti atti ad offendere, il giudice ha disposto che, al termine della pena detentiva, l’uomo debba essere sottoposto per quattro anni a una misura di sicurezza in una Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza (Rems), struttura destinata a soggetti socialmente pericolosi con disturbi psichiatrici.
Il pubblico ministero Marco Stramaglia aveva chiesto l’accoglimento integrale delle accuse contestate a Mancha Pereira. La sentenza ha confermato la piena adesione del giudice alla linea accusatoria della Procura. Presenti alla lettura del dispositivo anche i genitori di Luca Bruschini, rimasti in silenzio tra i banchi dell’aula del tribunale di Terni. La vicenda giudiziaria, che ha segnato profondamente il territorio di Terni e l’Umbria intera, arriva a conclusione a quasi un anno esatto dai fatti, e a pochi mesi dal decesso della vittima.
L’episodio di violenza che ha portato alla morte di Bruschini rimane privo di un movente chiaro. Le indagini non hanno rilevato precedenti conflitti espliciti tra il datore di lavoro e il dipendente, né segnali che potessero far presagire un’escalation tale da sfociare in omicidio. Le dichiarazioni confuse rilasciate dall’imputato, unite ai riscontri psichiatrici, restituiscono il quadro di una personalità profondamente disturbata, in cui elementi di delirio persecutorio si intrecciano a esperienze traumatiche pregresse.
Durante le udienze, sono stati esaminati referti medici, testimonianze di colleghi e parenti della vittima, nonché i risultati delle indagini scientifiche. Nessun elemento ha messo in dubbio la responsabilità materiale dell’aggressione attribuita a Mancha Pereira, che tuttavia ha continuato a professare la propria estraneità al delitto. L’assenza di memoria dichiarata dell’imputato è stata valutata dagli esperti come compatibile con la patologia diagnosticata.
La sentenza non è ancora definitiva e potrà essere oggetto di impugnazione da parte della difesa. Intanto, per Osiel Mancha Pereira si apre una lunga fase detentiva, seguita da un periodo obbligatorio di trattamento in una struttura psichiatrica. L’omicidio di Bruschini si inserisce tra i casi giudiziari più complessi affrontati negli ultimi anni a Terni, per la commistione tra elementi criminali e fattori clinico-psichiatrici.

Scusate, ma cosa c’entra Spoleto in questa triste vicenda? L’aggressione poi rivelatasi mortale è accaduta a Terni, in Via Natta, sede del colorificio della vittima. E infatti l’Autorità giudiziaria competente è quella di Terni, locus commissi delicti. Altrimenti sarebbe stata Spoleto
Ma chi parla di Spoleto?
condanna un po’ troppo mite, mi sembra. che abbia influito la nazionalità??? purtroppo , volente o nolente, inizio a prendere in considerazione questa predisposizione da parte della nostra magistratura.