Codice Rosa, cure e protezione uniformi negli ospedali umbri
📌 FLASH NEWS – La Regione Umbria approva il Codice Rosa, percorso unico per donne e minori vittime di violenza. Procedure uniformi nei Pronto Soccorso, Stanza Rosa, équipe multidisciplinari e continuità assistenziale dopo la dimissione. H24
Un percorso regionale unico per le vittime di violenza
La Regione Umbria introduce per la prima volta il “Codice Rosa”, un percorso regionale strutturato destinato all’accoglienza, al soccorso e alla presa in carico delle donne e dei minori vittime di violenza. Il nuovo modello punta a rendere uniformi le procedure applicate nei Pronto Soccorso umbri e, nello stesso tempo, a consolidare il collegamento tra ospedali, servizi territoriali e Centri Antiviolenza.
Il percorso è stato presentato lunedì 31 agosto 2026 a Palazzo Donini, a Perugia, dalla presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, insieme ai rappresentanti delle istituzioni regionali e del sistema sanitario coinvolti nell’attuazione del protocollo.
Alla presentazione hanno partecipato l’assessora regionale alle Politiche di parità di genere e antidiscriminazione Simona Meloni, la presidente del Centro Pari Opportunità Federica Moretti, la direttrice regionale Salute e Welfare Daniela Donetti, il direttore del Pronto Soccorso dell’ospedale di Foligno Giuseppe Calabrò, il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia Antonio D’Urso e il direttore sanitario dell’Usl Umbria 1 Ottavio Alessandro Nicastro.
Procedure omogenee in tutti i Pronto Soccorso
L’obiettivo centrale del Codice Rosa è quello di superare le differenze nei percorsi di assistenza e garantire modalità operative omogenee sul territorio regionale. La persona vittima di violenza dovrà poter trovare, fin dall’accesso alla struttura sanitaria, un sistema organizzato in grado di assicurare cure, ascolto, protezione e successivo accompagnamento.
La presidente Stefania Proietti ha indicato nel nuovo protocollo uno strumento destinato a colmare un elemento finora mancante nell’organizzazione sanitaria e sociale regionale. L’intento dichiarato è offrire in ogni ospedale umbro un percorso certo, uniforme e protetto, evitando inoltre che la donna sia costretta a ripetere più volte il racconto della violenza subita.
Il modello, secondo quanto illustrato dalla Regione, mette al centro la dignità e l’autodeterminazione della persona, senza interrompere l’assistenza nel momento in cui termina la fase strettamente ospedaliera. La presa in carico, infatti, prosegue anche dopo la dimissione attraverso il raccordo con i servizi presenti sul territorio.
Dall’ingresso in ospedale alla continuità assistenziale
Il Codice Rosa viene attivato già nella fase di triage del Pronto Soccorso. Dopo l’individuazione della situazione, la persona viene accompagnata in uno spazio specificamente destinato all’accoglienza e alla protezione, la cosiddetta “Stanza Rosa”, dove può essere ascoltata e assistita in condizioni di riservatezza.
La procedura prevede quindi l’intervento di una équipe multidisciplinare, con operatori formati per affrontare situazioni nelle quali agli aspetti sanitari possono affiancarsi esigenze psicologiche, sociali, giudiziarie e di protezione.
La direttrice regionale Salute e Welfare Daniela Donetti ha evidenziato proprio il carattere integrato del nuovo sistema, costruito attraverso il collegamento tra Pronto Soccorso, strutture territoriali e Centri Antiviolenza. L’organizzazione punta ad assicurare procedure condivise e personale preparato, mantenendo particolare attenzione alla tutela della riservatezza della vittima.
La Stanza Rosa come ambiente protetto e riservato
Uno degli elementi qualificanti del percorso è rappresentato dalla Stanza Rosa, pensata per evitare che una situazione particolarmente delicata venga gestita negli spazi ordinari del Pronto Soccorso senza le necessarie condizioni di privacy.
In questo ambiente la persona può essere assistita lontano da situazioni che potrebbero aumentarne il disagio. La scelta risponde anche alla necessità di creare condizioni adeguate per l’ascolto e per gli accertamenti previsti durante la presa in carico.
Il direttore del Pronto Soccorso dell’ospedale di Foligno Giuseppe Calabrò ha spiegato che il meccanismo operativo prende avvio dal triage e prosegue attraverso l’intervento dell’équipe multidisciplinare. Alle cure mediche d’urgenza si aggiunge il raccordo con Forze dell’Ordine, Autorità giudiziaria, Centri Antiviolenza e strutture territoriali.
La collaborazione tra i diversi soggetti è prevista anche per consentire una corretta repertazione medico-legale e per predisporre un percorso di protezione che non termini con l’uscita dall’ospedale.
