Venti anni del Festival Internazionale del Giornalismo, 15 al 18 aprile 2026

Venti anni del Festival Internazionale del Giornalismo, 15 al 18 aprile 2026

Ogni anno il festival accoglie oltre 500 speaker provenienti da tutto il mondo

Da due decenni il Festival Internazionale del Giornalismo riunisce a Perugia le eccellenze mondiali del settore per parlare del presente e del futuro dell’informazione.

Dal 15 al 18 aprile 2026, #ijf26 celebra la sua XX edizione mantenendo intatto il suo spirito originario: indipendente, aperto, democratico, globale.

Era il 2006, il sistema mediatico globale stava cambiando radicalmente e in pochi ne avevano capito la portata. «Perché non organizzare un Festival internazionale del giornalismo?», chiese la co-fondatrice e direttrice Arianna Ciccone. «Bella idea. Impossibile da realizzare», rispose l’altro co-fondatore Christopher Potter.

In 20 anni, quell’idea ‘impossibile’ è diventata uno degli appuntamenti internazionali sull’informazione più autorevoli e certamente il più amato.

Ogni anno il festival accoglie oltre 500 speaker provenienti da tutto il mondo. Giornalisti, editori, ricercatori e innovatori dell’informazione che rappresentano mondi diversi: dalle grandi redazioni internazionali alle nuove piattaforme digitali, dalle redazioni costrette all’esilio ai laboratori di ricerca sull’intelligenza artificiale. Quasi 200 eventi per analizzare, tra panel, interviste, presentazioni e workshop, le sfide globali dell’informazione libera e indipendente, provando a ridefinire i confini dell’infosfera e tracciare un quadro aggiornato della geopolitica dell’informazione, alla luce dei profondi cambiamenti globali e delle ultime evoluzioni tecnologiche.

E poi soprattutto il pubblico, giovani da tutto il mondo: videomaker, fotoreporter, social media manager, blogger, studenti, giornalisti freelance pronti a raccontare storie in presa diretta e senza filtri.

Ogni anno la comunità internazionale del Festival si ritrova a Perugia anche oltre il programma ufficiale, grazie ai side events: eventi collaterali organizzati in modo autonomo da giornalisti, organizzazioni mediatiche e fondazioni. Negli ultimi anni  hanno dato vita a un programma parallelo. Aperitivi, incontri, presentazioni e meet-up diffusi tra bar, ristoranti, terrazze e spazi della città, questi momenti informali diventano luoghi di lavoro e networking, dove si progettano collaborazioni, si costruiscono reti e nascono iniziative che spesso si trasformano in consorzi globali del giornalismo e in grandi inchieste transnazionali.

L’edizione 2026 si svolgerà nell’arco di quattro giorni, da mercoledì 15 a sabato 18 aprile. Le sessioni in inglese saranno concentrate tra giovedì, venerdì e sabato, mentre gli incontri in lingua italiana si terranno principalmente nel pomeriggio e nella serata di sabato. Come sempre, tutte le sessioni saranno gratuite e aperte al pubblico, senza registrazione (salvo poche eccezioni, come le clinics).

Per celebrare la XX edizione, il Festival Internazionale del Giornalismo si concluderà con una festa nella serata di sabato 18 aprile.

Come sempre gli incontri saranno trasmessi in diretta streaming e disponibili on demand sul sito alla voce programma, all’interno delle singole pagine degli eventi, e sul canale YouTube del Festival.

Il programma completo è disponibile su festivaldelgiornalismo.com e journalismfestival.com, navigabile per giorni, sale, speaker e categorie, con aggiornamenti in tempo reale. È inoltre possibile salvare gli eventi sulla propria agenda elettronica per creare una versione personalizzata del programma da seguire giorno per giorno.

Anche per la XX edizione Craig Newmark, tra i più importanti filantropi al mondo, ha deciso di rinnovare la sua donazione, con la sua fondazione Craig Newmark Philanthropies. E per la prima volta quest’anno a sostenere il festival anche la MacArthur Foundation, una delle più grandi fondazioni filantropiche americane.

PROGRAMMA, SPEAKER E TEMI

Il programma della XX edizione del Festival Internazionale del Giornalismo restituisce con chiarezza la complessità del tempo presente, componendo un’autentica mappa geografica delle forze che attraversano oggi l’informazione globale.

Dai conflitti in corso —  Gaza, Ucraina, Iran — alla crescente pressione dei regimi autoritari sulla libertà di stampa, fino alle nuove forme di censura, repressione e giornalismo in esilio, il festival mette al centro le condizioni reali in cui il giornalismo viene prodotto.

Allo stesso tempo, affronta le trasformazioni più profonde dell’ecosistema informativo: l’impatto dell’intelligenza artificiale, il potere delle piattaforme, la crisi dei modelli economici tradizionali e la ricerca di nuove forme di sostenibilità.

Accanto a questo, emergono con forza le traiettorie del giornalismo investigativo globale, le collaborazioni transnazionali, il rapporto con la giustizia internazionale e il ruolo crescente delle comunità e del pubblico. Il tutto attraversato da questioni decisive come i diritti, il genere, la sicurezza dei giornalisti e la necessità di sviluppare nuovi linguaggi e nuove sintassi capaci di raccontare la complessità contemporanea. È dentro questo intreccio di temi — politici, tecnologici, economici e culturali — che si collocano le voci e le esperienze degli speaker del festival, chiamati non solo a interpretare il presente, ma a contribuire a definire il futuro del giornalismo.

Al centro del programma: le guerre, la crisi del diritto internazionale, il crollo

del finanziamento al giornalismo, la crisi della libertà di stampa, tra leggi repressive e attacchi ai media indipendenti; la manipolazione dell’informazione nell’era dell’IA, con piattaforme che ridefiniscono la realtà stessa; la pressione degli oligarchi nei media e il declino dell’editoria indipendente; le inchieste giornalistiche che sfidano il potere, dai crimini di guerra in Ucraina ai regimi repressivi nel Medio Oriente; le donne nel giornalismo investigativo e il coraggio di raccontare storie censurate.

Si discuterà anche del ruolo cruciale dell’informazione nella crisi climatica, della necessità di modelli editoriali sostenibili per garantire il futuro del giornalismo indipendente e del impatto dell’intelligenza artificiale sulla produzione e diffusione delle notizie. Il dibattito toccherà inoltre il tema della fiducia nel giornalismo e delle strategie per riconquistare il pubblico in un’epoca di polarizzazione e campagne di disinformazione su larga scala.

Come di consueto sarà dedicato spazio ai temi dei diritti umani, esplorando il legame tra giornalismo e giustizia sociale: dall’uguaglianza di genere alla rappresentazione delle minoranze nei media, fino alla denuncia della violenza sessuale nei contesti di guerra e repressione. Fino ad analizzare gi sviluppi dell’era dei “broligarchi”, la stretta élite di miliardari tecnocrati che ridefinisce gli equilibri del potere tra media, tecnologia e politica.

#ijf26 metterà in luce il modo in cui l’informazione sta cambiando sotto la pressione di nuovi attori.

