NONO RAPPORTO UNICREDIT SULLE PICCOLE IMPRESE

economia(UJ.com3.0) PERUGIA – Presentati oggi i risultati dello studio di UniCredit, dedicato alla digitalizzazione delle imprese umbre. L’utilizzo di ICT consente alle imprese del territorio una maggiore efficienza e flessibilità, oltre a favorire attività strategiche quali l’innovazione e l’internazionalizzazione Perugia, 19 marzo 2013 – Sfide e opportunità della digitalizzazione: è questo il tema della nona edizione del Rapporto Piccole Imprese UniCredit, di cui sono stati resi noti oggi i risultati locali relativi alle aziende umbre. Il Rapporto si fonda sul presupposto che la digitalizzazione ha profondamente cambiato l’interazione tra sistema scientifico-tecnologico e apparato produttivo, sempre più imperniata su due risorse immateriali: l’informazione e la conoscenza. Grazie alle loro caratteristiche di pervasività, le tecnologie digitali hanno mutato il modo di produrre, di scambiare e di comunicare, investendo orizzontalmente tutti i settori di attività economica e avendo come potenziali destinatarie le imprese di qualsiasi dimensione.

 

“In un momento economico come quello che stiamo vivendo – dichiara Luca Lorenzi, Deputy Regional Manager di UniCredit per il Centro Nord – per la piccola e media impresa è fondamentale investire nella digitalizzazione per poter competere. Le nuove tecnologie hanno il grande pregio di abbattere le barriere commerciali e di allargare gli orizzonti del business anche a mercati diversamente difficili da raggiungere. Le imprese umbre devono cogliere questa opportunità e puntare sull’innovazione tecnologica per riattivare un circolo virtuoso fatto di nuova imprenditoria, nuove opportunità commerciali e crescita occupazionale”. L’indice di fiducia Nell’indagine 2012 sulla fiducia degli imprenditori umbri sui successivi 12 mesi emerge un quadro complessivamente negativo.

 

Se infatti, a preoccupare maggiormente gli imprenditori locali sono i fattori esogeni, come la situazione economica generale e quella del settore di appartenenza dell’azienda, che rappresentano per gli imprenditori della Regione le maggiori incognite, con valori addirittura inferiori al dato nazionale (rispettivamente 45 per la situazione economica generale e 65 per la situazione del settore di appartenenza rispetto ai valori di 45 e di 72 riscontrati in ambito nazionale), non sono migliori invece le aspettative degli imprenditori umbri su tematiche endogene. L’andamento occupazionale presenta l’unico dato migliore rispetto al dato nazionale (103 contro 97), ma per tempi di incasso e disponibilità di credito si evidenzia una tendenza marcatamente negativa rispetto alla media nazionale, sintomo di una attesa per il futuro prossimo di un mantenimento o di un sostanziale peggioramento di un trend già negativo.

 

La digitalizzazione come leva per lo sviluppo La digitalizzazione in questi anni ha profondamente cambiato i processi produttivi, tanto da essere universalmente riconosciuta come un potente fattore propulsivo di sviluppo economico. L’Italia sconta tuttavia un ritardo in termini di digitalizzazione rispetto agli altri paesi industrializzati e sta cercando, anche attraverso provvedimenti di carattere legislativo, di colmare tale divario. Per comprendere meglio le caratteristiche del digital divide (inteso come gap causato da diverse possibilità di accesso alle infrastrutture digitali e da differenti capacità d’uso del canale Internet e dei servizi veicolati) che affligge tutte le aree del nostro Paese, basta analizzare alcuni indicatori, come l’indice di intensità digitale e il numero di imprese che utilizzano la banda larga.

 

Infatti, secondo una ricerca del Boston Consulting Group, l’indice di intensità digitale colloca l’Italia al 27esimo posta, in coda tra le nazioni OCSE. L’Umbria ha un indice di 67, superiore al dato nazionale (63), ma fortemente in ritardo rispetto alla media dei paesi OCSE, mentre, secondo l’Istat, in Umbria le imprese che usano la banda larga sono 85 su 100, dato in linea con la media italiana (83). Fermo restando questo quadro più generale di difficoltà, il Rapporto UniCredit ha misurato quanto le piccole aziende sfruttino le opportunità della digitalizzazione nei loro processi interni. Per esempio è stato preso in esame il ricorso da parte delle imprese a 4 tipologie di processo informatico: software per la produttività individuale, sistemi gestionali di base, sistemi gestionali avanzati, sistemi di condivisione automatica delle informazioni tra diverse funzioni aziendali. Se i dati infrastrutturali della regione erano sostanzialmente positivi le piccole imprese umbre risultano invece più indietro in tema di utilizzo di sistemi informatici rispetto alla media italiana.

