Contagi covid alti nelle carceri italiane, arriva anche la denuncia del Sarap

 
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Contagi covid alti nelle carceri italiane, arriva anche la denuncia del Sarap

Contagi covid alti nelle carceri italiane, arriva anche la denuncia del Sarap

«Sono ancora alti i numeri dei contagi all’interno degli istituti penitenziari e la curva è tutt’altro che in discesa, lo dimostrano i casi positivi tra detenuti e ancora di più tra il personale di Polizia Penitenziaria che si trova ad espletare il proprio compito istituzionale ed esposto gratuitamente da parte di amministrazioni periferiche che non riescono a garantire i dovuti dispositivi DPI o addirittura ad oggi abbiamo amministrazioni che ancora non hanno stilato un piano anti COVID-19, che possa dettare al lavoratore le dovute precauzioni da seguire in ogni circostanza che si possa presentare quotidianamente all’interno degli istituti penitenziari del territorio nazionale».

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Il grido di allarme e richiesta di aiuto, gli ennesimi per la verità arrivano da Roberto Mattarocchia, Segretario Generale Sarap, sindacato autonomo ruolo agenti penitenziaria,

«Secondo un nostro punto di vista – dice il sindacato -, la curva dei contagi sta crescendo, non solo per le mancanze da parte di un’amministrazione distratta, ma anche a causa di istituti penitenziari non più idonei a rispondere a requisiti dettati dalla stessa amministrazione Penitenziaria che prevede dei canoni ben specifici, il SARAP non vuole strumentalizzare una situazione di gravità che stiamo vivendo a causa di una pandemia che come requisito primario per combatterla è proprio il distanziamento sociale, distanziamento che oggi in alcuni istituti penitenziari non è possibile concedere ne al detenuto e altrettanto al lavoratore a causa di strutture costruite nel lontano ottocento e non potendo più offrire quei requisiti sia logistico che appunto strutturale»

Quindi il SARAP è a favore della certezza della pena da espiare in strutture idonee e perché ciò possa avvenire continuiamo a chiedere al ministro della giustizia una rivisitazione del piano edilizio penitenziario sul territorio nazionale .

Oltre questo entra in gioco anche il piano psicologico, in quanto il personale di Polizia Penitenziaria sembra quasi che sia visto come una categoria da sovraccaricare di lavoro senza porvi limiti e senza indicazioni precise su come poter procedere nelle varie situazioni giornaliere che si presentano.

«Tutto questo va fermato – scrive Roberto Matarocchia, segretario generale Sarap -, la situazione in cui ci troviamo oggi è semplicemente la conseguenza di una amministrazione assente a tutela del lavoratore che ha sempre fatto finta di non sentire la voce dei poliziotti che presentavano le varie problematiche».

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