Dura critica a Perugia sull’adduzione inaugurata a Tuoro
Nuova polemica politica sul progetto di adduzione idrica destinato al lago Trasimeno acqua, dopo l’inaugurazione del flusso proveniente dal bacino di Montedoglio. Il capogruppo della Lega all’Assemblea legislativa dell’Umbria, Enrico Melasecche, ha annunciato la presentazione di un’interrogazione rivolta all’assessora regionale Simona Meloni per ottenere chiarimenti sulla reale portata dell’acqua immessa nel lago.
Secondo Melasecche, i dati visibili a prima vista non confermerebbero la promessa di una portata di 200 litri al secondo, valore indicato nei giorni scorsi durante la cerimonia di apertura dell’adduzione. L’esponente dell’opposizione parla di un flusso molto limitato, definito come un semplice getto d’acqua che impegnerebbe solo una piccola sezione della conduttura.
Critiche sulla portata dell’acqua
Il consigliere regionale sostiene che il flusso osservato a Tuoro sul Trasimeno apparirebbe ridotto rispetto alle aspettative create dall’annuncio istituzionale. Da qui la richiesta di una certificazione ufficiale dei dati tecnici sulla portata dell’immissione idrica.
Secondo Melasecche, il getto d’acqua mostrerebbe caratteristiche di flusso laminare, privo della turbolenza che ci si aspetterebbe da una portata consistente. Un elemento che, a suo giudizio, renderebbe necessario verificare con precisione i numeri effettivi dell’operazione.
Il contesto del progetto Montedoglio
Il progetto riguarda l’utilizzo dell’acqua proveniente dal bacino di Diga di Montedoglio, infrastruttura alimentata dal fiume Tevere, per contribuire al riequilibrio idrico del Lago Trasimeno.
Melasecche ha ricordato che uno dei passaggi chiave per rendere possibile il trasferimento d’acqua è stato lo studio affidato alla Università degli Studi di Perugia, incaricata di verificare la compatibilità tra le acque del bacino di Montedoglio e quelle del lago.
Nella ricostruzione del consigliere, un ruolo determinante sarebbe stato svolto anche dal lavoro dell’Autorità di Bacino dell’Appennino Centrale, guidata dal professor Mario Casini, oltre alla nomina di un commissario straordinario da parte del governo nazionale.
Il nodo dei livelli idrometrici
Nel suo intervento Melasecche ha sottolineato anche l’andamento del livello idrometrico del lago, ricordando che la risalita registrata negli ultimi mesi sarebbe legata soprattutto alle precipitazioni abbondanti.
Secondo i dati citati dal consigliere, il livello del lago sarebbe passato da -174 centimetri a circa -140 centimetri, un miglioramento che tuttavia non garantirebbe la stabilità futura del bacino.
La preoccupazione riguarda in particolare i mesi estivi, quando l’elevata evaporazione potrebbe ridurre nuovamente il livello dell’acqua e compromettere attività come la navigazione.
Il progetto Paganico e le prospettive
Un altro punto sollevato riguarda l’adduzione principale prevista dal canale del Paganico, infrastruttura che dovrebbe garantire una portata di circa 800 litri al secondo. Secondo Melasecche, questo intervento rappresenterebbe il passaggio decisivo per il recupero strutturale del lago.
Al momento, però, il consigliere parla di ritardi e rinvii che avrebbero fatto sfumare il primo obiettivo operativo previsto per l’inverno 2025-2026.
Secondo le stime citate dall’esponente della Lega, anche con il completamento dell’opera il contributo complessivo potrebbe portare nel lungo periodo a un aumento di circa 7-8 centimetri del livello del lago nell’arco di un decennio.
Le richieste dell’opposizione
Melasecche conclude chiedendo maggiore chiarezza sulle prospettive del progetto e sulle effettive quantità d’acqua trasferite verso il lago. L’interrogazione annunciata in Consiglio regionale punta a ottenere dati tecnici precisi sulla portata dell’immissione idrica e sul cronoprogramma degli interventi ancora previsti.
Tra le richieste avanzate figurano anche il ripristino e la pulizia dei canali di adduzione, oltre all’utilizzo di mezzi adeguati per il dragaggio dei fondali del lago, considerato necessario per garantire la navigabilità durante la stagione estiva.
Il confronto politico sul futuro del Lago Trasimeno resta dunque aperto, in un contesto in cui la gestione delle risorse idriche continua a rappresentare uno dei nodi centrali per il territorio e per le comunità che vivono attorno al bacino lacustre.

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