Arte e fede si incontrano a Perugia in una mostra unica
Ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi e la sua figura continua a esercitare una forza magnetica sul presente. Non solo come patrimonio religioso, ma come archetipo vivente di valori che il mondo contemporaneo insegue con crescente urgenza: il rapporto con la natura, la cura degli ultimi, la ricerca di autenticità. Proprio attorno a questa eredità straordinaria nasce la mostra San Francesco. Nostro contemporaneo. Arte e Spiritualità da Burri a Pistoletto, che Fondazione Perugia inaugura il 18 aprile 2026 a Palazzo Baldeschi, nel cuore di Perugia, dove rimarrà aperta fino al 1° novembre 2026.
Il progetto, curato da Costantino D’Orazio — direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria — nasce da una collaborazione istituzionale solida e ambiziosa, capace di mettere in dialogo il patrimonio storico del territorio con i linguaggi dell’arte del Novecento e del terzo millennio. La mostra ha ottenuto i patrocini del Ministero della Cultura, del Comitato Nazionale per la celebrazione dell’Ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi, della Regione Umbria e del Comune di Perugia.
Una costellazione di grandi nomi
Il percorso espositivo si snoda attraverso le sale di Palazzo Baldeschi con un allestimento pensato per far emergere affinità e tensioni tra epoche e sensibilità molto diverse. Si tratta di un dialogo aperto, mai didascalico, tra opere che appartengono a stagioni artistiche distinte ma che convergono verso domande comuni: cosa significa il sacro oggi, dove abita la spiritualità, come si traduce in forma visiva l’esperienza del divino.
Alberto Burri apre idealmente il percorso con la sua poetica dei materiali poveri, quei tessuti, catrame e plastiche bruciate che parlano di ferita e redenzione con una forza che nessuna parola saprebbe eguagliare. Accanto a lui, Michelangelo Pistoletto porta in mostra la celebre Venere degli stracci, opera ormai entrata nell’immaginario collettivo come riflessione sull’equilibrio — o sul conflitto — tra natura e artificio, bellezza classica e accumulo contemporaneo.
Emilio Isgrò ha scelto di confrontarsi direttamente con il Cantico delle Creature, applicando le sue cancellature concettuali al testo di Francesco. Un gesto che non distrugge, ma protegge: le parole occultate diventano riserve di senso, zone di silenzio necessario. Anche Omar Galliani omaggia il Cantico con il dittico In Lumine Dei, inciso su superficie dorata, dove una figura femminile di spalle interroga l’esperienza del divino. La luce, in quell’opera come nel dettato francescano, non è oggetto di contemplazione ma presenza diffusa, corpo che risuona e accoglie.
Natura, materia e fragilità dell’esistenza
Giuseppe Penone, con la sua scultura che fa emergere l’albero nascosto dentro il legno lavorato, richiama con precisione quasi mistica il senso francescano del creato come specchio del divino. Marina Abramović porta invece la dimensione corporea e performativa della spiritualità, quella sofferenza volontaria e quella resistenza fisica che echeggia, in modo laico ma non distante, l’ascesi del santo di Assisi.
Jannis Kounellis e le sue installazioni materiche, i sacchi, le pietre, i fuochi, costruiscono un’atmosfera densa e arcaica. Mimmo Paladino con le sue sculture evocative abita uno spazio sospeso tra mito e memoria. William Congdon, pittore americano convertito al cattolicesimo e vissuto a lungo in Italia, porta opere in cui la tensione spirituale è palpabile, quasi viscerale.
Gerardo Dottori, esponente del futurismo umbro, aveva dedicato opere esplicitamente ispirate alla figura di San Francesco, e la sua presenza in mostra rafforza il legame profondo tra il Santo e il territorio che lo ha generato.
Maurizio Cattelan, Kiki Smith e la provocazione necessaria
Tra le presenze più attese, quella di Maurizio Cattelan, la cui opera pone sempre domande scomode sul senso del sacro, sul potere della Chiesa, sull’innocenza e sulla colpa. La sua presenza accanto a opere di devozione tradizionale — medaglie votive, reliquiari storici — genera uno scarto produttivo, uno spazio di riflessione che nessun testo critico potrebbe aprire con la stessa efficacia.
