Rubavano usando bambini a Bastia Umbra, Polizia mette agli arresti domiciliari tre donne

Rubavano usando bambini a Bastia Umbra, Polizia mette agli arresti tre donne

Rubavano usando bambini a Bastia Umbra, Polizia mette agli arresti domiciliari tre donne

Profumi, piccoli elettrodomestici ma anche oggetti per l’igiene personale e generi alimentari. E’ quanto rubavano ai supermercati tre donne, tutte residenti a Bastia Umbra. Si recavano con i loto bambini rendendoli complici, portandosi dietro addirittura neonati, per nascondere la refurtiva nei passeggini. Il supermercato era sempre lo stesso.

E’ quanto scrive oggi la Nazione Umbria in un articolo a firma di Erika Pontini. Una delle arrestate, già agli arresti domiciliari – scrive il quotidiano -, approfittava delle ore libere concesse dal tribunale di Sorveglianza di Perugia con lo scopo di accudire i figli, per andare a fare razzìa.

Dopo settimane di indagini serrate da parte degli agenti del commissariato di Assisi – diretto Francesca Di Luca – sono finite agli arresti. Sono accusate di aver messo a segno tra il 2017 e il 2018 almeno otto furti: insieme o sole e, in alcuni casi con la complicità di altre indagati che non sono finiti in manette.

Tutto nasce dalla denuncia dell’amministratore delegato dei Magazzini Maury’s a Bastia che, alla polizia, aveva segnalato come, negli ultimi cinque anni il supermercato era stato letteralmente preso d’assalto da una famiglia di etnia rom, stanziale a Bastia che, praticamente ogni giorno, depredava gli scaffali dei più svariati oggetti, con un danno economico di 300-400 euro per volta.

Tra maggio e giugno 2018 ben nove episodi. Dalle telecamere si vedono distintamente i bambini eseguire gli ordini dei grandi per occultare la refurtiva.


Dopo una lunga ed articolata attività investigativa, i poliziotti del  Commissariato di Assisi hanno smantellato un sodalizio criminale dedito al compimento di furti pluriaggravati perpetrati, abitualmente, presso un grande magazzino di Bastia Umbra.

Nove in totale i denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale, componenti di un nucleo familiare allargato e stabilmente conviventi; segnalati al Tribunale per i Minorenni anche due minori, non imputabili.

L’indagine si è avviata a seguito delle numerose chiamate al 113 e dei relativi interventi delle Volanti per i furti lamentati dalla attività commerciale e si è sviluppata prevalentemente con il supporto dell’analisi della videosorveglianza.

Questa complessa attività ha dapprima individuato, con sufficiente chiarezza, l’intera dinamica di 14 episodi di furto; poi, con i tradizionali strumenti investigativi, ha permesso ai poliziotti di individuare con certezza i protagonisti, incastrando i responsabili delle condotte criminose alle rispettive responsabilità penali.

Al termine, dal quadro probatorio a disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, sono emersi gravi indizi di colpevolezza in capo agli indagati che non solo avevano ormai negli anni sviluppato un consolidato modus operandi ma anche conseguito un forte senso di impunità.

La pluralità dei furti commessi, l’utilizzo di minori, le minacce e le condotte intimidatorie usate contro i dipendenti, talvolta impotenti o intimoriti, ne hanno evidenziato la loro forte pericolosità sociale.

In ragione delle evidenti esigenze cautelari in ordine al pericolo di reiterazione del reato, il G.I.P., su richiesta della Procura della Repubblica, ha quindi emanato tre ordini di custodia cautelare, da scontare in regime di arresti domiciliari, per le tre figure più importanti del clan, che dovranno rispondere dei reati di furto pluriaggravato dalla circostanza di essere stato commesso con destrezza, da tre o più persone e avvalendosi di persona minorenne.

Si tratta di tre donne, rispettivamente di anni 37, 30 e 21, tutte legate da stretti vincoli con il capofamiglia, essendone la convivente, la nuora e la figlia, già note alle Forze dell’Ordine per i loro numerosi precedenti penali.

La 37enne dovrà rispondere anche del reato di minaccia grave e di aver commesso i furti in violazione delle prescrizioni imposte con la misura della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno alla quale era sottoposta come quella “di vivere onestamente”, di “rispettare le leggi” e di” non associarsi abitualmente alle persone che hanno subito condanne”.

La 30enne dovrà rispondere altresì dell’aggravante di aver commesso i furti durante il periodo in cui la stessa era ammessa ad una misura alternativa alla detenzione in carcere, durante il permesso di assentarsi “per provvedere alle esigenze di vita propria e della prole”.

Tali aggravanti hanno dimostrato ancor più la totale protervia e pervicacia nella commissione di tali reati, in disprezzo assoluto delle regole e delle limitazioni imposte loro.

Le condotte di furto, come rivelate dalle stesse immagini visionate, erano caratterizzate dalla particolare destrezza e abilità nell’occultamento della refurtiva.

 Gli adulti si avvalevano dei minori per sfruttarne la loro non imputabilità e la loro più spiccata agilità e dinamicità nell’operare; in alcune occasioni, i minori prelevavano la merce e la posizionavano vicino all’ingresso così, una volta oltrepassata la barriera delle casse, prendevano quanto già asportato per poi fuggire via.

Una di loro si serviva persino della carrozzina con all’interno il proprio figlio neonato per occultarvi gli oggetti rubati.

Più spesso i minori ben collaboravano con eguale destrezza a fornire uno scudo di protezione agli adulti mentre occultavano la merce all’interno delle proprie borse personali o indosso a loro stessi oppure più semplicemente fungevano da sentinella.

Gli indagati, riuscivano a superare indenni le casse, favoriti dal fatto che sceglievano prodotti non protetti dal sistema di antitaccheggio, senza pagare nulla; a volte, per destare meno sospetti, si limitavano a pagare merci di piccolo costo.

Il grande magazzino era diventato per gli indagati un luogo dove potersi muovere liberamente e indisturbati, anche grazie alle condotte intimidatorie attuate nei confronti dei dipendenti, talvolta terrorizzati dalle minacce ricevute.

Di certo erano esasperati e talvolta impotenti difronte a ciò che accadeva sotto i loro occhi quotidianamente.

Diversi anche gli atti vandalici ai loro danni: residui di vomito e sporcizia trovati sulle maniglie e sui cofani delle proprie auto parcheggiate nelle aree antistanti il negozio; in qualche caso sono state danneggiate scaraventandovi un carrello della spesa.

In un’occasione, mentre i minori venivano bloccati nell’esercizio commerciale perché stavano commettendo un furto, gli adulti della famiglia si sono presentati minacciosamente fuori dal negozio.

Proseguirà l’attività di vigilanza del Commissariato P.S. Assisi per verificare se, con l’operazione di polizia giudiziaria, si siano concluse le continue depredazioni in danno della attività commerciale.

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