Quando la scuola dimentica la dignità delle persone

Quando la scuola dimentica la dignità delle persone

Gli esami al tempo del cambiamento climatico

di Antonella Valoroso
Mentre la Regione Umbria vieta il lavoro all’aperto nelle ore più calde della giornata per proteggere, giustamente, la salute dei lavoratori esposti al sole, migliaia di studenti, docenti e membri delle commissioni d’esame continuano a trascorrere ore e ore in aule trasformate in forni, edifici in cui la climatizzazione è soltanto un miraggio, nel pieno di una delle ondate di calore più intense degli ultimi anni.
Nella nostra regione, in questi giorni, le temperature massime oscillano tra i 34 e i 39 gradi. Numeri che non rappresentano una semplice scomodità estiva, ma una condizione di rischio riconosciuta dalle autorità sanitarie e istituzionali. Eppure, mentre si interviene per tutelare chi lavora nei cantieri, nei campi o nelle cave, sembra che nessuno voglia vedere ciò che accade all’interno delle scuole umbre durante gli esami di Stato e gli esami conclusivi del primo ciclo di istruzione secondaria (per capirci, gli esami di terza media).

Le testimonianze che arrivano dagli istituti dell’intera regione sono sconcertanti. Aule esposte al sole per l’intera giornata, finestre spalancate nella speranza di catturare un refolo d’aria inesistente, ventilatori insufficienti o assenti, studenti costretti a sostenere prove complesse in condizioni fisiche estreme, docenti impegnati anche per 12 ore consecutive senza alcuna possibilità di sottrarsi al caldo soffocante.

È davvero accettabile che una prova destinata a valutare anni di studio si svolga in condizioni che compromettono concentrazione, lucidità e benessere psicofisico? È ragionevole pretendere prestazioni ottimali da ragazzi di tredici o diciotto anni quando la temperatura percepita nelle aule supera abbondantemente i limiti della tollerabilità?

Ancora più paradossale è la situazione dei docenti. Presidenti, commissari e insegnanti di terza media stanno affrontando settimane di lavoro intenso in ambienti che, in qualsiasi altro contesto professionale, verrebbero considerati inadeguati sotto il profilo della sicurezza e della salute. Molti e molte di loro sono persone non più giovani, talvolta affette da patologie croniche o condizioni di fragilità certificate, eppure continuano a operare in locali dove il caldo diventa un fattore di rischio concreto.

La questione non riguarda il comfort. Riguarda la dignità delle persone e il diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione. Riguarda la coerenza delle istituzioni. Se il caldo estremo è riconosciuto come pericolo tale da giustificare ordinanze urgenti e limitazioni dell’attività lavorativa, non si comprende perché lo stesso principio non debba valere per chi vive e lavora nelle scuole. Anche i sindacati sembrano latitare nonostante la palese emergenza.

Nessuno chiede privilegi. Si chiede semplicemente buon senso: la possibilità di utilizzare locali climatizzati, di rimodulare gli orari delle prove e dei colloqui, di trasferire temporaneamente le commissioni in ambienti anche diversi dagli edifici scolastici, di adottare protocolli specifici per le giornate caratterizzate da temperature eccezionali.

La scuola è il luogo in cui si educa al rispetto della persona e dei suoi diritti. È difficile trasmettere questo messaggio quando proprio la scuola sembra ignorare le condizioni materiali in cui studenti e lavoratori sono costretti a operare. Con buona pace dell’insegnamento trasversale dell’educazione civica!

La maturità, così come l’esame di terza media, al tempo del cambiamento climatico è una mera prova di sopravvivenza di cui, francamente, non si sente alcun bisogno.

Ogni anno si celebrano il merito, l’impegno e il valore dell’istruzione. Sarebbe opportuno ricordare che nessun esame, per quanto importante, dovrebbe svolgersi a scapito della salute di chi vi partecipa. Nel 2026, in una regione che emana ordinanze contro i rischi del caldo estremo, continuare a ignorare ciò che accade nelle aule scolastiche non è soltanto una contraddizione. È una responsabilità di cui qualcuno dovrà prima o poi rendere conto.

In primis coloro che hanno l’onore e l’onere di governare questa regione e questa nazione. L’invito rivolto alla presidente Proietti, alla sindaca Ferdinandi, agli assessori comunali e regionali all’istruzione è quello di trascorrere una mezza giornata insieme a una delle tante commissioni d’esame attive in queste settimane sul territorio umbro. Chi scrive sarà pronta ad accogliere chiunque voglia farsi vivo a partire dalle 7:30 di sabato prossimo presso il Liceo Statale “A. Pieralli” di Perugia, nella sede di piazzale A. Frank, un casermone di quattro piani le cui finestre, tra l’altro, per motivi di sicurezza (!), sono dotate di sistemi di bloccaggio che ne impediscono quell’apertura che potrebbe garantire un minimo di areazione.

Le insegnanti e gli insegnanti sono purtroppo abituate e abituati a sopportare con rassegnazione lo stato delle cose. Ma quando l’emergenza climatica mette a rischio non solo la salute propria ma anche quella dei loro studenti è tempo di dire BASTA. È tempo di pretendere condizioni di lavoro dignitose, di ribellarsi a una situazione inaccettabile e di mettere in primo piano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, così come il benessere degli studenti e delle studentesse, che rappresentano il bene più prezioso di un Paese in cui l’inverno demografico è l’unica minaccia peggiore del cambiamento climatico i cui effetti devastanti sono fin troppo evidenti per continuare a essere ignorati.

Un ultimo doveroso appello va poi rivolto al Ministro dell’Istruzione e del Merito. Onorevole Ministro Valditara, prima di immaginare scenari inverosimili in cui le scuole sono aperte d’estate, prima di proporre riforme immaginifiche quasi come il ponte sullo Stretto di Messina, venga a visitare un istituto scolastico di Palermo, Napoli, Perugia o Brescia e poi mi dica se questa è una scuola all’altezza della nostra Costituzione. La domanda è ovviamente retorica. Dare risposte, invece, non lo è affatto e, peraltro, sarebbe il compito che le spetta in quanto Ministro della Repubblica.

Questa è l’ordinanza regionale, da linkare se possibile: https://prevenzione.regione.umbria.it/wp-content/uploads/2026/06/Ordinanza-n-3-Proietti-2026.pdf

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