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Umbria, città d’arte escluse nel decreto Agosto, nessun contributo a fondo perduto

Da Venezia a Bari, sono 29 le città d’arte ad alta vocazione turistica in cui gli esercizi commerciali aperti al pubblico nei centri storici godranno del contributo a fondo perduto previsto dal decreto legge Agosto approvato venerdì 8 agosto dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo, Dario Franceschini, in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Nell’elenco, però, mancano Perugia e Terni.

L’Umbria resta fuori perché si trova poco sotto a parametri prestabiliti. Cominciano subito le reazioni. La presidente della Regione, Donatella Tesei attacca: «I parametri per i contributi a fondo perduto vanno ripensati, parlerò con il ministro». «Le percentuali applicate dal Ministero per individuare le città più problematiche per l’accesso ai contributi previsti nel “decreto agosto” – spiega la Presidente al Messaggero Umbria vanno ancora ragionate e riconsiderate. Sicuramente la platea dei turisti italiani rispetto agli stranieri per la nostra regione è più ampia».

Si muove anche il sindaco di Perugia, Andrea Romizi.

Fiammetta Modena
Interviene anche la senatrice di Forza Italia, Fiammetta Modena: «C’è qualcosa di perverso nell’art 59 del decreto Agosto che disciplina la scelta dei Comuni ove chi ha subito perdite per le attività di vendita di beni e servizi nei centri storici può accedere ai contributi a fondo perduto, ma i criteri sono così “pre-costituiti” che quattro regioni, Umbria, Molise, Calabria e Friuli restano escluse. Perché è stato scelto un metro di paragone diverso per il calcolo della presenza degli stranieri nelle città metropolitane rispetto ai capoluoghi? Perché per le prime è sufficiente un numero pari o superiore di stranieri rispetto ai residenti e per le seconde invece tre volte tanto? Con questi parametri città importanti come Perugia e Terni sono tagliate fuori. I numeri aiutano a capire: In Umbria vivono 878.540 persone. Il 2019 ha visto un totale di 2.228.202 di presenze straniere, a Perugia 356.602 e a Terni 45.011 ( numero abitanti 166.969 e 110.530). Si può pensare che i centri storici non siano stati colpiti? Per tacere poi di tutti gli altri Comuni, da Assisi a Orvieto. E’ un po’ come dire che – aggiunge Modena – il Governo ha scelto di abbandonare i comuni più piccoli che da decenni si ingegnano nel creare vie turistiche dai variopinti nomi perché tanto gli affari si fanno con i grossi numeri. Si ha la sensazione di un metodo scelto a priori, magari per far rientrare alcune città e non basato su un reale monitoraggio dei bisogni delle attività dei centri storici dedite alla vendita di beni e servizi al pubblico. Una visione che priva il Paese di una sua identità. Mi auguro che con il lavoro parlamentare si trovi un diverso equilibrio».

Briziarelli Borgonzoni
Assisi esclusa dall’elenco: “L’esclusione di Assisi dall’elenco delle città d’arte ad alta vocazione turistica è inspiegabile quanto inaccettabile”. Così in una nota i senatori Luca Briziarelli, Gian Marco Centinaio, responsabile nazionale dipartimento Turismo e Lucia Borgonzoni responsabile nazionale dipartimento Cultura. “Le città indicate del Decreto Legge riceveranno 500milioni di euro a fondo perduto per sostenere le attività commerciali presenti nei centri storici. Il criterio individuato per la scelta è quello del rapporto tra numero di presenze di turisti stranieri e residenti che, per le città che non sono metropolitane, deve essere del triplo. In maniera del tutto arbitraria il Ministero ha però deciso di escludere i Comuni che non sono capoluogo di Provincia a prescindere dalle presenze. Ciò ha determinato l’esclusione di un Comune come quello di Assisi che, a fronte di 28mila residenti, conta 1 milione e 200mila presenze turistiche delle quali 600mila sono straniere con un rapporto di ben 20 volte rispetto ai residenti. Il caso di Assisi è emblematico, ma stessa sorte è toccata anche ad altre realtà italiane, per questo come Lega – spiegano i senatori del Carroccio – chiederemo che i contributi siano assegnati a tutti i Comuni d’arte ad alta vocazione turistica che rispettino il rapporto fra presenze straniere e residenti”.

Il provvedimento – ricorda una nota del Mibact – stanzia oltre 500 milioni di euro da destinare a un parziale ristoro per i soggetti che svolgono attività di vendita di beni o servizi al pubblico che abbiano subito un calo del fatturato di almeno un terzo rispetto al 2019, dovuto alla assenza di turismo internazionale. Il contributo verrà determinato sulla base di una percentuale variabile applicata alla differenza tra fatturato e corrispettivi di giugno 2020 con quelli di giugno 2019. L’ elenco completo delle città d’ arte coinvolte, realizzato in base al rapporto tra presenze di turisti stranieri e residenti, comprende Venezia (rapporto pari a 42,6), Verbania (26), Firenze (21,5), Rimini (15,3), Siena (11,6), Pisa (9,9), Roma (7,6), Como (7,2), Verona (6,4), Milano (5,8), Urbino (5,7), Bologna (4,2), La Spezia (4,2), Ravenna (4,2), Bolzano (4,1), Bergamo (3,8), Lucca (3,7), Matera (3,4), Padova (3,3), Agrigento (3,3), Siracusa (3), Ragusa (3), Napoli (2,2), Cagliari (1,8), Catania (1,7), Genova (1,6), Palermo (1,3), Torino (1,3) e Bari.

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