Tangenti e favori, ecco come Umbria Tpl e Mobilità è stata affossata

 
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Tangenti e favori, ecco come Umbria Tpl e Mobilità è stata affossata

Tangenti e favori, ecco come Umbria Tpl e Mobilità è stata affossata

A distanza di oltre vent’anni la procura di Perugia ha scoperto che dietro al “buco“ milionario di Umbria Tpl e Mobilità c’era un accordo illecito. E così sotto accusa sono finiti Paolo Paduano, marchigiano residente a Passignano sul Trasimeno, già presidente di Apm e “Um“ che avrebbe ottenuto “lauti“ (circa 2 milioni di euro) compensi derivanti da due contratti di collaborazione “incurante degli ingenti danni patrimoniali causati a Umbria Tpl e Mobilità“, Marco Cialone, romano, presidente di Roma Tpl, Antonio Pompili , romano, rappresentante di Cotri e il cugino di cialone, Vittorio Ficchi. I quattro, che ricoprivano incarichi di rilievo, si sarebbero associati al fine di realizzare una serie di reati. E’ quanto riportato oggi i quotidiani locali.

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Si sarebbero fatti corrompere per mettere a disposizione prima Apm spa e poi Umbria mobilità degli interessi romani, causando la voragine finanziaria dell’azienda del trasporto pubblico locale.

L’operazione, svolta dalla guardia di finanza è scattata ieri mattina quando le fiamme gialle hanno dato esecuzione al provvedimento di sequestro per otto milioni di euro firmato dal gip del tribunale di Perugia, Lidia Brutti. Agli indagati è stato notificato l’avviso di garanzia e conti correnti e immobili sono stati bloccati. Il 13 dicembre davanti alla Sezione di appello è prevista l’udienza dopo che, in primo grado, i giudici avevano stabilito il difetto di giurisdizione

«Il sequestro rappresenta l’epilogo di una complessa ed articolata indagine, avviata dalla Procura della Repubblica di Perugia nel 2015 e che aveva già portato, l’anno successivo, ad un altro sequestro preventivo di 6 milioni di euro sul conto della tesoreria della Regione Umbria – spiega il Comando della Finanza –. Erano state riscontrate delle irregolarità nella comunicazione dei dati inviati all’Osservatorio del Trasporto Pubblico del MIT, volte ad ottenere l’erogazione della quota annuale del fondo nazionale trasporti».

Il titolare di un’azienda di autotrasporti, ormai sull’orlo del fallimento, nel 2017 decide di “vuotare il sacco”. Racconta al pm e agli investigatori oltre 20 anni di elargizioni, destinate ad un ex dirigente di Umbria Tpl e Mobilità e ai suoi “contatti romani”. Ingenti somme di denaro contante (fino a 9.000 euro mensili), bonifici giustificati tramite false sponsorizzazioni a società sportive, retribuzioni legate a fittizie assunzioni di familiari e conoscenti, utilizzo a titolo gratuito di auto di lusso (Bentley, Porsche, Mercedes, Audi, Bmw) e cessioni di partecipazioni societarie.

La vicenda, ricostruita dal Nucleo di Polizia Economico, ha offerto la “chiave di lettura” degli anomali rapporti tra Umbria Tpl e Mobilità e le società consortili romane, che ha determinato, nel tempo, un danno erariale di circa 45 milioni di euro, come accertato nel 2017 dalla locale Procura Regionale della Corte dei Conti.

Il perseguimento dell’interesse privato in danno di quello pubblico di cui era portatore ha fruttato all’indagato umbro, quando era ancora dirigente di Umbria Tpl e Mobilità – è scritto in una nota della Guardia di Finanza un importo complessivo di quasi 2 milioni euro, a fronte della stipula di due cospicui contratti di collaborazione con le predette società romane.

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