Polizia penitenziaria denuncia violenze e carenze strutturali critiche
Le cinque organizzazioni sindacali della polizia penitenziaria, rappresentate da Sappe, Uspp, Sinappe, Uil PA e Sippe, hanno ufficialmente proclamato lo stato di agitazione del personale in servizio presso la Casa Circondariale di Terni, rompendo il silenzio di fronte a una situazione che le rappresentanze hanno qualificato come ormai intollerabile e priva di prospettive di risoluzione. La decisione è stata assunta dopo aver constatato il persistente immobilismo mostrato dai vertici amministrativi in risposta ai disordini che hanno recentemente colpito una sezione della struttura detentiva classificata come area di media sicurezza.
La spirale di violenze quotidiane contro il personale
Dall’evento critico del ventiduesimo febbraio, gli agenti della polizia penitenziaria sono sottoposti a un sistematico bombardamento di atti violenti perpetrati dai detenuti che hanno partecipato alla rivolta. Questi operatori sono obbligati a svolgere le proprie funzioni all’interno di una sezione che risulta parzialmente devastata, con celle detentive i cui meccanismi di chiusura, compromessi dai danneggiamenti, non garantiscono più l’isolamento e il controllo della popolazione reclusa. Le attività di servizio vengono condotte in condizioni di estremo disagio, con gli agenti costretti a indossare equipaggiamento protettivo comprensivo di scudi e caschi a causa dei continui lanci di oggetti contundenti, dei versamenti di liquidi biologici, degli insulti, delle minacce esplicite e dei comportamenti umilianti perpetrati da una popolazione detentiva che risulta ulteriormente esacerbata dall’assenza di provvedimenti di trasferimento punitivo.
L’abbandono delle richieste di intervento urgente
Il personale, impegnato in servizio permanente e ormai provato tanto sul piano fisico quanto su quello psicologico, aveva riposto fiducia in un interessamento tempestivo da parte delle autorità gerarchiche competenti. Tuttavia, sino al momento attuale, non sono stati adottati provvedimenti concreti e significativi. Sebbene i detenuti non coinvolti negli eventi tumultuosi siano stati ridistribuiti in altre sezioni, determinando il raggiungimento della capacità massima consentita dalle normative, i responsabili dei disordini sono rimasti sostanzialmente in loco. Solo otto detenuti sono stati trasferiti, mentre i rimanenti continuano a esercitare comportamenti prevaricatori e aggressivi. A questa situazione paradossale si aggiunge il fatto che continuano a essere assegnati nuovi detenuti alla Casa Circondariale di Terni per ragioni connesse all’ordine e alla sicurezza pubblica, aggravando ulteriormente una situazione già critica e insostenibile.
Le infrastrutture compromesse e i sistemi non funzionanti
Al di là della questione relativa all’ordine pubblico interno, persistono gravi deficienze che caratterizzano la struttura fisica dell’istituzione. Tali criticità erano state precedentemente segnalate ai Superiori Uffici, ma rimangono irrisolte. In particolare, risulta compromesso il funzionamento di molteplici impianti tecnici essenziali per il corretto esercizio della custodia e del controllo. L’impianto di riscaldamento non fornisce una climatizzazione adeguata. L’impianto elettrico presenta malfunzionamenti cronici. L’impianto idraulico non garantisce la corretta distribuzione dell’acqua. I cancelli di sbarramento, elementi fondamentali per il controllo territoriale, risultano inoperosi o inefficienti. Le celle detentive presentano cancelli divelti che ne compromettono l’agibilità. Il sistema di videosorveglianza, strumento cruciale per la sicurezza, non funziona in modo adeguato.
I profili di stress lavorativo e le violazioni contrattuali
Al danno derivante dalle carenze strutturali si aggiunge un profilo psicologico critico per l’intero collettivo dei lavoratori. Il livello di stress lavorativo ha ormai raggiunto soglie talmente elevate da risultare oggettivamente insostenibili dal punto di vista medico e psicologico. Il personale è inoltre costretto a svolgere turni di lavoro che violano i parametri contrattuali concordati precedentemente tra l’Amministrazione Centrale e le organizzazioni rappresentative, creando una situazione di ulteriore conflittualità. Inoltre, a partire dalla settimana in corso, sarebbero stati sospesi alcuni diritti soggettivi riconosciuti al personale, configurando una compressione ulteriore dei benefici contrattuali.
La capienza massima e gli effetti del sovraffollamento
La Casa Circondariale di Terni si trova in una condizione strutturale di inadeguatezza cronica, dovendo ospitare approssimativamente seicento detenuti in una struttura dimensionata per una capienza massima di quattrocentoventi unità. Questo disavanzo considerevole tra la popolazione detentiva effettiva e la capacità ricettiva autorizzata crea una pressione costante sulle risorse umane e materiali dell’istituzione. L’aggressione ai danni del personale è ormai un fenomeno quotidiano, verificatosi con frequenza allarmante persino prima dei recenti episodi tumultuosi. Tale dinamica risulta ulteriormente esacerbata dalla presenza di numerosissimi soggetti trasferiti a Terni esattamente per motivi di ordine e sicurezza pubblica, i quali di fatto assumono comportamenti violenti e prevaricatori che destabilizzano l’intero equilibrio interno della struttura.
L’appello all’intervento urgente e definitivo
Le cinque organizzazioni sindacali sottoscrittori del documento, Sappe con il sottoscrittore Raggi R., Uspp rappresentata da Collaretti L., Sinappe per mezzo di Petrelli F., Uil PA attraverso Galletti M. e Sippe sempre con Petrelli F., hanno rappresentato in modo esplicito che è divenuto necessario e non più differibile un intervento concreto e risolutivo per garantire le condizioni di sicurezza della Casa Circondariale di Terni. L’istituzione è stata teatro per un periodo prolungato di una sottovalutazione sistematica delle criticità ripetutamente segnalate dai sindacati e dal personale, una negligenza che le organizzazioni intendono portare a conoscenza dell’opinione pubblica affinché il silenzio e l’inerzia istituzionale vengano pubblicamente denunciati.
Lo stato di agitazione come primo atto di protesta
Le organizzazioni sindacali hanno voluto enfatizzare come la proclamazione dello stato di agitazione rappresenti unicamente il primo atto di una serie articolata di iniziative di protesta lecite e regolamentate, le quali proseguiranno sistematicamente fino al momento in cui non venga prestata la dovuta attenzione alle problematiche gravi che affliggono la struttura di Terni. Il personale, ormai visibilmente provato ed esausto, ha dichiarato la propria disponibilità a ricorrere all’istituto dell’autoconsegna, strumento estremo di protesta sindacale, qualora non giungano nell’immediato segnali concreti e positivi da parte dei vertici amministrativi.
L’assordante silenzio dei Superiori Uffici
Un elemento particolarmente significativo della denuncia riguarda il fatto che tutte le richieste di supporto e assistenza inoltrate al Provveditorato per garantire lo svolgimento in condizioni di sicurezza anche delle minime attività quotidiane siano rimaste totalmente prive di riscontro e senza alcuna risposta. Tale silenzio rappresenta, secondo le organizzazioni sindacali, una forma di abbandono istituzionale che non può essere tollerato oltre.

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