Kiki Smith e Nicola Samorì esplorano invece la fragilità del corpo umano, la sua vulnerabilità, la sua permeabilità al dolore e alla grazia. Luigi Serafini, con il suo universo visionario ai confini tra realtà e immaginario, e Bruno Ceccobelli, con la sua pittura densa di simboli e materia, completano una mappa spirituale che attraversa stili e decenni senza perdere coerenza.
Non manca Gino De Dominicis con Tentativo di volo, opera che parla di levitazione e di limite, di quel desiderio di trascendenza che accomuna l’artista e il mistico. Presenti anche Mario Ceroli, Giuseppe Uncini, Leoncillo, Sabrina Mezzaqui, Flavio Favelli e Serse.
Dieci grandi maestri dal Gabinetto di Bologna
A completare il percorso, una selezione di dieci opere grafiche di altrettanti grandi maestri della storia dell’arte moderna: Paul Cézanne, Jean Cocteau, Alberto Giacometti, Mario Sironi, Odilon Redon, Maurice Denis, Marc Chagall, Paul Gauguin, Pablo Picasso e Henri Rousseau. Le opere provengono dal Gabinetto Disegni e Stampe della Pinacoteca Nazionale di Bologna e offrono uno sguardo trasversale sulla presenza del sacro nell’arte europea tra Otto e Novecento.
I prestiti arrivano da istituzioni di primo piano: il MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, la Custodia Generale del Sacro Convento di Assisi, il Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria, la Fondazione Pistoletto e la Pro Civitate Christiana.
Una rete culturale per il territorio
La mostra non è solo un evento espositivo. È, nelle intenzioni di Fondazione Perugia e della Galleria Nazionale dell’Umbria, un progetto di rete che rafforza il ruolo delle istituzioni culturali del territorio umbro. Alcide Casini, presidente di Fondazione Perugia, ha sottolineato come il progetto intenda valorizzare l’identità storica di una regione che con San Francesco condivide radici profonde: fu in Umbria che il Santo nacque, visse e morì nel 1226, per essere canonizzato appena due anni dopo, nel 1228.
Il catalogo della mostra, edito da Fabrizio Fabbri Editore, raccoglie il saggio introduttivo di Costantino D’Orazio insieme ai contributi di Davide Rondoni, Fra Giulio Cesareo, Italo Tomassoni, Massimo Duranti, Tiziana Caponi e Samuele Ranucci.
Palazzo Baldeschi è aperto dal martedì al venerdì dalle 15:00 alle 19:30, il sabato e la domenica dalle 10:30 alle 19:30. Il biglietto intero costa 7 euro, il ridotto 4 euro. Sono previste agevolazioni per i visitatori in convenzione con Regionale di Trenitalia e Saba-Sipa. Informazioni e prenotazioni al numero 075 5734760 e sul sito www.fondazioneperugia.it.
Mostra · Perugia · 2026
San Francesco – Nostro contemporaneo
Arte e Spiritualità da Burri a Pistoletto
| 📅 Date | 18 aprile – 1° novembre 2026 |
| 📍 Luogo | Palazzo Baldeschi, Perugia |
| 🕐 Orari | Mar–Ven: 15:00–19:30 Sab–Dom: 10:30–19:30 |
| 🎟 Biglietto | Intero €7 · Ridotto €4 |
| 📞 Info | 075 5734760 · fondazioneperugia.it |
A ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, Fondazione Perugia promuove una mostra che rilegge la sua eredità spirituale attraverso l’arte contemporanea. In dialogo con opere di Alberto Burri, Michelangelo Pistoletto, Giuseppe Penone, Marina Abramović, Maurizio Cattelan, Emilio Isgrò e Omar Galliani, il percorso esplora temi universali come il rapporto con la natura, la fragilità dell’esistenza e il senso del sacro nel mondo odierno. La mostra è curata da Costantino D’Orazio, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria, e ospita prestiti da istituzioni di primo piano tra cui il MAXXI di Roma e la Pinacoteca Nazionale di Bologna. Un progetto che unisce identità territoriale, spiritualità e linguaggi visivi del presente.

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