Corte d Assise analizza il mix di sostanze dello studente
Stamattina nella seconda udienza saranno sentiti il medico legale, la tossicologa e due amici dello studente abruzzese. Il tribunale di Perugia torna a focalizzarsi sulla tragica fine di Andrea Prospero, il ragazzo di Lanciano il cui corpo fu rinvenuto il 29 gennaio dello scorso anno. Davanti alla Corte d’Assise siede Emiliano Volpe, il giovane romano che deve rispondere dell’accusa di istigazione al suicidio. Gli inquirenti ipotizzano che l’imputato abbia convinto la vittima ad assumere un cocktail mortale, monitorando poi l’intera sequenza degli eventi tramite un collegamento telematico costante.
Il responso dei periti sull intossicazione letale
L’attenzione dei giudici è rivolta oggi alle deposizioni scientifiche che dovranno chiarire l’esatta natura del decesso. Al centro del dibattimento c’è l’assunzione combinata di xanax e ossicodone, farmaci reperiti tramite canali web. Il medico legale e la tossicologa illustreranno come queste sostanze abbiano agito sul corpo del giovane informatico, confermando o smentendo il nesso causale con le sollecitazioni inviate via chat dall’imputato. Oltre all’istigazione al suicidio, scrive portale Rai, la posizione di Volpe resta delicata anche per una parallela accusa di spaccio che attende di essere definita.
Le testimonianze degli amici e la vita segreta
Oltre agli esperti, la Corte ascolterà le persone vicine a Prospero, tra cui il compagno di stanza dello studentato. Queste testimonianze sono fondamentali per ricostruire gli ultimi giorni di vita di un ragazzo che, dietro un’apparenza ordinaria, nascondeva un’esistenza parallela. Le indagini della Squadra Mobile hanno infatti svelato un intreccio di sim intestate a prestanome, telefoni distrutti e carte di credito clonate. L’appartamento di via del Prospetto, dove avvenne la tragedia, era diventato il quartier generale di attività illecite e truffe online di cui nemmeno la sorella gemella era a conoscenza.
Gli ultimi istanti e i reperti nell appartamento
La ricostruzione della polizia ha evidenziato come Andrea avesse affittato il locale per milleseicento euro, utilizzando in parte fondi di dubbia provenienza. Tra le mura di quell’abitazione, gli agenti trovarono 46 schede telefoniche e una corda con un cappio già predisposto, elementi che raccontano un profondo disagio psicologico e una deriva criminale inaspettata. I genitori, presenti in aula, attendono risposte su come il figlio sia potuto scivolare in un simile baratro, mentre i testimoni odierni dovranno aiutare i giudici a comporre i tasselli mancanti di una storia segnata dall’ombra del web.

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