GUERRE, CENSURA, TESTIMONIANZA

Dagli Oscar al fronte di Gaza: le voci che raccontano il presente

A Perugia arriveranno alcune delle voci più autorevoli e coraggiose del giornalismo internazionale, protagoniste dirette delle grandi fratture del nostro tempo. Tra queste, Yuval Abraham, giornalista investigativo israeliano e co-regista del documentario premio Oscar No Other Land, che ha contribuito a portare all’attenzione globale le espulsioni forzate dei palestinesi, analizzerà il sistema di censura militare israeliano e il suo impatto sul racconto della guerra a Gaza, tra limiti legali, tecnologie di controllo e nuove strategie per aggirare il silenzio imposto.

Dal cuore del conflitto arriva anche la testimonianza di Wael Al-Dahdouh, capo dell’ufficio di Al Jazeera a Gaza e volto simbolo del giornalismo sotto assedio: dopo aver perso gran parte della sua famiglia sotto i bombardamenti israeliani — tra cui la moglie, i figli e altri parenti — e dopo essere stato lui stesso ferito in un attacco, ha continuato a raccontare la guerra in prima linea. La sua presenza al festival rappresenta una delle testimonianze più forti del costo umano del giornalismo nei contesti di guerra.

Uno sguardo diretto sulle pressioni e i rischi del raccontare la guerra arriva anche da Ghousoon Bisharat, direttrice di +972 Magazine, testata indipendente fondata da giornalisti israeliani e palestinesi, diventata una delle fonti più rilevanti per comprendere ciò che accade a Gaza e nei territori occupati. Le sue inchieste — tra cui quelle sull’uso dell’intelligenza artificiale nei bombardamenti — hanno avuto risonanza internazionale e contribuito a ridefinire il dibattito sul ruolo del giornalismo in tempo di guerra.

Dal Medio Oriente arriverà anche Noa Landau, vicedirettrice di Haaretz, il più autorevole quotidiano progressista israeliano e una delle poche voci critiche rispetto al governo Netanyahu. Giornalista da oltre vent’anni, Landau ha anche fondato Haaretz21, progetto volto a dare più spazio alle storie e alle voci palestinesi e arabe in Israele. Il suo intervento si inserisce in uno dei nodi più sensibili del programma: la guerra interna condotta dal potere politico contro i media indipendenti e il prezzo che il giornalismo critico continua a pagare anche dentro le democrazie.

Infine, dal cuore di Gaza arriverà anche Adel Zaanoun, capo dell’ufficio AFP per la Striscia, dove lavora da oltre trent’anni. È uno dei giornalisti raccontati nel documentario Inside Gaza e uno dei testimoni più autorevoli di ciò che significa organizzare e mantenere una copertura giornalistica sotto bombardamenti, sfollamenti, morte e distruzione. Dopo il 7 ottobre 2023 ha continuato a coordinare il lavoro dei colleghi e delle loro famiglie in condizioni estreme; oggi, trasferito a Cipro con la moglie e i figli, continua a seguire Gaza e collabora con Reporters Without Borders nella documentazione delle denunce alla Corte Penale Internazionale per la morte di giornalisti palestinesi uccisi dall’esercito israeliano. La sua presenza, accanto a quella di Wael Al-Dahdouh e di altri reporter in prima linea, dà al festival una densità umana e professionale che pochi altri appuntamenti internazionali possono vantare.

LIBERTÀ DI STAMPA SOTTO ASSEDIO

Premi Nobel, reporter incarcerati e media indipendenti sotto attacco

Tra le grandi figure simboliche del festival torna a #ijf Maria Ressa, premio Nobel per la Pace 2021, già ospite del festival nelle passate edizioni e oggi più che mai punto di riferimento globale nella difesa della libertà di stampa. Fondatrice di Rappler, perseguitata e arrestata dal governo Duterte, Ressa continua a concentrare la sua attenzione sul collasso dell’ecosistema informativo globale, sulla disinformazione e sul rapporto sempre più pericoloso tra piattaforme digitali, democrazia e violenza. A Perugia porterà il suo sguardo su tre fronti decisivi: la libertà di stampa sotto assedio, la trasformazione degli Stati Uniti in una potenza destabilizzante dell’ordine democratico e l’escalation della violenza di genere alimentata anche dall’intelligenza artificiale.

A presidiare il fronte della libertà di stampa ci sarà Jodie Ginsberg, CEO del Committee to Protect Journalists, tra le figure più rispettate a livello internazionale nella difesa dei reporter sotto attacco. Il suo intervento, accanto a quello di Maria Ressa, offrirà una lettura globale dell’assedio crescente alla stampa indipendente, tra violenza, querele, soffocamento economico e nuove strategie di intimidazione anche nelle democrazie occidentali.

A difesa della libertà di stampa interverrà anche Thibaut Bruttin, direttore generale di Reporter Senza Frontiere, tra i protagonisti delle principali iniziative globali a tutela dei giornalisti, dall’evacuazione dei reporter afghani ai programmi di informazione indipendente per i paesi sotto censura.

Il nodo giuridico della libertà di stampa sarà rappresentato da Karen Kaiser, responsabile legale globale dell’Associated Press, da venticinque anni impegnata nella difesa della libertà d’espressione, della sicurezza dei giornalisti e della governance dell’intelligenza artificiale. La sua esperienza illumina un terreno sempre più insidioso: quello della repressione amministrativa e burocratica, fatta di visti negati, accrediti revocati, divieti di viaggio ed esclusioni dagli spazi istituzionali, forme di “lawfare light” che non arrestano i giornalisti, ma impediscono loro di lavorare.

Il versante legale della difesa del giornalismo sarà ulteriormente rafforzato dalla presenza di David McCraw, lead newsroom lawyer del New York Times, da oltre vent’anni al centro delle battaglie giudiziarie che hanno accompagnato la copertura di Trump, Weinstein, della sicurezza nazionale e della crescente polarizzazione politica americana. Vincitore di importanti riconoscimenti per la difesa della libertà di stampa, McCraw rappresenta una figura-chiave per comprendere come il giornalismo possa resistere all’intimidazione crescente di governi, leader politici e attori potenti.

ESILIO, REPRESSIONE, RUSSIA

Quando il giornalismo diventa reato

Accanto alla storia di resistenza di Meduza — il più importante media indipendente russo ancora capace di raggiungere milioni di lettori in russo e in inglese, nonostante nove anni di esilio, il blocco del sito e la messa al bando da parte del Cremlino — il festival intercetta ancora una volta il presente mentre accade.

Proprio in questi giorni le autorità russe hanno inserito il cofondatore e direttore Ivan Kolpakov nella lista dei ricercati, ultimo passo di un’escalation repressiva che ha già visto la testata dichiarata “organizzazione indesiderata” e Galina Timchenko — cofondatrice, CEO e publisher — condannata in contumacia a cinque anni di carcere. Un segnale ulteriore di come in Russia il giornalismo indipendente venga progressivamente trasformato in reato.

