Scuole senza climatizzazione, bocciati i fondi alla Camera

Caldo nelle aule, respinto l’emendamento per gli interventi

🏫 Caldo nelle scuole, alla Camera respinto un emendamento per finanziare l’adeguamento climatico degli edifici scolastici. La proposta prevedeva risorse per la climatizzazione mentre cresce il confronto sulle aule estive


di Antonella Valoroso
C’è un grande assente nel Disegno di legge di conversione del Decreto Infrastrutture: la scuola. Mentre il Parlamento discute un provvedimento che riconosce gli effetti sempre più pesanti del cambiamento climatico sulla salute, sul lavoro e sull’economia, milioni di studenti e centinaia di migliaia di docenti restano fuori dal perimetro delle tutele.

Il cambiamento climatico non è più una previsione, ma una realtà con cui il Paese è chiamato a confrontarsi. Lo dimostra lo stesso Decreto-Legge 26 giugno 2026, n. 107, il cosiddetto Decreto Infrastrutture e PNRR, che introduce misure urgenti per fronteggiare le ondate di calore nei cantieri, in agricoltura e in altri comparti produttivi.

Il provvedimento interviene per tutelare lavoratori e imprese, proroga i termini per l’adeguamento antincendio delle strutture sanitarie, sostiene gli investimenti nel turismo, accelera procedure strategiche nel settore energetico e prevede misure specifiche per affrontare gli effetti dell’emergenza climatica nei luoghi di lavoro.

Ma proprio mentre il caldo entra a pieno titolo nell’agenda delle politiche infrastrutturali, la scuola resta esclusa. Nessuna misura strutturale per rendere gli edifici scolastici resilienti alle temperature estreme, nessun piano nazionale per garantire condizioni dignitose di studio e di lavoro nelle aule, nonostante sia ormai evidente che il caldo rappresenti un’emergenza anche per il sistema educativo.

Nel corso dell’esame del provvedimento alla Camera dei deputati è stato infatti respinto un emendamento presentato dal Partito Democratico e sottoscritto anche da parlamentari del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra che prevedeva lo stanziamento di fondi per l’adeguamento climatico degli edifici scolastici, a partire dall’installazione di impianti di climatizzazione.

A confermarlo è la deputata del Movimento 5 Stelle Emma Pavanelli: «Era il Decreto Infrastrutture. L’emendamento era del Pd ma sottoscritto anche da me e altri deputati del M5S e di Avs. Stanziava fondi per le scuole per l’aria condizionata.»

Una scelta che apre un interrogativo tanto semplice quanto difficile da eludere. Se il caldo estremo è riconosciuto come un rischio per chi lavora nei cantieri, perché non dovrebbe esserlo anche per milioni di studenti, docenti e lavoratori della scuola?

Secondo il XXIII Rapporto di Cittadinanzattiva, appena il 7,42% degli edifici scolastici italiani dispone di impianti di climatizzazione. Significa che oltre nove scuole su dieci affrontano le ondate di calore con finestre spalancate, ventilatori acquistati dalle famiglie e temperature che, durante gli esami di Stato o le attività estive, superano facilmente i 35 gradi e toccano punte di 41.

Ogni estate il problema torna al centro del dibattito pubblico. Si moltiplicano le testimonianze di studenti esausti, insegnanti costretti a lavorare in condizioni proibitive e dirigenti scolastici che cercano soluzioni di fortuna. “Poi, con la sospensione delle lezioni e la fine degli esami, tutto viene archiviato fino all’inizio del nuovo anno scolastico (anche se esami di recupero debito e relativi scrutini si svolgono in molti casi nell’ultima settimana di agosto)”.

Eppure le soluzioni esistono.

Proprio a questo tema sarà dedicato un approfondimento che Articolo 33 pubblicherà nel numero di settembre. Ne anticipiamo alcuni contenuti perché dimostrano che il problema può essere affrontato con una strategia nazionale e non con interventi episodici.

