Il gip conferma il carcere per il ventunenne di Perugia
Un quadro indiziario definito «grave» e una personalità considerata «propensa alla violenza» sono alla base della custodia cautelare in carcere disposta nei confronti di Yassin Hassen Amri, 21 anni, accusato dell’omicidio di Hekuran Cumani. Il delitto è avvenuto la notte del 18 ottobre a Perugia, al termine di una lite scoppiata per un banale scambio di battute tra due gruppi di giovani. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, scrive il Messaggero dell’Umbria di oggi a firma di Egle Priolo, Amri avrebbe colpito il 23enne di Fabriano con una coltellata tra collo e petto, uccidendolo sul colpo.
Il giovane, legato alla gang di Ponte San Giovanni, comparirà davanti al giudice Valerio D’Andria per l’interrogatorio di garanzia, assistito dal suo avvocato Vincenzo Bochicchio. Potrà scegliere se rispondere alle domande del gip o avvalersi della facoltà di non rispondere. Nella richiesta di custodia avanzata dal pm Gemma Miliani, il giudice ha ricostruito le fasi dell’aggressione attraverso le testimonianze e i rilievi della squadra mobile diretta da Maria Assunta Ghizzoni. Tutto sarebbe iniziato da una frase pronunciata da uno dei ragazzi marchigiani, «Forza Marocco», rivolta al gruppo perugino, che avrebbe innescato una reazione immediata e violenta.
Dalle indagini emerge che Amri avrebbe chiesto a una giovane, sua fidanzata, di portargli un coltello. Poco dopo, mentre intorno scoppiavano diverse colluttazioni, avrebbe raccolto un’arma da terra e colpito Cumani con un altro coltello, ancora non ritrovato. Un dettaglio che gli investigatori ritengono centrale per la prosecuzione delle indagini. Amri dovrà spiegare la sorte del coltello e anche quella del suo telefono cellulare, dopo aver consegnato tramite la sorella un vecchio apparecchio che non risultava in uso. Gli accertamenti proseguono sui vestiti indossati la notte del delitto – un giubbino nero e pantaloni da tuta – e sull’auto utilizzata per la fuga, in particolare sui tappetini, dove potrebbero trovarsi tracce di sangue.
Secondo quanto riportato nell’ordinanza, il 21enne avrebbe mostrato l’arma agli amici poco dopo il delitto, dicendo «l’ho bucato». Poi sarebbe fuggito e si sarebbe rifugiato a casa di un’amica, dove avrebbe cercato di far sparire ogni prova. Quando ha saputo della morte di Hekuran Cumani, avrebbe reagito con pianto e preghiere, sperando che la ferita non fosse mortale. Gli amici presenti alla lite, descritti dal gip come «collaborativi», avrebbero riferito la sua inclinazione alla violenza, già nota da tempo.
L’inchiesta prosegue per chiarire tutti i passaggi della notte in cui Cumani ha perso la vita.

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