Tenta il suicidio nel carcere di Terni salvato dalla polizia penitenziaria

Tenta il suicidio nel carcere di Terni salvato dalla polizia penitenziaria

Trattativa sul tetto con lenzuolo al collo evitata la tragedia

Un nuovo, drammatico episodio si è consumato oggi all’interno della casa circondariale di Terni. Poco dopo le 13.30, un detenuto di origine campana, ristretto nel circuito della media sicurezza, è riuscito con abilità a raggiungere il tetto dell’edificio. L’uomo aveva annodato un lenzuolo attorno al proprio collo, simulando un cappio, minacciando ripetutamente di lanciarsi nel vuoto. Il gesto estremo, compiuto in uno stato di evidente alterazione emotiva, ha immediatamente fatto scattare le procedure di emergenza.

Intervento rapido e rischioso dei sovrintendenti

Due Sovrintendenti della Polizia Penitenziaria, entrambi con alle spalle decenni di servizio, non hanno esitato un istante. Senza attendere rinforzi specializzati, si sono arrampicati sul tetto per avviare una complessa opera di persuasione. La trattativa è durata quasi un’ora, con l’uomo che alternava momenti di silenzio a improvvisi scatti di rabbia. Gli agenti, esposti al rischio di cadere a loro volta, hanno mantenuto un sangue freddo notevole, parlando con il detenuto di vicende personali e familiari fino a ricondurlo alla ragione.

Un istituto sotto pressione per carenza di risorse

Il carcere di Terni, da tempo segnalato dai sindacati come struttura al limite della sostenibilità, soffre di un cronico sovraffollamento. Le celle ospitano un numero di detenuti superiore alla capienza regolamentare, mentre l’organico degli agenti è ridotto all’osso. Questa combinazione letale genera un clima di tensione quotidiana, dove episodi di autolesionismo e aggressioni al personale si moltiplicano senza tregua.

Fabrizio Bonino, segretario nazionale del SAPPE per l’Umbria, non usa giri di parole: «Due colleghi non più giovanissimi hanno rischiato la vita per salvare quella di un detenuto. Hanno compiuto il loro dovere, ma or siamo al limite dell’eroismo quotidiano. Il carcere di Terni è una polveriera: personale ridotto all’osso, detenuti con gravi fragilità psichiche, spazi inadeguati. Chiediamo al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al Governo interventi strutturali immediati. Servono più agenti, corsi specifici per la gestione delle crisi e una politica seria di riduzione del sovraffollamento. Altrimenti, prima o poi, una trattativa come quella di oggi potrebbe concludersi in tragedia. E la responsabilità ricadrà su chi da anni finge di non vedere.»

Un rischio quotidiano diventato la norma

Il tentato suicidio di Terni non è un caso isolato. Negli ultimi dodici mesi, si contano decine di gesti estremi all’interno degli istituti penitenziari italiani, molti dei quali frustrati solo dall’intervento tempestivo degli agenti. La Polizia Penitenziaria, spesso dimenticata dai riflettori mediatici, si trova a operare in condizioni che definire precarie è un eufemismo. Turni massacranti, stress accumulato, mancanza di supporto psicologico: questi gli ingredienti di una quotidianità che molti definirebbero già di per sé insostenibile.

Il sindacato SAPPE Umbria ha espresso piena solidarietà ai due Sovrintendenti e a tutto il personale della casa circondariale di Terni. Senza la loro professionalità, oggi avremmo dovuto piangere un’altra vittima. Ma il messaggio che arriva da questa ennesima emergenza è chiaro: non si può continuare a chiedere il miracolo a chi lavora già oltre ogni limite.

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