Nocera Umbra e Gualdo Tadino, rifiuti speciali e pericolosi che nessuno vedeva

Nocera Umbra e Gualdo Tadino, rifiuti speciali e pericolosi che nessuno vedeva

Nocera Umbra e Gualdo Tadino, rifiuti speciali e pericolosi che nessuno vedeva

di Sauro Presenzini
Centinaia di quintali di rifiuti pericolosi abbandonati nei “big bag”; quindici rimorchi scarrabili da 15 quintali ricolmi di rifiuti speciali pericolosi, abbandonati da anni; decine di siti oggetto di abbandoni di rifiuti ingombranti, rottami di veicoli industriali.

Ma non solo, anche un diffuso tappeto di rifiuti: plastica, moquette sintetica, fusti arrugginiti, veicoli bruciati abbandonati, silos metallici abbandonati, decine e decine di inquietanti sacchi bianchi, chiamati “Big bag” da 10-15 quintali, con impresso una R nera su campo giallo, è il segno inequivoco, meglio dire la certificazione, che ci troviamo di fronte ad abbandono di rifiuti e probabilmente anche a un deposito illegale di rifiuti pericolosi.

Non ci troviamo in una discarica autorizzata, ma in delle aree periferiche dei Comuni di Gualdo Tadino e Nocera Umbra, proprio al centro del “cuore verde d’Italia” che fino a pochi anni fa erano considerate un polmone verde incontaminato.

Oggi sembra, che quei luoghi, di fatto, si siano trasformati in posti dove sia facile nascondere, occultare, abbandonare rifiuti e sparire/fuggire, che siano essi urbani, speciali, oppure pericolosi.

IL CITTADINO INDICA IL LUOGO

La segnalazione iniziale di un cittadino (che è andata ben oltre le sue intenzioni) indicava solo un sospetto, poi la verificata presenza di questi “Big Bag” da 15 quintali, visibili dalla strada lo ha confermato.

Acquisita la conferma, l’Associazione ambientalista LAC Umbria non si è fermata solo alla segnalazione, la cosa ha fatto alzare le antenne dei suoi volontari, che però prima di lanciare l’allarme, hanno inteso verificare la veridicità della segnalazione, l’effettiva pericolosità, le quantità, l’ubicazione degli stessi, da quanto tempo fossero stati abbandonati e ogni utile elemento per risalire alla mano criminale.

Cosa che ha richiesto tempo, verifiche, sopralluoghi, raccolta informazioni e riscontri documentati attraverso prove fotografiche.

Luoghi in cui ignoti, hanno ritenuto poter abbandonare rifiuti di ogni genere indisturbati, magari non esattamente in vista, ma, è bastato cercarli, ed ecco emergere i punti da cui stare lontani, luoghi oggi da monitorare e da bonificare.

La segnalazione qualificata alla Pubblica Amministrazione.

Attraverso un dossier dettagliato, corredato da rilievi fotografici e analisi del territorio effettuate anche con l’ausilio di droni, gli attivisti della LAC, ora presenteranno una denuncia formale alle autorità competenti.

Non si tratta solo di qualche sacchetto di immondizia domestica, spiegano i portavoce dell’associazione, qui siamo di fronte a un abbandono sistematico e organizzato di materiali edili, fusti contenenti sostanze sconosciute lastre di amianto frantumate, rottami di veicoli industriali abbandonati, i cui residui, le scorie, i liquidi sono già penetrati o stanno penetrando nel suolo con il rischio concreto di contaminare le falde acquifere.

Una bomba ecologica a cielo aperto?

Al di là di qualche abbandono di rifiuti urbani — che testimoniano l’inciviltà del singolo — emergono scenari inquietanti, che potrebbero indicare le tracce di un vero e proprio traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi, quest’ultimi richiedono costi di smaltimento elevati e procedure rigorose; abbandonarli illegalmente significa, per aziende senza scrupoli, un risparmio immediato a scapito della salute pubblica dissimulando /giustificando tale abbandoni e depositi di rifiuti, con fallimenti aziendali veri o presunti.

Il ruolo della Pubblica Amministrazione

Dopo la denuncia, la palla passa ora nelle mani della Pubblica Amministrazione e delle forze dell’ordine. Il primo, urgente passo dell’iter burocratico e legale è l’individuazione certa dei proprietari dell’area. Che si tratti di un privato o di una ditta, la responsabilità della custodia del territorio è centrale: secondo la normativa vigente, il proprietario, affittuario, detentore o custode, ha l’obbligo di vigilare affinché l’area non diventi una discarica abusiva e di bonificarla dai rifiuti esistenti.

La sfida della bonifica

Una volta identificati i responsabili, o accertata l’impossibilità di rivalersi su di essi in tempi brevi, spetterà al Comune e agli organi regionali avviare le procedure di bonifica.

Non sarà di certo né un percorso semplice né economico, la rimozione dei rifiuti speciali richiede l’intervento di ditte altamente specializzate e piani di caratterizzazione del suolo per valutare l’entità del danno ambientale e i costi.

La voce dell’esperto: una diagnosi spietata

Per capire la gravità della situazione, abbiamo interpellato Luigi Favara, specialista dell’Associazione ambientalista LAC, che da anni monitora i crimini ambientali, il quale osserva: “Il rischio non è più potenziale, è attuale. Quando si vedono decine di rimorchi scarrabili da 15 metri cubi ciascuno, con all’interno rifiuti speciali pericolosi che stazionano sotto le intemperie da anni, dobbiamo assumere che i lisciviati, ovvero quel cocktail di metalli pesanti e solventi che per percolazione migrano verso il basso, a causa dei naturali fenomeni atmosferici, possano inquinare la falda freatica, la cui velocità di penetrazione dipende dalla porosità del terreno, ma senza uno specifico carotaggio di certo non si può  sapere se la falda acquifera sia già compromessa. Ogni giorno di ritardo nella messa in sicurezza è un metro in più guadagnato dai contaminanti verso l’acqua che beviamo.”

Quello che abbiamo di fronte quindi, sembra essere un tipico caso di ‘smaltimento nero’. Per un’azienda poco trasparente, smaltire legalmente ad esempio un fusto di acidi o di oli esausti ha un costo elevato, abbandonarli in un prato a mezzanotte ha costo zero, ma un prezzo sociale e ambientale altissimo.

La P.A. deve capire che questi non sono rifiuti solidi urbani, che si caricano su un normale compattatore, per questo tipo di rifiuti servono probabili procedure di rimozione in bio-contenimento per evitare che gli inquinanti si disperdano nel suolo o nell’aria durante le operazioni.

La comunità attende risposte concrete, affinché quel diffuso “tappeto di veleni” sparpagliato nel territorio di Nocera Umbra e Gualdo Tadino, venga rimosso e l’area restituita alla legalità e alla sicurezza dei cittadini.

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