La loro presenza a #ijf26 racconta con forza il costo politico, personale e professionale del giornalismo sotto pressione, ma anche la capacità di costruire modelli di sopravvivenza e sostegno economico in condizioni estreme, tra crowdfunding, editoria e comunità.

Tra le storie simbolo della repressione contro i giornalisti ci sarà anche quella di Alsu Kurmasheva, reporter di Radio Free Europe/Radio Liberty arrestata in Russia nel 2023, processata in segreto e condannata a sei anni e mezzo di carcere con accuse politicamente motivate legate alla guerra in Ucraina. Il suo caso ha suscitato proteste internazionali, l’intervento di Joe Biden e la mobilitazione delle principali organizzazioni per i diritti umani e la libertà di stampa, fino alla liberazione nell’agosto 2024 in uno scambio di prigionieri tra Russia e Stati Uniti. La sua testimonianza darà corpo a uno dei temi del festival: l’uso della sicurezza nazionale e delle leggi sugli “agenti stranieri” come strumenti per imprigionare il giornalismo indipendente.

A raccontare il giornalismo investigativo sotto pressione sarà anche Roman Anin, fondatore del media indipendente russo iStories ed ex firma di Novaya Gazeta, membro del team premiato con il Pulitzer per i Panama Papers. Le sue inchieste hanno svelato i sistemi di corruzione legati al potere russo e, più recentemente, i legami tra la piattaforma Telegram e le autorità del Cremlino.

PROPAGANDA, AUTOCRAZIE, DISORDINE MONDIALE

Raccontare il potere senza rilanciarne le narrazioni

Sul terreno della propaganda e della guerra dell’informazione interverrà Peter Pomerantsev, tra gli studiosi più influenti al mondo sulle narrazioni autoritarie contemporanee. I suoi libri sulla propaganda russa — da Nothing is True and Everything is Possible a This Is Not Propaganda — hanno ridefinito il modo in cui comprendiamo la manipolazione della realtà nell’era digitale.

A Perugia dialogherà con Olga Rudenko, direttrice del Kyiv Independent e figura simbolo del giornalismo ucraino, già protagonista delle scorse edizioni del festival. Con il suo lavoro ha contribuito a costruire una delle testate più autorevoli nate dopo la frattura con il Kyiv Post, trasformando una startup editoriale in una voce centrale del racconto internazionale della guerra. Il loro confronto offrirà una lettura cruciale di come le narrazioni autoritarie russe penetrino nell’agenda globale e contribuiscano a deformare la percezione del conflitto in Ucraina.

Un altro nome imprescindibile è quello di Gerard Ryle, direttore dell’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), la rete che ha guidato le più grandi collaborazioni giornalistiche della storia, dai Panama Papers ai Paradise Papers. Sotto la sua guida, ICIJ è diventato uno dei marchi più autorevoli del giornalismo globale. La sua presenza permette al festival di affrontare uno dei temi più urgenti della contemporaneità: la repressione transnazionale esercitata dai regimi autoritari, che non si fermano più ai confini nazionali ma colpiscono dissidenti, reporter e oppositori anche all’estero, attraverso hackeraggi, intimidazioni, reti private e apparati paralleli.

Dal Medio Oriente e dai mercati emergenti arriverà anche Saad Mohseni, cofondatore e presidente di MOBY Group, la più importante media company nata in Afghanistan dopo il 2001, capace di portare informazione, intrattenimento e contenuti di qualità in Afghanistan, Asia centrale, Medio Oriente e Africa. Inserito dal Time tra le cento persone più influenti al mondo, Mohseni porterà a Perugia una riflessione decisiva su un tema che attraversa molte aree del pianeta: come continuare a fare giornalismo in contesti repressivi senza scivolare nella complicità con il potere.

GIORNALISMO INVESTIGATIVO GLOBALE

Dai Panama Papers alle nuove reti transnazionali

A rappresentare la dimensione più avanzata del giornalismo investigativo transnazionale tornerà Paul Radu, cofondatore di OCCRP, pioniere delle grandi inchieste collaborative su criminalità organizzata, corruzione e finanza opaca. È stato tra gli ideatori delle indagini Laundromat, ha contribuito a Suisse Secrets e NarcoFiles, ha creato strumenti fondamentali come Investigative Dashboard e ha lavorato per portare il giornalismo investigativo oltre i suoi confini tradizionali, fino al cinema, alle serie TV e perfino ai videogiochi.

Sul giornalismo investigativo transnazionale ci sarà anche Miranda Patrucic, direttrice di OCCRP, una delle più importanti reti investigative del mondo. Bosniaca, cresciuta professionalmente all’interno dell’organizzazione fin dai suoi inizi, ha guidato inchieste che hanno contribuito a far cadere governi, esposto tangenti miliardarie e colpito le élite corrotte in Asia centrale, nei Balcani e nel Caucaso. Ha lavorato a Panama Papers, Paradise Papers, Pandora Papers e a numerose altre collaborazioni globali, incarnando un’idea di giornalismo investigativo capace di unire sei continenti in una sola redazione diffusa.

Nella stessa scia si inserisce Frederik Obermaier, reporter investigativo premio Pulitzer e uno dei due giornalisti contattati per primi dalla fonte anonima dei Panama Papers. Da allora ha contribuito anche alle rivelazioni dei Paradise Papers e di Suisse Secrets, diventando uno dei simboli mondiali del giornalismo d’inchiesta contemporaneo.

A rappresentare il giornalismo investigativo che continua le storie dei reporter uccisi o incarcerati ci sarà Laurent Richard, fondatore di Forbidden Stories, il consorzio internazionale nato da un’idea semplice e potentissima: “Avete ucciso il messaggero, ma non ucciderete il messaggio”. Da oltre vent’anni impegnato in grandi inchieste televisive e documentarie, Richard ha trasformato questa intuizione in una rete globale che ha coordinato progetti come il Daphne Project e il Pegasus Project, dimostrando che il giornalismo può organizzarsi oltre i confini nazionali non solo per collaborare, ma per resistere insieme agli attacchi del potere.

Dall’America Latina arriverà María Teresa Ronderos, giornalista colombiana e cofondatrice di CLIP, il Centro Latinoamericano de Investigación Periodística. Premio Ortega y Gasset e Maria Moors Cabot, Ronderos ha coordinato grandi inchieste transfrontaliere su migrazioni, corruzione, disinformazione e fondamentalismi religiosi. Il suo lavoro offre un’altra chiave centrale del festival: i nuovi hub regionali del giornalismo investigativo, capaci di rafforzare la cooperazione tra paesi e redazioni in aree del mondo dove la libertà di stampa e la tenuta democratica restano profondamente fragili.

Dall’India arriverà Anant Nath, direttore di The Caravan, una delle testate più rispettate dell’Asia meridionale per il giornalismo narrativo e investigativo su politica, potere e affari. Ex presidente dell’Editors Guild of India, Nath ha guidato diverse iniziative in difesa della libertà di stampa in un paese che nel 2025 occupa il 151° posto su 180 nel World Press Freedom Index. Il suo intervento porterà al festival un vero e proprio “playbook” per costruire media indipendenti in un sistema in cui lo Stato è insieme regolatore, litigante e grande inserzionista.

