Un incontro a Perugia sulle origini dell’antica abbazia
Il prossimo appuntamento con le Conversazioni in città, organizzato dai Sabati del Gotto, sarà dedicato alla scoperta della cripta della basilica di San Pietro e alle sue origini storiche. L’incontro si terrà sabato 7 giugno, alle ore 17.30, presso la sede dell’associazione in via Enrico dal Pozzo 47, nell’area di Porta Pesa. A guidare il pubblico nel viaggio tra le testimonianze archeologiche della zona saranno l’archeologa Barbara Venanti e Luana Cenciaioli, già direttrice del Museo archeologico nazionale dell’Umbria.
Il tema centrale dell’incontro sarà la cripta ottoniana della basilica di San Pietro, emersa durante le campagne di scavo condotte tra il 1979 e il 1981. Le indagini archeologiche hanno portato alla luce una struttura sotterranea risalente all’epoca dell’imperatore Ottone, che rappresenta una delle testimonianze più significative della stratificazione storica e religiosa dell’area.
L’area in cui sorge oggi la basilica era in antico attraversata da due importanti assi viari: la via Amerina, che collegava Roma alle regioni centrali, e la via regale. La posizione strategica ha favorito l’insediamento umano fin dall’epoca etrusca. Ne sono testimonianza tre principali necropoli: quella di San Pietro, quella di San Costanzo e quella situata in via Solatia. Si tratta di siti funerari di notevole rilievo che indicano la centralità della zona nella topografia sacra dell’antica Perugia.
Nel corso dell’età romana, l’area ha continuato a essere utilizzata con funzioni funerarie. Due monumenti sepolcrali sono noti per essere stati eretti in epoca imperiale: uno, oggi scomparso, era conosciuto con il nome popolare di “tabucca” e si trovava appena all’esterno della porta di San Costanzo; l’altro è ancora visibile vicino all’ingresso della basilica di San Pietro, alla base del campanile. Entrambi i sepolcri testimoniano la continuità di uso del territorio in relazione ai culti dei defunti.
All’interno della basilica attuale, costruita nel corso dei secoli, sono stati reimpiegati numerosi elementi architettonici di epoca romana, provenienti da edifici della Perugia antica. Tra questi si contano tredici capitelli ionici in marmo, databili alla fine del III – inizi del IV secolo dopo Cristo. Le colonne, realizzate in bardiglio nero e in granito, insieme alle basi in marmo di tipo attico, rientrano nel repertorio tipico dell’architettura monumentale imperiale, diffusa in tutta la penisola.
Secondo quanto tramandato da papa Gregorio Magno, l’area di San Pietro fu anche sede di importanti sepolture cristiane. Tra queste, quella di Sant’Ercolano, vescovo e martire, le cui spoglie furono deposte presso la primitiva chiesa dedicata all’apostolo Pietro. Di quest’edificio originario restano oggi poche strutture visibili, ma le indagini archeologiche hanno contribuito a ricostruirne la pianta e a individuarne l’impianto sotterraneo, dove si trova la cripta oggetto dell’incontro.
La cripta ottoniana, in particolare, rappresenta un punto focale della discussione. Essa venne alla luce nel corso degli scavi realizzati tra il 1979 e il 1981, rivelando una struttura articolata, concepita per ospitare reliquie e per accogliere fedeli in visita. Le caratteristiche architettoniche richiamano modelli del tardo X secolo, in linea con l’influenza del Sacro Romano Impero in Italia centrale. L’analisi dei materiali e delle tecniche costruttive ha permesso di collocare la realizzazione della cripta nel quadro delle trasformazioni religiose e istituzionali avvenute nel periodo ottoniano.
L’incontro promosso dai Sabati del Gotto si propone di approfondire non solo gli aspetti tecnici e archeologici, ma anche il contesto storico in cui si inseriscono i reperti e le strutture individuate. L’obiettivo è quello di rendere accessibile al pubblico la complessità della storia urbana e religiosa di Perugia, mettendo in luce il ruolo fondamentale dell’area di San Pietro nella formazione dell’identità cittadina attraverso i secoli.
La partecipazione di studiosi esperti nel campo dell’archeologia e della storia locale consente di arricchire il quadro conoscitivo e di valorizzare i risultati delle ricerche condotte sul campo. L’iniziativa si colloca in un più ampio progetto di divulgazione che punta a far dialogare il patrimonio archeologico con la cittadinanza, rafforzando il legame tra i luoghi storici e la memoria collettiva.

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