Norme disattese, almeno 180 miliardi di costi annui per l’Ue
📌 FLASH NEWS – Il Comitato europeo delle regioni approva all’unanimità il parere guidato da Stefania Proietti. Le norme ambientali disattese costano almeno 180 miliardi annui. Chiesti investimenti e aiuto ai comuni per una transizione equa.
Il Comitato europeo delle regioni ha approvato all’unanimità, il 14 ottobre 2026 a Bruxelles, il parere dedicato all’attuazione e alla semplificazione delle politiche ambientali dell’Unione europea. Il voto è arrivato durante la 173ª sessione plenaria, al termine del lavoro coordinato dalla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, come relatrice generale. L’assessore regionale all’Ambiente, Thomas De Luca, ha contribuito al dossier nel ruolo di esperto.
Il documento esprime la posizione delle regioni e delle città europee sull’applicazione delle misure del Green Deal. Al centro figurano la convenienza economica degli investimenti ambientali, le capacità operative delle amministrazioni territoriali e la protezione delle persone più esposte ai costi della transizione.
Il costo delle norme non applicate
Secondo i dati europei richiamati nel parere, la mancata attuazione della normativa ambientale determina costi per almeno 180 miliardi di euro all’anno. La stima comprende gli effetti dell’inquinamento sulla spesa sanitaria, le morti premature e la perdita dei servizi forniti dagli ecosistemi.
Il fabbisogno aggiuntivo di investimenti necessario a colmare le lacune applicative è invece quantificato in 122 miliardi annui. Il confronto sostiene l’impostazione economica del documento: destinare risorse alla tutela ambientale permette di ridurre danni e oneri futuri. Il rapporto indicato arriva fino a tre euro di benefici e risparmi collettivi per ogni due euro investiti.
Assistenza amministrativa e risorse per i territori
Il parere propone di affiancare alla dimensione sanzionatoria un sistema di sostegno amministrativo e finanziario agli enti locali. L’obiettivo è rendere concretamente applicabili le disposizioni europee, tenendo conto delle risorse e delle competenze disponibili nei territori.
Le amministrazioni locali sostengono l’80% della spesa ambientale complessiva. Sono inoltre responsabili dell’attuazione del 70% delle politiche di mitigazione climatica e del 90% di quelle di adattamento. A questi compiti si accompagna una persistente carenza di personale tecnico qualificato.
Per Stefania Proietti, l’approvazione rafforza il contributo dell’Umbria al confronto europeo sulla sostenibilità. La presidente ha sottolineato la necessità di condizioni operative adeguate e di un accompagnamento continuativo da parte dell’Unione europea.
La tutela delle famiglie vulnerabili
La giustizia sociale costituisce un altro indirizzo del testo. Il cambiamento deve offrire opportunità di crescita senza aggravare le difficoltà delle fasce più fragili della popolazione.
Il documento richiama in particolare i rischi di povertà energetica, idrica e legata alla mobilità. Alla Commissione europea viene chiesto di esaminare sistematicamente gli effetti territoriali nei futuri riesami delle politiche ambientali. Tra gli strumenti indicati per sostenere i comuni figura il Fondo sociale per il clima.
Economia circolare, depurazione e sostanze pericolose
Sul versante produttivo, Thomas De Luca ha evidenziato la necessità di sviluppare l’economia circolare oltre la sola gestione dei rifiuti. L’indirizzo comprende il sostegno a mercati competitivi delle materie prime seconde e a impianti avanzati di recupero, collegando queste attività allo sviluppo industriale sostenibile e alla resilienza climatica.
Per il settore idrico, il parere sollecita finanziamenti accessibili direttamente ai comuni per modernizzare le reti di depurazione. Chiede inoltre un divieto progressivo europeo delle sostanze chimiche industriali più pericolose, a partire dai PFAS a catena lunga, a tutela della salute pubblica e delle produzioni territoriali.
Prevenzione e semplificazione amministrativa
Il documento richiama il riscaldamento dell’Europa, che procede a una velocità doppia rispetto alla media globale. Da qui la richiesta di integrare la resilienza fin dalla progettazione, finanziando interventi strutturali di prevenzione contro gli eventi meteorologici estremi.
Completano il quadro il contrasto all’inquinamento atmosferico e la riduzione degli ostacoli amministrativi. La semplificazione richiesta deve facilitare l’applicazione delle norme, preservando le garanzie ambientali e la protezione della salute pubblica.

Commenta per primo