 

Tutti i valori sono sostanzialmente al di sotto della media nazionale: il dato delle imprese umbre che utilizzano software per la produttività individuale sono il 44,6% contro il 62,1% a livello nazionale, il 10,8% delle piccole imprese utilizza sistemi gestionali avanzati rispetto al dato del totale Italia del 20,7% ed il numero delle piccole imprese locali che si serve di sistemi automatici di condivisione tra le diverse funzioni aziendali rappresenta il 24,3% contro la media italiana del 34,7%. Unico dato positivo è sull’utilizzo di sistemi gestionali di base dove il valore umbro è il 63,5% rispetto al dato del livello nazionale è 60%.

 

Tecnologie informatiche utilizzate Un aspetto importante in termini di digitalizzazione e attività d’impresa è l’utilizzo di Internet: anche in questo caso in Umbria le piccole e medie imprese sembra che abbiano un utilizzo di internet di livello “iniziale”. La quasi totalità delle imprese utilizza l’e-mail come canale di comunicazione (93,0 contro il 91,5 della media nazionale) ma per gli altri valori i dati sono in linea o inferiori alla media nazionale con particolare riferimento all’utilizzo delle Reti intranet aziendali dove il valore è di 31,0 rispetto al 42,0 del totale Italia Per quel che riguarda lo sviluppo e l’intensificazione dell’utilizzo di canali e processi digitali da parte delle imprese umbre, anche per il futuro prossimo le piccole imprese locali dovrebbero muoversi lentamente. Dall’analisi della spesa corrente in ICT dichiarata dalle imprese umbre risulta in Regione una propensione agli investimenti in questo settore molto prudente.

 

Il 45% dichiara di non programmare investimenti in ICT (in linea con il 45,6% del dato italiano), mentre le imprese che programmano di investire in ICT più del 5% sono meno della media nazionale (6,0 rispetto al 7,9). I valori si concentrano su spese per ICT inferiori al 2% (34% Umbria contro 29% Italia). La digitalizzazione: impatto sulla relazione con clienti e fornitori In Italia l’e-commerce è ancora poco diffuso, anche se va rilevato che ha un ruolo maggiore tra le piccole imprese rispetto a quelle medio-grandi. In particolare, tra le piccole imprese italiane in media il 19,1% delle vendite totali sono realizzate online, mentre, per quanto riguarda gli acquisti, il dato si attesta al 23,9%.

 

L’Umbria, secondo quanto rilevato dal Rapporto di UniCredit, si colloca ad un livello disallineato rispetto alla media Italia. In Regione, infatti, in media il 14,7% del fatturato delle piccole imprese è realizzato online, mentre gli acquisti tramite canali telematici raggiungono in media il 26,0%. Vendite online Acquisti online Il commercio elettronico in Italia mostra quindi ampi margini di sviluppo e può costituire una significativa opportunità anche in termini di internazionalizzazione e di accesso ai mercati esteri. Come noto, infatti, in un contesto economico generale caratterizzato da una domanda interna che stenta a ripartire sia sul versante privato che su quello pubblico, il canale internazionale appare oggi la migliore possibilità che le piccole imprese hanno per uscire dalla crisi e attuare nuove politiche di crescita.

 

In questo scenario, il Rapporto UniCredit mostra come l’e-commerce sia in grado di favorire l’accesso ai mercati esteri, in particolare per le piccole imprese. Questo vale anche per l’Umbria, dove il 25% delle piccole imprese (rispetto al 30% del totale Italia) che esportano svolgono la loro attività di vendita all’estero anche tramite il commercio elettronico. Per questo appare determinante incentivare e accrescere la diffusione dell’e-commerce, anche se sussistono alcuni fattori che sembrano ostacolarne la diffusione. Sulla base dell’indagine UniCredit, infatti, a frenare l’espansione dell’e-commerce contribuiscono molteplici fattori, culturali, infrastrutturali e tecnici. In particolare, per quanto riguarda l’Umbria, gli imprenditori intervistati mostrano di percepire come ostacolo principale alla diffusione del commercio elettronico la necessità di un rapporto diretto con la clientela e l’incertezza sull’identità della controparte.

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