Dipendenti della Perugina licenziati, trattati come pedine, il racconto

E’ la terribile storia che sta accadendo alla storica fabbrica fondata da Luisa Spagnoli

Dipendenti della Perugina licenziati, trattati come pedine

Dipendenti della Perugina licenziati, trattati come pedine, il racconto

PERUGIA – La mamma operaia allo stabilimento Perugina di San Sisto a Perugia e anche un’altra persona dello stesso gruppo familiare. Due persone perdono il posto di lavoro. E’ una delle tante storie, terribili,  che stanno accadendo nella storica fabbrica fondata da Luisa Spagnoli.

«Uno dei miei familiari – racconta il nostro lettore – lo hanno rimpiazzato oggi. Lo hanno chiamato, gli hanno consegnato una lettera e via a casa. Lunedì non dovrà più presentarsi a lavoro».

Il nostro lettore ha raccontato quello che è accaduto: «Ieri 5 a casa e oggi 35, tutti dipendenti che lavorano in ufficio, per gli operai è tutta un’altra storia».

Vengono chiamati accompagnamenti, ma di fatto sono licenziamenti alla buona uscita: «I dipendenti saranno sostituiti, quel posto di lavoro non viene soppresso, ma sostituito da giovani laureati a 2 anni, un ingaggio biennale se va bene, altrimenti 6 mesi. I giovani costano meno. Uno dei miei familiari è stato affiancato per circa 6 mesi da giovani che hanno imparato il suo lavoro. E oggi lo hanno buttato fuori».

Per gli operai è diverso: «Vengono tenuti in cassa integrazione con varie proposte – ha spiegato -, ma per i dipendenti in ufficio l’effetto è immediato. Mia madre non lavora più da qualche mese, ma ormai sappiamo la faccenda. Due persone in famiglia – ha concluso – che perdono il lavoro, la mamma e lo zio».

Ma non basta così, sì perché ad andare a casa – e ieri pare sia già capitato – sembra sia toccato anche a marito e moglie. Inutile dire che la speranza era quella che, almeno, uno dei due, potesse restare e invece niente.

Le chiamano “buone uscite”, ma di fatto se ne va un “pezzo grosso” della storia dell’economia di questa regione.

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