Familiari in aula chiedono giustizia a otto anni dalla strage
Il sostituto procuratore generale di Perugia, Paolo Barlucchi, ha definito la gestione dell’emergenza neve che precedette la tragedia di Rigopiano come un quadro di “superficialità” e “caos totale”, dove nessuno sembrava avere il comando. Nella sua requisitoria al processo d’appello bis, il magistrato ha chiesto la conferma delle condanne già inflitte in secondo grado ai tecnici della Provincia di Pescara, Paolo D’Incecco e Mauro Di Biasio, ritenuti responsabili per la mancata disponibilità della turbina spazzaneve, elemento cruciale per garantire l’accesso alla strada provinciale verso l’hotel.
La conferma delle pene è stata sollecitata anche per il tecnico comunale Enrico Colangeli e per l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, accusato di non aver esercitato i poteri che gli avrebbero consentito di chiudere la strada e ordinare lo sgombero della struttura, indipendentemente dall’esistenza della Carta delle Valanghe. Barlucchi ha inoltre affrontato il tema della prescrizione, sostenendo che per reati come l’omicidio colposo i termini non sarebbero ancora scaduti.
Giovedì è prevista la conclusione della requisitoria, con l’analisi delle posizioni dei sei funzionari della Regione Abruzzo, assolti nei precedenti gradi di giudizio ma rinviati dalla Cassazione per una nuova valutazione. L’accusa nei loro confronti riguarda il mancato completamento della Carta di localizzazione dei pericoli da valanga, obbligatoria dal 1992. In aula, come in tutte le udienze, erano presenti i familiari delle 29 vittime della valanga del 18 gennaio 2017, che da oltre otto anni continuano a chiedere giustizia e verità.
La tragedia di Rigopiano resta una ferita aperta per l’Abruzzo e per l’Italia intera. La requisitoria ha riportato alla luce le responsabilità istituzionali e tecniche, sottolineando come la mancanza di coordinamento e la sottovalutazione dei rischi abbiano contribuito a un disastro che poteva essere evitato. Il processo d’appello bis si conferma dunque un passaggio decisivo per stabilire se le condanne già pronunciate troveranno conferma e se nuove responsabilità verranno riconosciute.

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