Crisi ristoranti bar e attività centri commerciali, situazione non più sostenibile

Tra pochi giorni, il prossimo 30 gennaio, sarà un anno dall’inizio della pandemia in Italia

 
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Crisi ristoranti bar e attività centri commerciali, situazione non più sostenibile

Crisi ristoranti bar e attività centri commerciali, situazione non più sostenibile

Tra pochi giorni, il prossimo 30 gennaio, sarà un anno dall’inizio della pandemia in Italia. Le misure sanitarie adottate, evidentemente indispensabili, hanno determinato la crisi economica più profonda dal dopoguerra. Una crisi reale, ma ancora sottostimata nella percezione dell’opinione pubblica.

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Il blocco dei licenziamenti, la protezione dei lavoratori dipendenti e dei lavoratori del settore pubblico ha preservato gran parte della popolazione dalle conseguenze immediate, ma i settori produttivi sono fortemente provati: molte imprese hanno già chiuso e molte altre sono sull’orlo del baratro anche nel nostro territorio.

Gli interventi del Governo e delle Regioni hanno predisposto aiuti molto parziali e del tutto insufficienti  rispetto alle necessità, ma hanno comunque avuto l’effetto di alterare le statistiche economiche, contribuendo a limitare la percezione della crisi: nella provincia di Terni nei primi tre trimestri del 2020 la statistiche registrano in provincia di Terni solo 44 chiusure di attività dei servizi della ristorazione, ma appare evidente che la realtà è ben più grave se si va ad analizzare quante imprese della ristorazione hanno di fatto già sospeso l’attività nell’attesa dei ristori, oppure stanno lavorando in grave perdita e riescono a continuare l’attività solo indebitandosi.

Un anno di restrizioni così severe ha messo in ginocchio l’intero settore il quale, è bene ricordare, è strategico sia per le filiere alimentari in particolare dei prodotti tipici enogastronomici, sia per l’attrattività commerciale e turistica del territorio, sia per la vivibilità stessa delle aree urbane e rurali.

Medesimo impatto devastante delle restrizioni si registra nei confronti le imprese del settore degli eventi e delle imprese localizzate nei centri commerciali. In Umbria in particolare non avendo ritenuto né la Regione né le Prefetture di procedere a note interpretative sull’applicazione delle restrizioni ai centri commerciali, come invece avvenuto in altre regioni, si è di fatto adottata una interpretazione estremamente estensiva dei divieti con il risultato di una chiusura totale di tutte le attività dei centri commerciali incluse quelle artigianali.

  • Sono imprese che contavano sul Natale per limitare le perdite, che invece hanno subito la chiusura nella maggior parte delle giornate del periodo natalizio.

Altre attività d’impresa non sono state oggetto diretto di restrizioni, o lo sono state molto marginalmente, ma soffrono ugualmente per l’arresto dei consumi come nel caso del settore del commercio e dei servizi in generale e del settore turistico e attività collegate (strutture ricettive, agenzie di viaggio, professioni turistiche, artigianato artistico).

Tutti i settori sopra richiamati soprattutto nel nostro territorio sono composti nella stragrande maggioranza di piccole imprese spesso a carattere familiare e questo peggiora l’impatto sociale della crisi gettando nella disperazione intere famiglie.

Ogni sacrificio, anche il più duro, può essere sopportato se c’è consenso sugli obiettivi da raggiungere e ci si sente parte di un impegno comune per raggiungerli. Tutti i soggetti che compongono i settori sopra richiamati (imprenditori, collaboratori e dipendenti) vivono invece le reali difficoltà e incertezze applicative delle normative restrittive e assistono attoniti al flusso continuo di DPCM e ordinanze che cambia continuamente il contenuto e la durata dei divieti, che sembra più un navigare a vista che un piano di

contrasto alla pandemia. Anche il dibattito pubblico non aiuta, anzi aggiunge motivi di disagio, perché le opinioni sembrano polarizzarsi su due “negazionismi” contrapposti ugualmente irreali e in grado di lacerare il corpo sociale, la negazione (o la sottovalutazione) delle conseguenze fisiche e sanitarie del virus e la negazione (o la sottovalutazione) delle conseguenze economiche delle restrizioni.

Di fronte a tutto questo è comprensibile la demoralizzazione e lo scoraggiamento degli imprenditori che si sentono soli di fronte alla crisi. Confartigianato Terni esprime solidarietà e vicinanza nei confronti di tutti gli imprenditori, familiari e dipendenti delle attività dei servizi di ristorazione, delle attività localizzate nei centri commerciali e degli altri settori che stanno soffrendo.

Nonostante le comprensibili difficoltà facciamo un appello a tutti gli imprenditori perché rifuggano dalla tentazione di diminuire il proprio impegno nell’applicazione delle restrizioni, che aggiungerebbe solo il rischio di sanzioni ad una situazione drammatica. Riteniamo che l’intera comunità locale dovrebbe dimostrare solidarietà e che anche gli enti locali dovrebbero dimostrare vicinanza concreta e atti conseguenti.

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