Film d’autore a “Storie di Storia, i misteri d’italia”: giovedì al Caporali “L’abbandono”

In sala Ugo Frosi, Gianluca Brundo e Giulia Galiani

 La terza edizione di “Storie di Storia, l’arte della narrazione“, dedicata quest’anno ai “Misteri d’Italia“, entra nella seconda settimana. Giovedì 22 e venerdì 23 il centro della rassegna sarà il Cinema Teatro Cesare Caporali, nel centro storico di Castiglione del Lago. Giovedì 22 alle ore 21, per la sezione “Il cinema indipendente racconta la storia”, proiezione del film “L’abbandono” del regista Ugo Frosi, uscito in anteprima nazionale a Roma lo scorso 18 ottobre: saranno ospiti in sala il regista e gli attori protagonisti Giulia Galiani e Gianluca Brundo, attore romano ma residente a Castiglione del Lago da molti anni, insieme al critico cinematografico Pedro Armocida, direttore del Festival di Pesaro.

Ugo Frosi

Nella seconda metà del XVIII secolo il vicario di un vescovo, impersonato da Alberto Baraghini, viene inviato presso un monastero per indagare sui fatti relativi ad una suora accusata di scandalo ed eresia: nel silenzio del chiostro, l’incontro con la misteriosa suor Irene, interpretata dalla brava Giulia Galiani, e gli estenuanti interrogatori dei testimoni condotti dall’Inquisitore, incarnato da Gianluca Brundo, condurranno il giovane ecclesiastico ad una profonda crisi spirituale e alla scoperta di una realtà inaspettata. «L’amore uccide ciò che siamo stati affinché si possa divenire ciò che non eravamo» diceva Sant’Agostino.

Giulia Galiani

«Il 25 giugno 1781 – spiega il regista, soggettista e sceneggiatore Ugo Frosi – il vescovo di Pistoia e Prato, Scipione de Ricci, scrive al Pontefice Pio VI una lettera dai toni preoccupati circa alcuni eventi occorsi nel monastero di Santa Caterina di Prato, dove “due religiose, oltre a professare sfacciatamente il quietismo, trattano d’invenzione di uomini, e Trinità, e incarnazione, e sacramenti ed eternità…”. Il vescovo, in seguito, invierà al monastero l’abate Lorenzo Palli, suo vicario, per approfondire la natura e la verità dei fatti e condurre un interrogatorio ufficiale delle monache e dei testimoni. Partendo da questo remoto e sconosciuto evento storico, una storia di scandalo e sospetta eresia avvenuto diversi secoli fa nel chiuso delle mura di un convento – spiega il regista – il film vuole indagare il conflitto esistente tra la natura del potere e dell’autorità e il desiderio di libertà, ineliminabile e irriducibile nel fondo dell’essere umano. La sceneggiatura, basata sulle memorie del vescovo e sulla preziosa trascrizione integrale dell’interrogatorio, nella finzione prende le mosse dall’avventura umana del giovane vicario e del suo incontro, nel silenzio del convento, con la misteriosa suor Irene. Personaggio di grande carisma e seduzione, suor Irene, in un cosmo tutto maschile come quello della Chiesa Cattolica, conduce una battaglia solitaria e coraggiosa nel sostenere le proprie convinzioni dottrinali e nel fermo rifiuto ad essere ricondotta ad un ordine e ad una disciplina che ormai avverte solo come una violenza nei confronti della propria natura. La stessa, peraltro, può ben rappresentare la voce di molte di quelle religiose e mistiche, che lungo diversi secoli, sono state fatte tacere nel chiuso dei chiostri, accusate di follia o stregoneria, ed espunte infine da ogni storia ufficiale». (AKR)

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