Dal Regno Unito arriverà anche Franz Wild, CEO ed editor-in-chief del Bureau of Investigative Journalism, una delle realtà più importanti del giornalismo investigativo britannico. Dopo anni a Bloomberg a indagare l’intreccio tra affari, politica e grande corruzione, oggi guida una redazione che ha sviluppato una forte competenza nelle inchieste basate su documenti, nei progetti collaborativi internazionali e nelle strategie di impatto.

GIUSTIZIA INTERNAZIONALE, CRIMINI DI GUERRA, ACCOUNTABILITY

Quando il giornalismo incontra il diritto

Sul versante della giustizia internazionale il festival ospiterà Philippe Sands, tra i massimi esperti mondiali di diritto penale internazionale, diritti umani e memoria di Norimberga. Professore a University College London e visiting professor a Harvard, Sands ha preso parte a casi che hanno cambiato la storia del diritto internazionale, dal processo Pinochet alla causa sul genocidio del Myanmar, fino all’iniziativa per il tribunale speciale sul crimine di aggressione contro l’Ucraina.

Sul versante delle nuove tecniche investigative e del giornalismo open source, il festival ospiterà Alexa Koenig, tra le figure più influenti al mondo nell’incrocio tra giornalismo, diritto, tecnologia e diritti umani. È cofondatrice e direttrice dell’Investigations Lab dell’Università di Berkeley, ha guidato la stesura del Protocollo di Berkeley delle Nazioni Unite sulle indagini digitali open source e ha formato reporter e investigatori sui metodi di verifica online utilizzati anche nei casi di crimini di guerra.

Nella stessa direzione si muove la presenza di Frederik Obermaier, che a Perugia parlerà di un tema di enorme rilievo pubblico: come trasformare il materiale raccolto dai giornalisti nei teatri di guerra in prove digitali utilizzabili nei percorsi di giustizia e accountability internazionale.

Infine, il festival ospiterà anche la testimonianza di Andrés Olarte Peña, ingegnere e whistleblower colombiano costretto a lasciare il proprio paese dopo aver denunciato gravi forme di inquinamento ambientale e attività di sorveglianza contro leader socio-ambientali da parte di Ecopetrol, la più grande compagnia petrolifera colombiana. Dopo aver raccolto prove e subito minacce di morte insieme alla sua famiglia, ha condiviso i documenti che hanno portato alla pubblicazione degli Iguana Papers e a un documentario della BBC.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE, BIG TECH E NUOVA ECOLOGIA DELL’INFORMAZIONE

Chi controlla il futuro delle notizie

Il rapporto tra tecnologia, potere e responsabilità sarà al centro dell’intervento di Attaullah Baig, esperto di sicurezza con oltre vent’anni di esperienza in aziende globali come WhatsApp, PayPal e Mastercard, che ha recentemente avviato un’azione legale contro Meta sollevando interrogativi cruciali su governance, trasparenza e protezione degli utenti nell’era dell’intelligenza artificiale.

Tra le voci più incisive del giornalismo investigativo europeo, Carole Cadwalladr, finalista al Pulitzer e firma delle inchieste su Cambridge Analytica, porterà al festival la sua analisi sul potere delle piattaforme digitali e delle élite tecnologiche e sulle nuove minacce alla democrazia.

Il tema dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale sarà affrontato anche da Emily Brown, Journalism Director di Microsoft, impegnata nello sviluppo di nuovi strumenti e modelli per supportare le redazioni nell’adozione dell’AI e nella trasformazione digitale.

Infine, Mukul Devichand, responsabile delle iniziative sull’intelligenza artificiale del New York Times, guiderà la riflessione su come l’AI stia trasformando il ruolo dell’editor e il concetto stesso di prodotto giornalistico, sempre più fluido, personalizzato e dinamico.

Sul rapporto tra editoria e intelligenza artificiale ci sarà Caspar Llewellyn Smith, Chief AI Officer di Guardian News & Media, incaricato di esplorare l’uso dell’AI in tutto il gruppo editoriale. Ex giornalista e già responsabile di prodotto e strategia digitale, porterà al festival una questione cruciale: cosa accade quando i chatbot e le risposte automatiche diventano sempre più il punto d’accesso alle notizie, sostituendo il traffico verso i contenuti originali con sintesi o risposte spesso inaffidabili?

Sul fronte dell’intelligenza artificiale applicata all’informazione sarà presente anche Olle Zachrison, responsabile News AI di BBC News e cofondatore del Nordic AI Journalism Network. Il suo lavoro è centrato sull’introduzione dell’AI generativa nei processi redazionali e editoriali e si lega a uno dei panel più emblematici del festival: come si “edita un liquido” in un’epoca in cui i contenuti generati dall’AI sono personalizzati, probabilistici, dinamici e non più perfettamente controllabili come un articolo tradizionale.

NUOVE PIATTAFORME, NUOVO PUBBLICO: le news da Tik Tok a Mastodon e Bluesky

Dal web decentralizzato al giornalismo che ritrova la propria voce

Sulle nuove infrastrutture della conversazione pubblica interverrà Felix Hlatky, direttore esecutivo di Mastodon, una delle piattaforme simbolo del web decentralizzato e non-profit. La sua presenza segnala l’attenzione del festival per un nodo sempre più strategico: il rapporto tra giornalismo e reti sociali aperte, in un tempo in cui i media cercano spazi meno opachi, meno dipendenti dagli algoritmi e più compatibili con autonomia editoriale, moderazione robusta e qualità dell’informazione.

Nel dibattito sulle piattaforme di microblogging il festival ospiterà anche Rose Wang, Chief Operating Officer di Bluesky Social, che insieme a Felix Hlatky di Mastodon permetterà di osservare da vicino due delle esperienze più interessanti emerse nel tentativo di costruire uno spazio sociale online meno dipendente da algoritmi chiusi e più aperto agli utenti, ai media e alla trasparenza delle regole.

Un’altra voce chiave sul futuro del rapporto con il pubblico sarà quella di Lea Korsgaard, cofondatrice e direttrice di Zetland, media danese diventato un caso internazionale di membership journalism con oltre 70 mila membri. Korsgaard lavora da anni all’incrocio tra giornalismo, tecnologia e sviluppo del business editoriale, e a Perugia porterà anche il manifesto della sua “Romantic School of journalism”: un’idea di giornalismo capace di tornare a creare legami emotivi e profondi con i lettori, superando la semplice logica informativa e recuperando la dimensione umana della relazione con il pubblico.

A spostare lo sguardo sul confine tra satira, strategia editoriale e ridefinizione del valore della newsroom sarà Jordan LaFlure, executive editor di The Onion, testata satirica diventata un punto di riferimento globale. La sua presenza è interessante proprio perché costringe a porre una domanda centrale per il giornalismo nell’era dell’AI: se i contenuti diventano sovrabbondanti e automatizzati, qual è il valore umano, distintivo e insostituibile di una redazione?

