Incastrato dalle indagini a Perugia dopo le denunce della donna
Una misura cautelare per atti persecutori è scattata a Perugia per un uomo di trentacinque anni che tormentava una conoscente
Stalking a Perugia
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L’intervento della Polizia di Stato a Perugia
La Polizia di Stato di Perugia ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di un uomo di 35 anni. Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale locale su richiesta della Procura della Repubblica. L’indagato, nato nel 1990, è ritenuto responsabile del reato di atti persecutori ai danni di una donna. La vittima frequentava lo stesso centro sportivo dell’uomo. Gli agenti della Squadra Mobile hanno rintracciato il soggetto e lo hanno sottoposto alla misura restrittiva dopo le formalità di rito.
Le molestie e le aggressioni all’interno della palestra
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti attraverso la denuncia della vittima, i due si erano conosciuti all’interno di una palestra dove la donna lavorava. In quel contesto l’uomo avrebbe iniziato a manifestare comportamenti progressivamente sempre più invasivi e minacciosi. Le condotte persecutorie si concretizzavano sia attraverso contatti personali insistenti, sia tramite canali telefonici e telematici. Nello specifico, l’indagato avrebbe più volte bloccato la donna con le spalle al muro per tentare di baciarla contro la sua volontà. Inoltre, le avrebbe rivolto espressioni dal forte contenuto possessivo e l’avrebbe palleggiata ripetutamente sui glutei mentre lei svolgeva le normali attività sportive. Tutto ciò accadeva nonostante i continui rifiuti della vittima e i suoi espliciti inviti a interrompere tali atteggiamenti.
Il monitoraggio elettronico e le conseguenze sulla vittima
In seguito ai continui rifiuti, il trentacinquenne ha intensificato la propria attività persecutoria. L’uomo è riuscito a ottenere il numero di telefono della donna tramite una conoscenza comune e ha iniziato a tempestarla di messaggi e chiamate. La vittima si è vista costretta a bloccare il contatto telefonico per interrompere il flusso di comunicazioni. Ciononostante, l’indagato ha continuato a seguirla per strada e a rivolgerle frasi a sfondo sessuale. Questa prolungata pressione psicologica ha generato nella donna un forte e persistente stato di ansia e paura. La gravità della situazione l’ha indotta a modificare radicalmente le proprie abitudini di vita quotidiana. Valutati i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari, l’autorità giudiziaria ha disposto anche l’applicazione del braccialetto elettronico per monitorare gli spostamenti dell’arrestato.

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