L’autore, Mario Borrata, docente laureato in ingegneria della sicurezza, propone un piano fondato su una graduatoria nazionale basata sul reale fabbisogno termico degli edifici scolastici. Non soltanto climatizzazione, ma un insieme coordinato di interventi: schermature solari, pompe di calore ad alta efficienza, impianti fotovoltaici sui tetti, depavimentazione dei cortili per ridurre l’effetto “isola di calore” ed efficientamento energetico.

Anche la questione economica viene affrontata con proposte precise. Secondo Borrata, il piano potrebbe essere finanziato destinando il 10% dei proventi italiani derivanti dalle aste europee della CO₂, pari a circa 259 milioni di euro l’anno, integrandoli con il Conto Termico 3.0 del GSE e con i fondi europei FESR.

Non un libro dei sogni, dunque, ma una strategia tecnicamente sostenibile e finanziariamente praticabile.

Per questo la bocciatura dell’emendamento assume un significato ancora più politico.

Colpisce anche il silenzio del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara.

Negli ultimi anni il ministro ha più volte sostenuto la necessità di tenere aperte le scuole durante il periodo estivo, trasformandole in luoghi di aggregazione, inclusione e contrasto alla dispersione scolastica e alla povertà educativa.

Un obiettivo certamente condivisibile.

Ma una domanda diventa inevitabile: come si possono immaginare scuole aperte anche nei mesi più caldi senza garantire ambienti sicuri e vivibili?

Prima degli annunci servono le infrastrutture.

Prima degli slogan servono gli investimenti.

L’adeguamento climatico delle scuole non rappresenta un lusso, ma una misura di sicurezza, di salute pubblica e di tutela del diritto allo studio.

Consentirebbe davvero di mantenere aperti gli edifici scolastici durante l’estate, offrendo un sostegno concreto alle famiglie, soprattutto a quelle con figli tra i cinque e i quattordici anni, rafforzando il contrasto alla dispersione scolastica, alla povertà educativa e, nei contesti più fragili, anche alla criminalità minorile.

È difficile non pensare ai recenti episodi di cronaca di Grumo Nevano, che hanno riportato al centro dell’attenzione il tema della prevenzione e della necessità di presidiare il territorio con opportunità educative reali.

Resta infine una questione di equità.

Se tutte le aule della Repubblica hanno la stessa dignità, allora dovrebbero garantire condizioni analoghe a chi le vive ogni giorno.

La provocazione nasce spontanea.

Se davvero il caldo non viene considerato un ostacolo allo studio e al lavoro, si spenga l’aria condizionata anche nelle aule parlamentari.

Solo così deputati e ministri potrebbero comprendere fino in fondo cosa significhi studiare, insegnare e lavorare per ore in ambienti trasformati in serre.

Il Parlamento ha ancora tempo.

Il Decreto Infrastrutture dovrà essere convertito in legge entro il 25 agosto.

C’è ancora la possibilità di colmare una lacuna che appare sempre più difficile da giustificare.

Perché un Paese che investe giustamente nella sicurezza dei cantieri, degli ospedali e delle infrastrutture non può continuare a considerare la scuola un’infrastruttura di serie B.

P.S. Mentre questo articolo andava in chiusura, è tornato alla mente un intervento pubblicato il 1° luglio 2026 su Orizzonte Scuola, nel quale lo scrittore e insegnante Enrico Galiano, riprendendo una riflessione di Christian Raimo, osservava come scuola e carceri siano oggi tra gli ultimi luoghi pubblici a non disporre dell’aria condizionata. Un accostamento volutamente provocatorio, non per assimilare due realtà profondamente diverse, ma per denunciare quanto il diritto a condizioni dignitose di studio e di lavoro continui troppo spesso a essere considerato secondario.

Fonte: https://www.orizzontescuola.it/galiano-alla-scuola-si-chiede-sempre-di-sopportare-il-caldo-e-solo-lultima-umiliazione-come-le-carceri-lultimo-luogo-a-non-avere-laria-condizionata/


Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*