A raccontare le nuove sintassi del giornalismo sarà invece Dave Jorgenson, il volto che ha trasformato l’account TikTok del Washington Post in un caso globale di successo, capace di raggiungere milioni di utenti con linguaggi ironici, nativi digitali e pienamente giornalistici. Dopo aver lasciato il quotidiano nel 2025 per fondare Local News International, Jorgenson rappresenta una frontiera decisiva del mestiere: come fare giornalismo serio senza rinunciare a voce, personalità e leggerezza, parlando soprattutto a pubblici giovani che altrove non incontrano più le notizie.

MODELLI EDITORIALI, FUNDING, FUTURO ECONOMICO DEI MEDIA

Come si sostiene il giornalismo di interesse pubblico

Tra i protagonisti della riflessione sul futuro dell’informazione, Marcus Brauchli, già direttore del Washington Post e del Wall Street Journal, oggi investitore globale nei media digitali, porterà una visione strategica sui profondi cambiamenti dell’ecosistema dell’informazione negli ultimi venticinque anni, tra rivoluzione tecnologica, concentrazione dei media e crisi della fiducia.

Sul fronte del giornalismo investigativo e indipendente, Monika Bauerlein, CEO del Center for Investigative Reporting e già alla guida di Mother Jones, racconterà come il modello non profit stia ridefinendo le possibilità di sostenibilità e impatto del giornalismo, in un contesto segnato da polarizzazione politica e trasformazioni economiche.

Dal Sudafrica arriverà Jillian Green, direttrice del Daily Maverick, testata indipendente che sotto la sua guida è passata da startup coraggiosa a una delle newsroom più solide e premiate del continente africano. Ha accompagnato il giornale durante una delle più grandi inchieste sul potere in Sudafrica, i GuptaLeaks, e ha lanciato la più importante unità giornalistica dell’Africa australe dedicata alla crisi climatica. La sua esperienza parla direttamente al futuro dei media indipendenti: come costruire fiducia, comunità e sostenibilità senza inseguire l’algoritmo a ogni costo.

Un ruolo chiave nel dibattito sul finanziamento del giornalismo pubblico e indipendente sarà affidato a Kathy Im, direttrice Journalism and Media della MacArthur Foundation, una delle principali figure mondiali nel sostegno filantropico all’informazione di interesse pubblico. Ha contribuito alla nascita di Press Forward e gestisce un portafoglio da 30 milioni di dollari l’anno dedicato a giornalismo non profit, storytelling documentario e civic media.

Sul terreno del finanziamento internazionale interverrà Nishant Lalwani, CEO dell’International Fund for Public Interest Media, il primo fondo collaborativo globale dedicato al giornalismo con status di organizzazione internazionale. Con una rete di staff distribuita tra America Latina, Nord America, Europa, Africa e Asia, Lalwani rappresenta uno dei nodi strategici del dibattito sulla sostenibilità dell’informazione di interesse pubblico, proprio mentre il finanziamento internazionale al giornalismo indipendente si restringe e cresce l’urgenza di strutture locali e regionali più robuste.

Sul fronte del giornalismo non profit interverrà Robin Sparkman, presidente di ProPublica, la newsroom investigativa che ha vinto otto Pulitzer ed è diventata un modello globale di giornalismo ad alto impatto sostenuto da una forte struttura organizzativa. La sua esperienza, che unisce reporting, fundraising, governance e strategia, aiuta a leggere un altro grande asse di questa edizione: il rapporto tra modelli editoriali, sostenibilità economica, leadership femminile e servizio pubblico.

Dal Brasile arriverà Natalia Viana, cofondatrice e direttrice di Agência Pública, la più grande newsroom non profit dell’America Latina. Giornalista investigativa, autrice di libri sulla violenza politica e i diritti umani, membro di importanti board internazionali dedicati all’integrità dell’informazione, Viana porterà a Perugia un doppio sguardo: da un lato la crisi globale del finanziamento al giornalismo, dall’altro il potere crescente delle Big Tech e la necessità di inchieste capaci di raccontarne l’influenza.

DIRITTI, GENERE, PATRIARCATO

Accanto ai grandi nomi del giornalismo investigativo, della libertà di stampa e del racconto di guerra, la XX edizione del Festival porta a Perugia anche alcune delle voci più autorevoli del dibattito internazionale su diritti, democrazia, modelli editoriali, intelligenza artificiale e nuove forme di repressione.

Tra queste, Mona Eltahawy, scrittrice e intellettuale femminista tra le più riconoscibili sulla scena globale, fondatrice della newsletter FEMINIST GIANT e autrice di saggi diventati punti di riferimento sul patriarcato e sulla rivoluzione sessuale in Medio Oriente. Il suo ritorno a ijf rafforza un messaggio cruciale: la giustizia di genere non è un tema laterale, ma una lente indispensabile per leggere con accuratezza politica, economia, tecnologia e crisi climatica, e per ripensare in profondità il giornalismo stesso.

Tra le testimonianze più importanti del festival ci sarà quella di Zahra Joya, giornalista afghana, fondatrice e direttrice di Rukhshana Media, agenzia che racconta la vita delle donne e delle ragazze in Afghanistan sotto il regime talebano. Le sue reporter firmano spesso sotto pseudonimo per proteggere la propria identità. Costretta a fuggire nel Regno Unito dopo la presa del potere da parte dei talebani, Joya continua a dirigere la testata dall’esilio. Inserita da Time tra le Women of the Year e dalla BBC tra le cento donne più influenti, porterà a Perugia il racconto di un giornalismo che resiste nel cuore di quello che sempre più osservatori definiscono un sistema di apartheid di genere.

Tra i nomi più prestigiosi del giornalismo narrativo statunitense ci sarà Amy Wallace, scrittrice e firma di testate come The New Yorker, Vanity Fair, GQ, Wired e New York Times Magazine, due volte coinvolta in staff premiati con il Pulitzer e coautrice del memoir di Virginia Giuffre Nobody’s Girl, bestseller immediato del New York Times. La sua presenza introduce nel festival anche il nodo del patriarcato, del potere e della rappresentazione delle sopravvissute agli abusi, a partire dal caso Epstein-Maxwell, allargando ancora una volta il perimetro del programma oltre la cronaca e dentro le strutture profonde del potere sociale e mediatico.

NUOVE SINTASSI, NUOVI FORMATI, NUOVI PUBBLICI

Dal documentario al teatro, fino ai linguaggi nativi digitali

A completare questo mosaico globale arrivano a Perugia altre figure decisive del giornalismo investigativo, della riflessione sulle autocrazie, dei nuovi linguaggi e della trasformazione dei media negli ultimi vent’anni — proprio gli anni attraversati e spesso anticipati dal Festival Internazionale del Giornalismo.

Tra queste, András Pethő, cofondatore di Direkt36, uno dei pochissimi centri di giornalismo investigativo in Ungheria non controllati dal potere politico, porterà un caso esemplare di come l’inchiesta possa cambiare forma e impatto. Il suo documentario The Dynasty, dedicato all’impero economico della famiglia di Viktor Orbán, è diventato un fenomeno inaspettato: più di un milione di visualizzazioni in un solo giorno su YouTube, oltre quattro milioni nei mesi successivi, una risonanza tale da costringere lo stesso premier ungherese a reagire pubblicamente.

