Inchiesta sanità, Brando Fanelli coinvolto? Imprenditore chiarisce la sua posizione

Inchiesta sanità, Fanelli coinvolto? Imprenditore chiarisce la sua posizione

Inchiesta sanità, Brando Fanelli coinvolto? Imprenditore chiarisce la sua posizione

di Morena Zingales
L’imprenditore Brando Fanelli risulta indagato per corruzione nell’inchiesta della sanità umbra. In particolare i giornali di oggi scrivono sia di un incontro avvenuto con l’ex direttore generale di Perugia, Emilio Duca, sia di un sequestro di 21 mila euro in contanti da parte della Guardia di Finanza negli uffici di Fanelli.

L’imprenditore tramite il suo legale, l’avvocato Valeria Passeri, ha chiarito la sua posizione spiegando nel dettaglio il tutto. «Non sono coinvolto con quanto attiene lo scandalo c.d. “Sanitopoli” – ha detto Fanelli -, né ho mai avuto rapporti contrattuali con Umbria Digitale, e che, in questa vicenda, ritengo di essere stato fortemente penalizzato senza alcuna colpa, insieme alle aziende che rappresento, dal punto di vista professionale e morale».

L’ipotesi accusatoria era nata dall’ascolto di una conversazione tra lo stesso Fanelli e l’ex direttore generale di Perugia, Emilio Duca. Pare che lo stesso Fanelli – questo è quello che scrivono i giornali – avrebbe detto di aver pagato una persona per chiedere di presentare il suo software alla Asl.

«Tutto nasce – scrive in una nota Fanelli – da una questione riguardante la società che rappresento, Fly T. e S. S.r.l., che dal novembre 2000, ha fornito alla Azienda Ospedaliera di Perugia la licenza d’uso di un software molto vasto denominato “Mercurio” per la gestione del protocollo aziendale e delle PEC».

«Inaspettatamente – continua Fanelli – l’1 marzo 2017, la Azienda comunicava formalmente, tra l’altro usando modi a dir poco “sgarbati”, che non vi era più interesse a rinnovare il contratto del software che aveva utilizzato, ininterrottamente, proficuamente e orgogliosamente coadiuvato a perfezionarlo, per ben 17 anni e nemmeno a restituire il sfw che era stato concesso in licenza d’uso temporaneo».

Questo perché l’azienda ospedaliera aveva deciso la «sostituzione del Mercurio, con un analogo prodotto di una azienda romana che erogava già lo stesso servizio ad altre due Aziende Sanitarie Umbre. La motivazione alla sostituzione del Mercurio fu indicata nella necessità di rispondere a disposizioni regionali volte alla omogeneizzazione informatica per i medesimi servizi».

«Poiché la mia Società forniva – continua la nota – un (altro) software, denominato “Factotum” alla Azienda Ospedaliera di Perugia e di Terni, in virtù del medesimo principio, e per evitare liti giuridiche ho proposto che anche tale nostro prodotto potesse essere esteso a qualche altra Azienda Sanitaria».

Fanelli non riusciva a presentare il suo prodotto Factotum: «Dal marzo 2017 il tutto è stato oggetto di copiosa corrispondenza, di incontri con il Direttore Generale, con il Direttore Amministrativo e con il Responsabile dell’Ufficio Informatico della Azienda Ospedaliera di Perugia ed altri funzionari ospedalieri. Poiché, nonostante le assicurazioni non riuscivo attraverso i dirigenti della Azienda Ospedaliera di Pg, nemmeno a presentare il mio prodotto Factotum, chiesi ad un mio amico di poter incontrare nel suo ufficio l’assessore Barberini che Lui conosceva bene, mentre io non avevo e non ho mai avuto un colloquio diretto con l’assessore né con le sue segreterie. Questo accadeva a Bastia il 2/4 2017. Nel corso dell’incontro, (che durò pochi minuti), alla presenza di altre due persone ho detto all’Assessore che disturbavo lui stante l’inutilità di numerosi altri tentativi, di poter presentare il softwareFactotum” alla Azienda Sanitaria Locale di Terni, per una sua ipotetica estensione.  L’Assessore si impegnò a presentare la mia richiesta al Direttore competente».

Terminata la riunione Fanelli rimase da solo con un esponente del Pd Vannio Brozzi: «Terminata la riunione, rimasto solo con uno dei partecipanti, attivista del PD, ho soddisfatto volontariamente la sua richiesta elargendogli un contributo di 200 euro per lo svolgimento del congresso del Partito Democratico, che si stava organizzando in quel momento. Preciso di non aver ottenuto né richiesto alcun beneficio – né personale né societario – che possa essere correlato al contributo liberamente corrisposto».

L’incontro con il direttore Duca: «A distanza di 14 mesi dalla disdetta del contratto e dalla mancata restituzione del Mercurio, fortemente esasperato, ho richiesto un altro incontro con il Direttore Duca che ho avuto nel maggio 2018». Durante il colloquio «le mie espressioni verbali risentono della irritazione naturale e qualche espressione come: per parlare con l’Assessore ho pagato, è sicuramente infelice ma giustificata dallo stato d’animo del momento». Tra l’altro, ad oggi, l’Azienda Ospedaliera di Perugia, nonostante le richieste formali e verbali, non ha ancora restituito il software di proprietà della società di Fanelli.

Il sequestro di 21 mila euro è avvenuto lo scorso 17 aprile dai finanzieri diretti dal tenente colonnello Selvaggio Sarri, e coordinati dal procuratore Luigi De Ficchy.

I pm, nell’atto di convalida del sequestro hanno scritto che le somme sono state sequestrate «ritenendo sussistente un vincolo di pertinenzialità tra il denaro in contanti e il delitto per cui sono state svolte le indagini…Non è da escludersi tuttavia che si tratti di denaro costituente provento di irregolarità fiscali o di illegittime appropriazioni di denaro operate dal legale rappresentante della società».

Fanelli «ha spiegato l’origine di tale provvista asserendo che si tratta di canoni di locazione corrisposti in contanti (versamenti degli affitti di diversi immobili di cui è proprietaria la sua azienda». Tutto è documentato e in regola.

L’avvocato Passeri ha depositato l’istanza al Riesame per chiedere il dissequestro delle somme precisando che «la perquisizione e il successivo sequestro sono finiti per diventare strumento di ricerca non di elementi di prova, ma di notizie di reati, in mancanza di indizi su cui fondare la convalida… Non è infatti minimamente ravvisabile, neppure in astratto, il collegamento tra la somma di danaro di euro 21.160,00 e l’ipotesi criminosa contestata».

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