Tornatore dirige il docu-film su Cucinelli da origini umbro a impero etico
Giuseppe Tornatore, premio Oscar dietro la cinepresa, ha catturato l’essenza di Brunello Cucinelli in “Brunello – Il visionario garbato”, documentario che mescola finzione e realtà per tracciare il cammino di un uomo partito da niente. Nato nel 1953 nelle colline umbre vicino a Castel Rigone, in una casa senza luce dove il calore arrivava dalla stalla sottostante, Cucinelli cresce tra 13 familiari in un casale isolato, tra filari e animali che scandiscono i giorni. Il padre Umberto, operaio in fabbrica dopo aver lasciato i campi negli Anni ’60, piange una sera per l’umiliazione subita sul lavoro, e quel dolore segna il bambino Brunello, spingendolo a sognare un’impresa diversa, dove la dignità non si calpesta.
Da Ferro di Cavallo, periferia di Perugia, al borgo di Solomeo dove segue Federica – la fidanzata diventata moglie – Cucinelli scopre la passione per la maglieria di cashmere dopo i 25 anni. A Perugia, il cinema The Space Gherlinda ha ospitato di recente una proiezione di questo film, uscito l’9 dicembre 2025 in oltre 80 sale italiane con 01 Distribution, attirando quasi 28mila spettatori nei primi giorni. Biglietti online più economici della cassa hanno favorito gli eventi speciali, come anteprime a dicembre in Umbria. Secondo il comunicato dell’autrice, il lungometraggio dura 120 minuti, con musiche di Nicola Piovani – altro premio Oscar – e vede Cucinelli produttore insieme a MasiFilm e Rai Cinema.
Il racconto si snoda come una partita a carte, metafora appresa dal nonno al bar del paese: briscola e scopa insegnano a prevedere mosse, un talento che guida ogni scelta “folle” agli occhi altrui, ma vincente nel tempo. Tornatore ricrea scene d’infanzia e giovinezza, con Cucinelli settantenne che rivisita i luoghi: il giovane è interpretato da Saul Nanni, noto da “Il Gattopardo” miniserie, affiancato da Francesco Cannevale, Francesco Ferroni, Emma Fatone come Federica e Beatrice Carlani nei panni della madre Maria. Testimonianze di familiari, amici d’infanzia e vip come Oprah Winfrey, Mario Draghi – che lo volle al G20 nel Covid per il suo ottimismo – e Gianluca Vacchi dipingono un ritratto sfaccettato.
Cucinelli emerge idealista e sfrontato, con umorismo gentile che stempera il narcisismo, generosità che illumina l’autorevolezza senza autoritarismo. Filosofo dilettante, appassionato di Kant – “cielo stellato sopra di me, legge morale dentro di me” – cita Adriano per la responsabilità della bellezza del mondo. Trasforma Solomeo, borgo di 500 anime, in quartier generale di un’azienda con oltre 130 boutique globali, fatturato oltre il miliardo nel 2025, 9mila dipendenti e produzione tutta italiana. Qui regna il “capitalismo umanista”: assemblee regolari in spazi ariosi, orari vivibili, licenziamenti per chi non rispetta la dignità altrui. Sconsiglia investimenti a chi non condivide la visione, presta sulla fiducia, emette cambiali in un mondo dove la lealtà si riconosce dalla voce.
Il silenzio è lusso, dal “quiet luxury” delle collezioni ai momenti di quiete per decisioni cruciali, in armonia col creato. L’umiliazione paterna e scolastica – deriso per dialetto campagnolo – diventa rivalsa etica: intuizioni sul lusso sostenibile, reazione alla pandemia come “rischi calcolati”. Figlie Carolina e Camilla lo affiancano, mentre lui finanzia restauri come la Biblioteca Universale o il monumento all’Umanità. Laurea honoris causa a Perugia, nostalgia per amici al bar a discutere politica, donne, sogni: “Diffido di chi non sa scherzare”. Promette a Tornatore di produrre un film sull’amore, “ma solo se mi piace”, da vero giocatore.
Presentato in anteprima mondiale a Roma il 4 dicembre 2025 a Cinecittà – con Teatro 22 illuminato da candele, ospiti come Jessica Chastain, Jeff Goldblum, Giorgia Meloni – il film riecheggia “Baarìa” per il mosaico comunitario. Agiografico sì, ma umano grazie a tocchi poetici: campi stellati, animali accoccolati, paillettes che brillano come ricordi d’infanzia. Non nasconde pause pranzo sacre tra i macchinari, dipendenti talvolta intimiditi nelle assemblee dove parla solo lui. Eppure ispira in un’era individualista, dove comunità, lealtà e profitto morale sembrano reliquie. Cucinelli, homo faber e sapiens, abbellisce l’umanità coniugando qualità della vita e intuizioni geniali, da aquilone di ombrelli rotti a impero del cachemire.
Uscito il 9, 10 e 11 dicembre, resta al cinema tra i più visti, fonte di riflessione su sogni coraggiosi che guidano il destino.

Commenta per primo