Canile di Gubbio, volontari esclusi e adozioni rallentate

Ernesta Cambiotti rende nota la situazione dopo il pensionamento del veterinario responsabile

Non c’è pace per i cani del canile di Gubbio. Per anni, solo grazie all’attività dei volontari, il canile struttura rifugio, ma anche sanitario, è diventato un modello virtuoso per quanto riguarda le adozioni.

Sempre i volontari hanno aiutato nella gestione, con mansioni quali pulizia dei box, sgambamento ed educazione degli ospiti. Hanno allattato e nutrito cuccioli di gatti e cani che, altrimenti, sarebbero morti. Hanno segnalato situazioni di criticità urgenti, strutturali e, spesso, cani in pericolo di vita. Hanno aiutato anche i tecnici accalappiatori nelle catture di cani randagi e vaganti, anche in situazioni estreme e difficili.

Tutto questo senza le prescritte convenzioni. Tutto come uso e consuetudine. Nonostante il Regolamento Comunale sul canile e nonostante le richieste e alcune PEC. Ma l’importante per i volontari era dare una famiglia alle povere creature accalappiate o peggio “rinunciate”.

Con il pensionamento del veterinario responsabile è esplosa l’emergenza nel sanitario, con gli effetti che tutti possiamo immaginare. Così si è sopperito con l’incarico per due giorni la settimana a un veterinario libero professionista. Così si è negato l’accesso alla struttura a tutti i volontari. Così si sono rallentati, se non ostacolati, gli affidi e le adozioni. Così, forse, finisce il modello canile di Gubbio, complici anche le scelte politiche.

“Ma è giusto che si sappia e vi terremo informati sui futuri sviluppi di una vicenda che ha dell’assurdo”, rende noto Ernesta Cambiotti.

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