Il collegamento con consultori e Centri Antiviolenza
La continuità dopo la dimissione costituisce uno dei punti centrali del protocollo regionale. Il direttore sanitario dell’Usl Umbria 1 Ottavio Alessandro Nicastro ha sottolineato come la conclusione dell’assistenza in Pronto Soccorso rappresenti soltanto il passaggio verso una nuova fase.
A entrare in gioco sono quindi i consultori familiari e i Centri Antiviolenza, chiamati ad accompagnare la donna nel percorso successivo e a evitare che debba orientarsi autonomamente tra strutture e servizi differenti.
Il protocollo stabilisce un primo contatto con la donna entro 72 ore dalla dimissione, creando così un raccordo temporale preciso tra l’intervento sanitario e la successiva assistenza territoriale.
La rete prevista dal Codice Rosa interessa Perugia, Terni, Città di Castello, Gubbio-Gualdo e Foligno, attraverso un’organizzazione che punta a integrare le diverse componenti coinvolte nell’assistenza e nella protezione.
L’attenzione all’autonomia delle donne
Il percorso sanitario si inserisce in una strategia più ampia di contrasto alle diverse forme di violenza. L’assessora regionale alle Politiche di parità di genere e antidiscriminazione Simona Meloni ha richiamato, oltre alla violenza fisica, anche quella psicologica ed economica.
Secondo l’impostazione illustrata dalla Regione, la presa in carico deve accompagnare la donna non soltanto nella fase dell’emergenza, ma anche nel successivo ritorno sul territorio. In questo quadro viene considerato rilevante anche il percorso verso l’autonomia economica e lavorativa, indicato come elemento importante per consentire alla vittima di sottrarsi alla condizione di violenza.
La presidente del Centro Pari Opportunità Federica Moretti ha evidenziato il valore concreto del nuovo strumento nell’ambito delle politiche regionali rivolte alla sicurezza e alla dignità delle donne, richiamando la responsabilità collettiva nel contrasto alla violenza.
Formazione degli operatori per riconoscere i segnali
Un’altra componente fondamentale riguarda la formazione del personale sanitario. Non tutte le situazioni di violenza, infatti, si presentano attraverso manifestazioni immediatamente riconoscibili. Per questo il protocollo attribuisce rilievo alla capacità degli operatori di individuare segnali, atteggiamenti e comportamenti che possono indicare una condizione di abuso.
Il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Perugia Antonio D’Urso ha posto l’attenzione sulla necessità che chi arriva in ospedale incontri professionisti capaci non soltanto di fornire le cure necessarie, ma anche di ascoltare senza giudicare, proteggere e accompagnare la persona durante il percorso.
L’organizzazione regionale prevede una specifica attenzione anche nei confronti dei minori vittime di violenza, attraverso modalità di intervento adeguate alla loro età.
Mediazione culturale e linguistica quando necessaria
Il Codice Rosa contempla inoltre la possibilità di attivare, nei casi in cui sia necessario, una mediatrice culturale e linguistica. La previsione consente di affrontare eventuali difficoltà di comunicazione durante una fase nella quale la comprensione reciproca tra persona assistita e operatori assume particolare importanza.
Anche questo intervento rientra nel modello di presa in carico multidisciplinare delineato dalla Regione, che mira a costruire intorno alla vittima un sistema coordinato, evitando passaggi frammentati tra strutture diverse.
L’integrazione tra assistenza ospedaliera e servizi territoriali rappresenta quindi il filo conduttore dell’intero protocollo: dall’arrivo in Pronto Soccorso alla Stanza Rosa, dagli accertamenti sanitari agli eventuali adempimenti medico-legali, fino al collegamento con consultori e Centri Antiviolenza.
Esenzione dal ticket per le prestazioni collegate alla violenza
Tra le misure previste figura anche l’esenzione dal ticket per le prestazioni psicologiche e di specialistica ambulatoriale direttamente collegate alla violenza subita. La disposizione si inserisce nel principio di continuità della presa in carico, che non viene limitata all’intervento effettuato durante l’accesso al Pronto Soccorso.
Il sistema delineato dalla Regione punta così a mettere in relazione le esigenze sanitarie immediate con quelle che possono emergere successivamente, mantenendo un collegamento tra ospedale e territorio.
La presidente Stefania Proietti, concludendo la presentazione, ha ribadito che l’approvazione del Codice Rosa rafforza le azioni regionali dedicate alla prevenzione e al contrasto della violenza di genere, con l’obiettivo di accompagnare le vittime anche dopo l’uscita dalla struttura ospedaliera.
Con l’introduzione del protocollo, l’Umbria dispone quindi per la prima volta di un percorso regionale unitario, nel quale procedure sanitarie, tutela della riservatezza, formazione degli operatori, raccordo istituzionale e assistenza territoriale vengono inseriti in un’unica organizzazione destinata alle donne e ai minori vittime di violenza.

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