Omicidio volontario di Laura Papadia, procura chiede il processo per il marito

Omicidio Papadia a Terni il processo per il delitto di Spoleto
Laura Papadia

Rinvio a giudizio richiesto per il caso di Spoleto del 26 marzo

La procura di Spoleto ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per Nicola Gianluca Romita, ritenuto responsabile della morte della moglie Laura Papadia, avvenuta il 26 marzo nell’abitazione che la coppia condivideva nel centro cittadino. L’atto, firmato dal procuratore Claudio Cicchella insieme al sostituto Alessandro Tana, arriva dopo la conclusione delle indagini preliminari chiuse a metà novembre, confermando un quadro accusatorio che la magistratura considera ormai definito.

Secondo la ricostruzione investigativa, la tragedia sarebbe maturata nel corso di una lite improvvisa, degenerata in pochi istanti. Romita, 48 anni, avrebbe spinto la moglie a terra per poi strangolarla, utilizzando prima le mani e successivamente un indumento appartenente alla donna. Un gesto che, per gli inquirenti, configura un omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale, ma non accompagnato da premeditazione, esclusa sulla base degli elementi raccolti.

Terminato l’atto violento, l’uomo avrebbe telefonato alla sua ex moglie in Sardegna, confessando quanto accaduto. È stata lei ad allertare immediatamente il 112, dando avvio a una corsa contro il tempo. I carabinieri hanno prima raggiunto l’abitazione di Senigallia, dove la coppia aveva vissuto in passato, per poi dirigersi verso Spoleto. Nel frattempo Romita si era spostato al Ponte delle Torri, minacciando di togliersi la vita. I militari lo hanno convinto a desistere e lo hanno posto in stato di fermo, durante il quale l’uomo ha ammesso le proprie responsabilità.

L’udienza preliminare è stata fissata per il 10 febbraio, davanti al gup di Spoleto. In aula saranno presenti anche i familiari della vittima, che si costituiranno parte offesa, insieme all’associazione “Per Marta e per tutte”, impegnata nella tutela delle donne vittime di violenza. La vicenda, che ha scosso profondamente la comunità locale, torna così al centro dell’attenzione giudiziaria, mentre la procura ribadisce la necessità di un processo per fare piena luce su ogni passaggio di quella drammatica giornata.

L’inchiesta, segnata da riscontri tecnici e testimonianze ritenute coerenti dagli investigatori, punta ora a definire in sede giudiziaria le responsabilità dell’imputato, in un caso che si inserisce nel più ampio e doloroso fenomeno dei femminicidi in Italia.

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