Combinavano il matrimonio delle figlie, genitori a processo
Un oscuro caso di matrimoni combinati ha portato alla rinvio a giudizio di una coppia di genitori di origine serba, entrambi quarantenni, accusati di aver organizzato il matrimonio delle proprie figlie senza il loro consenso. La vicenda, che coinvolge anche una delle figlie minorenni, è stata esaminata dal giudice per le udienze preliminari Valerio D’Andria.
Secondo quanto emerso, la più giovane delle due figlie sarebbe stata “destinata” a un giovane kosovaro residente in Germania, con il matrimonio previsto per agosto 2019. Tuttavia, a causa di un documento mancante, la giovane non è riuscita a lasciare l’Italia, rendendo impossibile l’evento. Successivamente, la famiglia avrebbe organizzato un secondo tentativo di matrimonio combinato nel marzo 2020, poco dopo che la secondogenita aveva lasciato una struttura protetta in cui era stata accolta dopo la segnalazione ai servizi sociali del Comune.
Tuttavia, il lockdown causato dalla pandemia da COVID-19 ha bloccato tutto, impedendo la celebrazione del matrimonio. Per la figlia maggiore, i genitori avrebbero individuato un uomo residente a Boston, negli Stati Uniti, come futuro marito. Un incontro familiare è stato organizzato per settembre 2021, al quale hanno partecipato diversi membri della famiglia, nonché la madre dello sposo e futura suocera della ragazza. In seguito, è stata organizzata anche una festa di fidanzamento in attesa della partenza della giovane per gli Stati Uniti.
Tuttavia, secondo l’accusa presentata dalla Procura della Repubblica, la ragazza si è presentata dai carabinieri per denunciare quanto stava accadendo. Il giudice per le udienze preliminari ha deciso il rinvio a giudizio dei genitori, il cui processo avrà inizio il 7 marzo prossimo.
L’avvocato Sara Pasquino, che rappresenta le due sorelle, sottolinea che si tratta di uno dei primi casi affrontati dal Tribunale di Perugia in cui viene contestato il reato specifico di induzione al matrimonio.
Questo caso getta luce su una pratica illegale e ingiusta che viola la libertà e l’autonomia delle persone coinvolte. Il processo rappresenta un passo importante nella lotta contro i matrimoni combinati non consensuali, e si spera che la giustizia sia fatta per le due ragazze coinvolte.

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