Tra i protagonisti dei nuovi linguaggi del racconto giornalistico ci sarà David Schraven, editore di CORRECTIV, la principale newsroom investigativa non profit tedesca. Reporter premiato, autore di graphic report e promotore di grandi inchieste civiche, Schraven porterà a Perugia una riflessione innovativa sul rapporto tra arte e giornalismo: come trasformare le indagini in teatro, performance e racconto dal vivo, per restituire tempo, complessità e profondità a un pubblico sempre più frammentato e distratto dai social.

Dall’India arriverà Abhinandan Sekhri, cofondatore e CEO di Newslaundry, una delle realtà indipendenti più riconoscibili del panorama mediatico indiano. La sua traiettoria professionale, sospesa tra satira, produzione audiovisiva e giornalismo, aiuta a comprendere come in paesi dove la pressione del potere politico sui media è fortissima servano al tempo stesso modelli economici indipendenti e nuove forme di narrazione capaci di costruire rapporto diretto con il pubblico.

A questa riflessione si collega anche la presenza di Aman Sethi, direttore di openDemocracy, autore e reporter pluripremiato che ha raccontato migrazioni, diritti del lavoro, nazionalismi, salute pubblica e democrazia in India e nel resto del mondo. Il suo panel pone una domanda che parla perfettamente ai vent’anni del festival e alle due decadi di trasformazioni dell’ecosistema mediatico: dopo la viralità, dopo il dominio delle piattaforme e dopo l’illusione che bastasse raggiungere alcune élite per produrre impatto, quale spazio resta ai piccoli editori indipendenti?

SICUREZZA, SALUTE MENTALE, RESILIENZA

Il costo invisibile del mestiere

Dall’Italia arriva una delle figure più autorevoli dell’informazione globale: Alessandra Galloni, direttrice di Reuters e prima donna a guidare l’agenzia nei suoi 170 anni di storia. Premi internazionali, una lunga esperienza tra Reuters e Wall Street Journal, Galloni porterà a Perugia una riflessione decisiva sul costo psicologico del mestiere giornalistico in un tempo segnato da burnout, trauma, minacce autoritarie e pressione continua: un tema sempre più centrale, perché un giornalista logorato o messo a tacere dall’esaurimento è anche una voce sottratta allo spazio pubblico.

Quest’anno, per la prima volta, il Festival ospita un Safety Hub, organizzato da ACOS Alliance in collaborazione con numerose organizzazioni internazionali per la sicurezza dei giornalisti e dei media. Aperto permanentemente durante il Festival presso il Centro Alessi, il Safety Hub offrirà un’ampia gamma di attività ed eventi collaterali volti a rafforzare le conoscenze, le competenze e la resilienza in materia di sicurezza dei giornalisti. Il Safety Hub fungerà anche da punto d’incontro e centro di informazione per coloro che desiderano entrare in contatto con esperti e organizzazioni in materia di sicurezza e scoprire di più sugli strumenti e le risorse a loro disposizione. Le attività includono seminari sulla sicurezza per giornalisti, analisi antispyware dei dispositivi (computer e cellulari), prove e dimostrazioni di strumenti di sicurezza, chatbot e corsi online, nonché opportunità di entrare in contatto con organizzazioni, esperti e risorse in materia di sicurezza.

GIORNALISMO ITALIANO E NUOVI EQUILIBRI GLOBALI: GUERRE, DIRITTO INTERNAZIONALE E SFIDE DELL’INFORMAZIONE

Nella giornata conclusiva del Festival Internazionale del Giornalismo, sabato 18 aprile, gli appuntamenti in lingua italiana porteranno a Perugia alcune voci del panorama giornalistico, accademico e culturale italiano, per interrogarsi sulle trasformazioni più profonde del nostro tempo. Dalle guerre in corso alla crisi del diritto internazionale, dalla ridefinizione degli equilibri geopolitici al ruolo dell’informazione in un ecosistema sempre più frammentato e polarizzato, il dibattito si concentrerà sui nodi cruciali che attraversano il presente.

Dall’Ucraina al Medio Oriente, dall’Iran all’Africa, all’Afghanistan passando per le nuove tensioni tra potenze globali e le sfide dell’integrazione europea, il programma italiano offrirà strumenti di lettura per comprendere un mondo segnato da conflitti interconnessi, propaganda, disinformazione e trasformazioni tecnologiche. Al centro, ancora una volta, il ruolo del giornalismo come presidio democratico, spazio di responsabilità pubblica e strumento essenziale per orientarsi nella complessità.

La giornata di appuntamenti in lingua italiana, comincerà la mattina con “OSSIGENO – notizie che fanno respirare”, la rassegna stampa in podcast di Chora News che propone ogni settimana uno sguardo costruttivo sull’attualità, raccontando non solo le crisi ma anche le soluzioni ai grandi problemi. Il racconto è affidato alle voci di Francesco Zaffarano, Head of Product di Chora & Will Media, e Silvia Boccardi, giornalista multimediale e co-fondatrice del collettivo Flares, da anni impegnata nel racconto di diritti, migrazioni e scenari internazionali.

Tra gli appuntamenti di maggiore rilievo del programma italiano: “Il fronte della giustizia. Dialogo sulla Corte Penale Internazionale” che metterà a confronto il giornalismo di frontiera e il diritto internazionale. A dialogare saranno Rosario Aitala, il magistrato italiano, Primo Vice-Presidente della Corte Penale Internazionale, firmatario di un mandato di cattura a Putin, e per questo condannato in  contumacia da un tribunale di Mosca, assieme sul palco con Nello Scavo, inviato di punta del quotidiano Avvenire. L’incontro esplorerà le funzioni e le sfide della CPI nell’attuale contesto globale, tra tensioni crescenti tra giustizia internazionale e ragioni di Stato, misure coercitive contro le giurisdizioni indipendenti e necessità di difendere verità, responsabilità penale e dignità umana. Un confronto sul senso della giustizia internazionale in un tempo in cui la sua tenuta coincide, sempre più, con la tenuta stessa della civiltà democratica; il monologo di Roberto Saviano, tra le voci più incisive e riconoscibili del giornalismo e della cultura contemporanea, da anni impegnato a raccontare i rapporti tra potere, violenza, criminalità e libertà.

In un tempo segnato da guerre, crisi e trasformazioni globali, il racconto diventa uno strumento essenziale per comprendere la complessità del presente e avvicinare mondi solo apparentemente lontani. Il panel ‘Il potere delle storie’ mette al centro la forza plasmante delle storie nel dare forma alla realtà e nel costruire nuove chiavi di lettura del nostro tempo.

A confrontarsi sono Mario Calabresi, giornalista, scrittore e fondatore di Chora Media, già direttore de La Stampa e la Repubblica, e Francesca Mannocchi, giornalista e autrice pluripremiata che da anni racconta guerre, migrazioni e diritti umani dalle principali aree di crisi del mondo.

