Dialogo riaperto ma la tensione resta sul progetto ternano
ll confronto sul progetto stadio-clinica di Terni si riaccende tra segnali di distensione e nuove incertezze. Dopo giorni di accuse reciproche e contrasti istituzionali, l’incontro tra la presidente Stefania Proietti e il patron della Ternana Calcio, Gian Luigi Rizzo, ha aperto un fragile spiraglio, mentre il Consiglio comunale ha approvato l’atto di Fratelli d’Italia che invita a riaprire il dialogo con la Regione Umbria. Tuttavia, le distanze restano evidenti e la soluzione è ancora lontana.
L’atto, presentato dal capogruppo Roberto Pastura, mira a riportare la discussione su un piano istituzionale, tentando di evitare che la disputa finisca inghiottita dal contenzioso aperto davanti al Tar dell’Umbria. L’amministrazione regionale, infatti, ha impugnato la determina comunale che aveva dato il via libera alla costruzione del complesso comprendente il nuovo stadio Liberati, con capienza prevista di 18mila posti, e la clinica privata convenzionata da 80 posti letto accreditabili.
Secondo Palazzo Donini, l’atto comunale sarebbe «viziato e illegittimo», in contrasto con quanto espresso nella precedente Conferenza dei Servizi, che aveva bocciato la parte sanitaria del progetto. La Regione contesta in particolare la possibilità di accreditare nuovi posti letto privati, considerandola incompatibile con la programmazione sanitaria regionale.
In Consiglio comunale, la delibera è passata con i voti favorevoli del centrodestra e l’opposizione di Pd e Movimento 5 Stelle, che hanno chiesto il ritiro della determina prima di riaprire il confronto. La consigliera Roberta Trippini (ex Ap) ha votato contro, mentre Cinzia Fabrizi (ex FdI) si è astenuta, definendo «prematuro» affrontare la questione mentre pende un giudizio amministrativo.
Dal fronte democratico, il consigliere Pierluigi Spinelli ha ribadito la necessità di distinguere i due piani: «Lo stadio serve alla città, ma la clinica privata non può sostituire l’intervento pubblico. Si può pensare a una riqualificazione del Liberati senza demolirlo». L’emendamento presentato dal Pd, che chiedeva il ritiro in autotutela dell’atto impugnato, è stato bocciato.
Pastura ha invece insistito sulla necessità di recuperare «unità e visione». Per Fratelli d’Italia, il progetto non deve essere strumentalizzato politicamente: «Serve trasparenza e rispetto delle regole, ma anche coraggio decisionale. Solo un dialogo costruttivo può far avanzare la città e sbloccare anche il dossier del nuovo ospedale pubblico».
Sul fronte imprenditoriale, la Ternana ribadisce di voler proseguire nella progettazione. Il patron Rizzo ha confermato che la società non intende arretrare, pur auspicando un’intesa istituzionale che eviti nuovi ritardi. Le prossime settimane saranno decisive, soprattutto per capire se il Tar accoglierà o meno il ricorso della Regione.
Secondo fonti comunali, la giunta starebbe valutando l’ipotesi di un tavolo tecnico congiunto per cercare un punto di equilibrio. L’obiettivo è salvaguardare gli investimenti privati senza compromettere la pianificazione sanitaria regionale. La presidente Proietti, pur mantenendo toni prudenti, avrebbe espresso disponibilità al confronto, chiedendo «chiarezza normativa» e un percorso condiviso con la Regione.
Nel frattempo, il clima politico resta incandescente. In città il dibattito si sposta anche sul piano economico: sostenitori del progetto parlano di opportunità per l’indotto e il rilancio urbano dell’area di Cardeto, mentre i contrari denunciano il rischio di una “privatizzazione mascherata” della sanità locale.
Analisti locali sottolineano come il nodo vero non sia la costruzione dello stadio in sé, ma il modello di partnership pubblico-privato proposto. Il progetto complessivo da 80 milioni di euro include infatti la realizzazione di strutture sportive, parcheggi e servizi integrati, con un impatto urbanistico rilevante.
Se la via del dialogo dovesse concretizzarsi, scrive Sergio Capotosti su Il Messaggero_ i prossimi passi prevedono la definizione di un cronoprogramma condiviso tra Comune e Regione. Ma resta incerta la posizione del Tar, che dovrà pronunciarsi entro i prossimi mesi. Solo allora sarà chiaro se la tregua potrà trasformarsi in un nuovo percorso amministrativo o se si tornerà allo scontro legale.
Per ora, il messaggio che emerge da Terni è di prudenza: nessuno vuole cedere, ma cresce la consapevolezza che senza cooperazione istituzionale il progetto rischia di arenarsi definitivamente.

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