Nuova udienza a Roma sul femminicidio della 22enne ternana
Nel carcere di Regina Coeli, dove è detenuto, Mark Samson continua a professarsi innocente, ma le carte depositate dalla procura di Roma dipingono un quadro accusatorio chiaro e dettagliato. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la sera del 25 marzo scorso, all’interno dell’appartamento di via Homs, si sarebbe consumata la tragedia.
La ricostruzione del delitto e le prove emerse in aula
Il giovane di origini filippine avrebbe ucciso la ex fidanzata, una studentessa ternana di 22 anni, con diverse coltellate, per poi nasconderne il corpo in una valigia e abbandonarlo in un dirupo nella zona di Palombara Sabina.
Ciò che ha gelato la sala d’udienza è stata la freddezza con cui l’imputato avrebbe agito nelle ore immediatamente successive al delitto. Gli investigatori hanno ricostruito come Samson abbia utilizzato il cellulare di Ilaria per inviare messaggi ai suoi contatti, creando una cortina fumogena per far credere che la ragazza fosse ancora viva.
Il racconto dei testimoni e le chat con gli altri ragazzi
Uno degli aspetti più inquietanti emersi durante l’udienza di oggi riguarda le conversazioni che la giovane intratteneva con altre persone. La Procura ha sentito un giovane con cui Ilaria Sula aveva iniziato a chattare nel periodo in cui stava cercando di chiudere definitivamente la relazione con Samson. “Erano solo conversazioni virtuali, mai un incontro dal vivo, mai una chiamata o un vocale”, ha raccontato il testimone, spiegando di non aver mai incontrato personalmente la ragazza.
È stato lo stesso imputato, spinto dalla gelosia, a contattare questo ragazzo. Dopo aver spiato i profili social della ex, Samson avrebbe visto quelle conversazioni e, in un impeto di possessività, avrebbe scritto direttamente al giovane per chiedergli se avesse mai incontrato Ilaria. Una gelosia che, secondo l’accusa, è stata la miccia che ha portato all’omicidio. Agli amici, nei giorni precedenti, non faceva che ripetere un concetto fisso: “Ilaria è solo mia”.
La simulazione della vittima e l’analisi della Procura
Il momento più drammatico dell’udienza è stato quando i legali di parte civile hanno analizzato i messaggi inviati dal telefono della vittima dopo il 25 marzo. Secondo la Procura, Samson avrebbe simulato di essere Ilaria con una lucidità agghiacciante. Un comportamento che esclude la possibilità di una reazione istintiva o dettata dal panico.
“Quella simulazione non può essere frutto di una soluzione improvvisata o dettata dalla disperazione”, hanno sottolineato i rappresentanti dell’accusa. In uno di questi messaggi, l’assassino scriveva: “Vado a casa di uno conosciuto per strada”. Un tentativo di giustificare la lontananza della ragazza e di depistare amici e familiari, che nel frattempo ne avevano denunciato la scomparsa.
Il dolore della famiglia e l’attesa della sentenza
In aula, a pochi banchi di distanza dall’imputato, c’erano i genitori di Ilaria. Il loro dolore è emerso in tutta la sua potenza, spezzato solo dai singhiozzi. Incapaci di parlare, a chiedere giustizia per loro è stato lo zio della vittima. Le sue parole hanno riassunto il senso di una perdita incolmabile: “La vita senza Ilaria non va avanti, si sopravvive. Questa non è vita”.
L’iter processuale è ormai in dirittura d’arrivo. I giudici si sono riservati la decisione e la sentenza per Mark Samson è attesa per la fine del mese di maggio. Il processo, che si sta svolgendo con rito abbreviato, potrebbe concludersi con una condanna, anche se la difesa punta a ridimensionare la premeditazione e la crudeltà emerse finora dalle indagini.

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