E ancora: tra memoria e presente, “Anni ’70 – terrore e diritti”, è uno spettacolo-racconto che attraversa il decennio più lungo e drammatico del Novecento italiano: anni di sangue, bombe e sequestri, ma anche di conquiste civili e diritti. A guidare questo viaggio tra ombre e luci della storia repubblicana saranno Benedetta Tobagi, storica, giornalista e scrittrice, tra le voci più autorevoli nello studio dello stragismo e della memoria civile italiana, e Mario Calabresi, giornalista e scrittore, fondatore e direttore di Chora Media. Entrambi figli di vittime del terrorismo — il giornalista Walter Tobagi e il commissario Luigi Calabresi — porteranno sul palco anche una memoria personale che attraversa uno dei capitoli più dolorosi e decisivi della storia italiana.

L’Europa sarà al centro di due incontri. Il primo, “Ucraina: la guerra dell’Europa”, panel che affronta il conflitto non solo come emergenza militare ma come banco di prova morale e democratico per il continente europeo. Quattro anni dopo l’invasione su larga scala, sul fronte ucraino si combatte anche una battaglia per la libertà, la sovranità e l’autodeterminazione dei popoli. A raccontarla da prospettive diverse saranno Nello Scavo, giornalista e autore del libro Il salvatore di bambini – Una storia ucraina; Marta Serafini, inviata del Corriere della Sera, che negli ultimi anni ha documentato i fronti di guerra dall’Ucraina al Medio Oriente; e Karolina Chernoivan, paramedica, fixer e fotografa ucraina di Odesa, che collabora con reporter internazionali e racconta la guerra dal punto di vista di chi la vive nel proprio Paese. Modera Arianna Ciccone, cofondatrice del festival e autrice di un recente diario di viaggio in Ucraina pubblicato su Valigia Blu.

Il secondo incontro s’intitola “Fronte europeo: da Tirana a Kyiv, il nuovo impulso all’integrazione EU”, dedicato a una delle partite più delicate e decisive per il futuro dell’Unione. La Commissione guidata da Ursula von der Leyen punta ad accelerare l’allargamento a Est entro il 2029, ma il percorso resta segnato da incognite geopolitiche, resistenze interne e nodi irrisolti: dalla Moldavia con la questione Transnistria all’Ucraina ancora in guerra, fino ai Balcani occidentali sospesi da anni tra promesse e rinvii. A interrogarsi sulle contraddizioni e sulle possibilità reali di questa nuova stagione europea saranno Andrea Braschayko, giornalista freelance e studioso di politica dell’Europa orientale, collaboratore di Il Foglio, Valigia Blu ed East Journal; Francesco Brusa, corrispondente specializzato sull’Europa centro-orientale e sulla Turchia, collaboratore di MicroMega, il manifesto e Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa; e Luisa Chiodi, politologa e direttrice di OBCT, da anni osservatrice attenta delle trasformazioni politiche e civili nello spazio post-comunista.

Lo sguardo si allargherà poi al continente africano con “La nuova guerra fredda in Africa”, un incontro che prova a leggere i nuovi equilibri globali a partire da uno dei territori più contesi del pianeta. Tra sfruttamento delle risorse, conflitti civili, forniture militari, influenza ideologica e relazioni con le guerre in Ucraina e Medio Oriente, l’Africa è oggi attraversata da una fitta rete di interessi in cui Stati Uniti, Russia e Cina si affiancano ai Paesi del Golfo, alla Turchia, all’Iran e ad altri attori regionali. A raccontare questa geografia del potere, che intreccia vecchie logiche imperiali e nuove alleanze, sarà Antonella Sinopoli, giornalista e studiosa dell’Africa subsahariana, oggi collaboratrice di Nigrizia e Valigia Blu, da anni impegnata a raccontare dal Ghana e dall’Italia le trasformazioni politiche, sociali e culturali del continente.

Tra i temi centrali del programma italiano anche la crisi climatica, affrontata nell’incontro “Raccontare e contrastare la crisi climatica in Italia: dati, territori e responsabilità”. L’Italia è in prima linea nel Mediterraneo che si surriscalda: siccità, desertificazione, alluvioni e ondate di calore rendono sempre più evidente la distanza tra gli obiettivi di neutralità climatica e le politiche realmente messe in campo. Il panel partirà dai dati e dai territori per analizzare i ritardi dell’adattamento e della mitigazione, ma anche il ruolo del giornalismo nel seguire nel tempo le scelte politiche e nel rendere visibili responsabilità e occasioni mancate. A discuterne saranno Elisabetta Tola, giornalista scientifica e data journalist, caporedattrice de Il Bo Live e voce di Radio3 Scienza; Emanuele Bompan, giornalista ambientale e geografo, direttore di Materia Rinnovabile; e Sara Segantin, giornalista, scrittrice e ambasciatrice del Patto Climatico Europeo.

Il Medio Oriente ritorna al centro della riflessione con “Siria, un anno dopo la caduta del regime”, dedicato a un Paese ancora sospeso tra speranze fragili e nuove minacce. A più di un anno dalla fine del regime, la democratizzazione avanza lentamente, la ricostruzione resta bloccata, la giustizia di transizione non è partita e le tensioni settarie continuano ad alimentare il rischio di nuove fratture. I massacri sulla costa e a Sweida, le tensioni con le comunità curde e le incursioni israeliane rendono ancora più instabile il quadro. A offrire chiavi di lettura e testimonianze saranno Asmae Dachan, giornalista, fotografa e scrittrice italo-siriana, docente di arabo multimediale all’Università di Macerata e autrice di Diario di Siria; ed Enrico De Angelis, ricercatore e analista dei media nella regione MENA, cofondatore di SyriaUntold e consulente per organizzazioni internazionali impegnate nella libertà di stampa e nello sviluppo dei media.

Un altro dei nodi più drammatici del presente sarà affrontato nell’incontro “Donne afghane: violate da bambine, negate da adulte”. Dopo il ritorno al potere dei talebani, l’Afghanistan è precipitato in una delle più gravi crisi dei diritti umani contemporanei: matrimoni infantili in aumento, istruzione vietata oltre i dodici anni, espulsione progressiva dal lavoro e cancellazione delle donne dallo spazio pubblico. A raccontare questa realtà sarà Silvia Redigolo, responsabile comunicazione e raccolta fondi della Fondazione Pangea ETS, impegnata da anni sul campo nel sostegno alle donne afghane attraverso programmi di microcredito, formazione e supporto psicologico. Con lei Laura Cappon, inviata Rai e autrice del podcast Le ultime dottoresse dell’Afghanistan, che ha raccolto negli ospedali di Kabul, Panshir ed Helmand le voci di dottoresse e infermiere costrette a lavorare mentre il regime smantella la formazione delle future professioniste della sanità. Un confronto necessario su un Paese in cui la negazione dei diritti femminili rischia di trasformarsi anche in una devastante crisi sanitaria.

La libertà di stampa e le sue condizioni materiali saranno al centro del panel “Giornalisti sotto attacco: minacciati, querelati, spiati”. In Italia come altrove, fare giornalismo significa sempre più spesso operare in un clima di intimidazione, sorveglianza e precarietà, mentre propaganda e disinformazione restringono gli spazi del dibattito pubblico.

