Dopo la rissa in campo, quattro Daspo da uno fino a tre anni
📌 FLASH NEWS – Quattro Daspo dopo la rissa scoppiata il 10 maggio durante Piegaro-Sangemini. I provvedimenti colpiscono tre calciatori e un allenatore, denunciati per rissa. I divieti, da uno a tre anni, valgono negli stadi di tutta Italia.
Quattro provvedimenti dopo gli scontri durante la partita
Quattro provvedimenti di Daspo, con durate comprese tra uno e tre anni, sono stati adottati dal Questore di Perugia nei confronti di tre calciatori e un allenatore coinvolti nella rissa avvenuta il 10 maggio durante la partita Piegaro-Sangemini, incontro valido per il campionato regionale di Promozione.
I provvedimenti sono stati emessi dalla Polizia di Stato di Perugia, su proposta del Comando Stazione della Legione Carabinieri Umbria, dopo gli accertamenti svolti sull’episodio verificatosi durante la gara.
Le quattro persone interessate dalla misura di prevenzione erano state coinvolte negli scontri scoppiati sul terreno di gioco e sono state deferite alla Procura della Repubblica per il reato di rissa. La vicenda, secondo quanto ricostruito dalle forze dell’ordine, era iniziata nelle fasi conclusive dell’incontro.
Il pugno dopo un provvedimento di espulsione
L’episodio si è verificato poco dopo il 46° minuto del secondo tempo. La situazione sarebbe precipitata in seguito a un provvedimento di espulsione adottato durante la partita.
In quel frangente, un calciatore appartenente a una delle due formazioni avrebbe improvvisamente sferrato un pugno in pieno volto a un giocatore della squadra avversaria. L’aggressione ha innescato una reazione che, nel giro di pochi istanti, si è trasformata in una rissa.
Negli scontri sono rimasti coinvolti appartenenti a entrambe le squadre, oltre all’allenatore di una delle società. La tensione nata sul terreno di gioco ha quindi superato il confronto tra i due calciatori inizialmente interessati dall’episodio, coinvolgendo altre persone presenti durante la gara.
Un calciatore ha riportato lesioni guaribili in 25 giorni
La colluttazione ha avuto anche conseguenze fisiche. Il calciatore indicato nella ricostruzione come colui che avrebbe dato origine ai disordini ha infatti riportato lesioni giudicate guaribili in 25 giorni.
Gli accertamenti successivamente condotti hanno consentito di ricostruire le condotte contestate alle persone coinvolte. Per i quattro destinatari dei provvedimenti è quindi scattato il deferimento all’autorità giudiziaria per il reato di rissa.
Parallelamente al procedimento penale, la vicenda è stata esaminata anche sotto il profilo delle misure di prevenzione previste per garantire la sicurezza in occasione delle manifestazioni sportive.
Daspo differenziati da uno a tre anni
Alla luce della gravità dell’episodio e del contesto nel quale si sono verificati i fatti, il Questore di Perugia ha disposto quattro Daspo nei confronti dell’allenatore e dei tre calciatori.
La durata dei provvedimenti non è identica per tutti i destinatari. Le misure sono state infatti stabilite per periodi di uno, due e tre anni, sulla base delle condotte contestate a ciascuna delle persone interessate.
Il Daspo comporta il divieto di accesso ai luoghi nei quali vengono disputate manifestazioni calcistiche. Per l’intero periodo previsto dal singolo provvedimento, dunque, i quattro destinatari saranno sottoposti alle limitazioni stabilite dall’autorità di pubblica sicurezza.
Il divieto riguarda le manifestazioni calcistiche in tutta Italia
L’efficacia territoriale dei provvedimenti non è limitata agli impianti sportivi umbri o alle partite delle squadre coinvolte nella rissa del 10 maggio. Il divieto disposto dal Questore di Perugia riguarda infatti l’intero territorio nazionale.
I tre calciatori e l’allenatore destinatari del Daspo non potranno accedere ai luoghi nei quali si svolgono manifestazioni calcistiche per tutta la durata delle rispettive misure.
Il provvedimento opera indipendentemente dalla categoria delle squadre impegnate. Il divieto riguarda quindi sia gli incontri con formazioni iscritte ai campionati professionistici, sia quelli disputati nell’ambito dei campionati dilettantistici.
Dalla rissa sul terreno di gioco ai provvedimenti del Questore
La vicenda prende dunque origine dalla partita Piegaro-Sangemini del 10 maggio, quando un’espulsione e il successivo pugno sferrato da un calciatore nei confronti di un avversario hanno preceduto la rissa che ha coinvolto componenti delle due squadre e un allenatore.
Dagli accertamenti svolti sono derivati due distinti effetti per le persone individuate: da una parte il deferimento alla Procura della Repubblica per rissa, dall’altra l’applicazione delle misure amministrative di prevenzione adottate dal Questore di Perugia.
Per i quattro destinatari, pertanto, il comportamento contestato durante l’incontro di Promozione regionale comporterà l’impossibilità di assistere alle manifestazioni calcistiche sul territorio nazionale per periodi differenti, stabiliti tra uno e tre anni in relazione alle singole condotte ricostruite.

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