Migliaia di compravendite senza tutele nel mercato parallelo
In Umbria il mercato immobiliare è attraversato da un fenomeno sommerso che vale milioni di euro e coinvolge ogni anno migliaia di compravendite fuori dalle regole. Accanto al circuito ufficiale, regolato da norme precise e soggetto a controlli, opera infatti un sistema parallelo alimentato da soggetti privi di abilitazione, che svolgono di fatto attività di mediazione senza possederne i requisiti di legge. Le stime indicano che nella regione circa 4.000 transazioni immobiliari all’anno avvengano con il coinvolgimento di intermediari non autorizzati, generando oltre 11 milioni di euro di provvigioni irregolari.
Comprare o vendere un immobile rappresenta una scelta che incide in modo diretto sul patrimonio e sulla stabilità personale e familiare. Proprio per questo la mediazione immobiliare è una professione normata, che richiede requisiti personali e professionali, il superamento di un esame abilitante e l’iscrizione alla Camera di Commercio con il codice ATECO 68.31.00, oltre agli adempimenti fiscali e previdenziali previsti. L’assenza anche di uno solo di questi elementi esclude la possibilità di operare legittimamente come agente immobiliare e priva il consumatore di ogni forma di tutela.
Nonostante un quadro normativo chiaro, l’abusivismo continua a essere diffuso e strutturale. A livello nazionale, secondo le associazioni di categoria, le provvigioni incassate ogni anno da soggetti non abilitati superano i 750 milioni di euro. A fronte di circa 40.000 agenti immobiliari regolarmente iscritti, opererebbero oltre 30.000 figure irregolari o para-professionali, spesso difficili da individuare perché mascherate sotto altre qualifiche. L’Umbria rispecchia questo scenario, con una quota significativa di compravendite sottratte al mercato regolato.
Le modalità operative sono ricorrenti. Chi non è iscritto si presenta come consulente, segnalatore, referente di fiducia o semplice accompagnatore, ma nei fatti svolge attività di intermediazione a tutti gli effetti. In molti casi segue le visite agli immobili, partecipa alle trattative e richiede un compenso per il proprio intervento. Finché l’operazione si conclude senza intoppi, la mancanza di regole passa inosservata. Quando emergono problemi urbanistici, incongruenze contrattuali o ritardi, l’intermediario abusivo si sottrae a ogni responsabilità, lasciando il cliente privo di strumenti di tutela.
Uno degli aspetti centrali riguarda la neutralità del mediatore, che per legge deve operare nell’interesse di entrambe le parti, garantendo equilibrio, correttezza e trasparenza. Chi agisce per una sola parte o senza riconoscimento formale non può garantire queste condizioni e non è soggetto ad alcun obbligo di responsabilità. Il risultato è un’esposizione diretta del consumatore a rischi economici e legali, senza coperture assicurative né possibilità di rivalsa.
L’abusivismo immobiliare produce effetti che vanno oltre il singolo caso. Altera la concorrenza, sottrae risorse al sistema regolato, abbassa la qualità professionale e contribuisce a diffondere una cultura dell’irregolarità. A ciò si aggiungono le conseguenze previste dalla legge per l’esercizio abusivo della professione, che includono sanzioni, responsabilità e l’obbligo di restituzione dei compensi percepiti.
La prevenzione passa dalla consapevolezza. Verificare l’iscrizione alla Camera di Commercio, controllare la visura camerale e il codice ATECO, richiedere il tesserino professionale sono strumenti semplici ma decisivi. In Umbria è attivo anche un servizio di vigilanza sull’attività degli agenti immobiliari, che consente di segnalare situazioni sospette e avviare controlli. Un presidio fondamentale per rafforzare la trasparenza di un settore che muove ingenti risorse economiche e incide in modo diretto sulla vita delle persone.

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