A partire da casi concreti, l’incontro mette a fuoco le nuove forme di pressione che colpiscono il lavoro giornalistico. Lo racconta Raffaele Angius, giornalista investigativo di IrpiMedia, che ha indagato il caso dello spyware “Graphite” sviluppato da Paragon Solutions, riportando al centro il tema della sicurezza delle fonti nell’era delle tecnologie intrusive. Accanto alle minacce digitali emergono quelle giudiziarie, come nel caso di Giorgio Mottola, inviato di Report (Rai 3), destinatario di una richiesta di risarcimento danni da parte di un partito di governo per un’inchiesta televisiva, in un episodio denunciato come querela temeraria. A completare il quadro è Amalia De Simone, videoreporter d’inchiesta Rai3 premiata per il suo lavoro su criminalità e mafie, che porta l’attenzione sulle intimidazioni e sui rischi concreti affrontati dai cronisti sul campo.

L’Iran sarà raccontato attraverso il prisma della lotta delle donne e della resistenza civile nell’incontro “Iran: la rivoluzione, la resistenza”. Dalla morte di Mahsa Amini al movimento Donna, Vita, Libertà, il Paese continua a rappresentare uno dei fronti più vivi e dolorosi della battaglia contro l’autoritarismo. A offrire prospettive diverse e complementari saranno Luciana Borsatti, a lungo corrispondente Ansa dal Cairo e da Teheran, autrice di Iran. Il tempo delle donne; Parisa Nazari, attivista del movimento Donna, Vita, Libertà, da anni impegnata a raccontare in Italia la repressione e le lotte dei suoi connazionali; e Paola Rivetti, professoressa associata di scienze politiche alla Dublin City University e autrice del recente Storia dell’Iran. Rivoluzione, guerra e resistenza (1979-2025), uscito per Laterza nel 2026.

Il tema dell’autodeterminazione nel fine vita attraverserà invece “Di chi sono i nostri giorni? La disobbedienza per la libertà dei corpi”, un incontro che intreccia informazione, memoria e responsabilità pubblica attorno a una domanda radicale: a chi appartiene davvero il tempo della nostra vita? A guidare il dialogo sarà Valentina Petrini, giornalista d’inchiesta, autrice e opinionista televisiva, firma di Millennium FQ e collaboratrice de La Stampa. Al centro dell’incontro la testimonianza di Vittorio Parpaglioni Barbieri, autore e sceneggiatore che si è autodenunciato per aver accompagnato la madre Sibilla Barbieri al suicidio assistito in Svizzera, e di Stefano Massoli, produttore video e attivista per i diritti delle persone con disabilità e il fine vita, marito della giornalista Laura Santi, protagonista di una lunga battaglia civile per il diritto all’autodeterminazione. L’incontro è in memoria di Laura Santi. Gli interventi musicali sono a cura di Pasquale Filastò.

Più inatteso e insieme profondamente politico sarà “La felicità come bene collettivo e il ruolo dell’informazione”, che si interroga su che cosa significhi oggi scegliere di stare bene insieme anche nello spazio pubblico del giornalismo. Come si esce dal circolo vizioso dei social, dei capri espiatori e dell’odio online che alimentano polarizzazione e profitto per le piattaforme lasciando le persone sempre più sole? A partire dal libro di Giulia Blasi, La felicità è un atto politico, e dall’esperienza artistica e politica del duo drag Karma B, il panel esplorerà felicità, educazione alle relazioni e risposta all’odio online come pratiche concrete e condivise. A fare spazio alle domande sarà Pasquale Quaranta, giornalista e primo Diversity Editor d’Italia, per un incontro pop e partecipato pensato anche come celebrazione dei vent’anni del festival.

La guerra dell’informazione sarà invece il cuore del panel “Guerra ibrida e propaganda: Russia, USA, Europa”, dedicato alle nuove forme di conflitto che si combattono non solo sul terreno militare ma anche su quello della cultura, delle piattaforme digitali e della manipolazione del consenso. Dalla propaganda del Cremlino alle reti mediatiche e politiche del mondo MAGA negli Stati Uniti, fino alle nuove destre europee, think tank, campagne di disinformazione e movimenti grassroots contribuiscono oggi a ridefinire gli equilibri politici globali e a mettere alla prova la tenuta delle democrazie liberali. A discuterne saranno Tonia Mastrobuoni, corrispondente di Repubblica dalla Germania e dall’Europa orientale; Giovanni Savino, storico e docente di storia contemporanea all’Università Federico II di Napoli, specialista di Russia e nazionalismi nello spazio post-sovietico; e Marco Arvati, analista e giornalista che collabora con Valigia Blu, con un focus sulla politica statunitense e sul mondo conservatore americano.

I conflitti contemporanei e i loro intrecci saranno al centro di “Trame di guerra”, l’incontro che mette in dialogo due inviati di guerra tra i più autorevoli del panorama italiano. Partendo dal libro Trame di guerra (Mondadori), Lorenzo Tondo, corrispondente del Guardian dal Sud Italia e reporter di lungo corso sui fronti più caldi del Mediterraneo e del Medio Oriente, dialogherà con Nello Scavo, inviato di Avvenire e autore di importanti inchieste sulla guerra in Ucraina e sui crimini contro i civili. Dall’Ucraina alla Palestina, dalla Siria all’Iran, il confronto proverà a decifrare il filo invisibile che lega i conflitti globali di oggi: armi, interessi geopolitici, propaganda e catene di conseguenze che attraversano confini e continenti.

Su Gaza si concentrerà uno degli incontri più delicati dell’intero programma italiano: “Gaza: raccontare l’impossibile”. In un luogo segnato da assedio, distruzione e crisi umanitaria, il lavoro dei giornalisti consiste oggi nel trovare le parole, verificare i fatti e restituire dignità alle storie delle persone mentre la guerra continua. In dialogo Francesca Caferri, inviata per il Medio Oriente di la Repubblica, e Ruwaida Kamal Amer, giornalista e filmmaker che vive e lavora a Gaza, metteranno a confronto due sguardi complementari sul conflitto: quello di chi racconta la guerra per il pubblico internazionale e quello di chi la vive e la documenta dall’interno, ogni giorno. Un incontro sul senso stesso del giornalismo in uno dei contesti più complessi e pericolosi del mondo.

Uno dei capitoli più urgenti della trasformazione contemporanea sarà affrontato in “IA: etica, norme, potere”. Ora che l’intelligenza artificiale riscrive lo spazio pubblico, produce realtà personalizzate e modifica profondamente capacità critiche, creatività, relazioni e vite emotive, la domanda non riguarda più soltanto le regole ma anche la possibilità di restare umani dentro la mareggiata dell’artificiale. A interrogarsi sui limiti dell’automazione, sulle norme necessarie e sulle implicazioni etiche e politiche di questa rivoluzione saranno Bruno Saetta, avvocato esperto di nuove tecnologie e collaboratore di Valigia Blu, e Fabio Chiusi, ricercatore freelance e autore del volume La fortezza automatica. Se l’IA decide chi può varcare i confini.

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