Un’Arena mai vista accoglie il profeta della “Sana e consapevole libidine”
di Antonella Valoroso
Di zuccheri in natura ce ne sono tanti: glucosio, fruttosio, saccarosio, lattosio, maltosio, galattosio, ribosio, xilosio, amido, cellulosa, glicogeno. Semplici e complessi. Ma di Zucchero nel mondo della musica ce n’è uno solo. E questa sera è atterrato sul main stage con la sua band.Non è entrato in scena: è arrivato. Con quella sicurezza di chi non ha più nulla da dimostrare e proprio per questo può permettersi di giocare. Camicia scura, sorriso appena accennato e l’aria di chi conosce perfettamente il mestiere. Alle sue spalle una band affiatata, davanti un’Arena pronta a seguirlo fin dal primo accordo.
Video di Morena Zingales
Zucchero non forza mai la mano. Lascia che siano la voce, il groove e quel miscuglio inconfondibile di blues, soul e rock a fare il resto. È un suono che non ha bisogno di spiegazioni: lo riconosci prima ancora di renderti conto che stai già battendo il tempo con il piede. Sul palco resta fedele a se stesso. Nessun artificio, nessuna rincorsa alle mode. Solo musica, quella che attraversa le generazioni senza perdere peso specifico. Perché alcune canzoni appartengono a un’epoca, altre finiscono per appartenere alle persone. E il repertorio di Zucchero, ormai, è pieno di brani che il pubblico non si limita ad ascoltare. Li abita. Anzi, li sente sulla pelle.
Foto di Rita Paltracca




















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