Istigazione, processo Prospeto riaperto con nuova richiesta di pena più dura

Istigazione, processo Prospeto riaperto con nuova richiesta di pena più dura

La Corte d’Assise di Perugia si prepara ad affrontare una nuova fase

La Corte d’Assise di Perugia si prepara ad affrontare una nuova fase del procedimento sulla morte di Andrea Prospero, con l’imputato Emiliano Volpe, diciannovenne romano, deciso a presentare un patteggiamento più severo rispetto alla proposta respinta tre mesi fa. La vicenda, che ha scosso l’opinione pubblica per la sua complessità emotiva e giudiziaria, torna così al centro dell’attenzione con un passaggio processuale che potrebbe segnare un punto di svolta.

Nuova strategia difensiva e pena più alta

Volpe, accusato di istigazione al suicidio, punta a chiudere rapidamente il procedimento con una pena detentiva senza misure alternative. La precedente richiesta – due anni e mezzo sostituiti da lavori di pubblica utilità – era stata giudicata troppo lieve dal Gup Simona Di Maria, nonostante il parere favorevole del procuratore Raffaele Cantone.

Il difensore, Alessandro Ricci, ha ora predisposto una proposta più rigida, convinto che un’assunzione di responsabilità più netta possa favorire una definizione del caso. Il legale sottolinea anche il percorso personale intrapreso dal giovane, che negli ultimi dieci mesi – trascorsi ai domiciliari – avrebbe mostrato segnali di ravvedimento, tra cui il ritorno agli studi.

Le contestazioni del Gup e il nodo del pentimento

Il giudice, nella precedente udienza, aveva però ritenuto il pentimento dell’imputato non autentico, tardivo e privo di qualsiasi iniziativa risarcitoria. Una valutazione che aveva pesato in modo determinante sul rigetto della prima proposta di patteggiamento.

Secondo l’accusa, Volpe – che con Prospero aveva un rapporto esclusivamente virtuale – avrebbe rafforzato l’idea del suicidio nel giovane studente abruzzese, convincendolo a ingerire un mix letale di farmaci. Un quadro ricostruito attraverso le chat e un video registrato dalla stessa vittima, materiale ritenuto particolarmente rilevante dagli inquirenti.

La posizione della famiglia e la richiesta di giustizia

I familiari di Andrea Prospero, rappresentati dagli avvocati Francesco Mangano e Carlo Pacelli, chiedono una risposta giudiziaria ferma e proporzionata alla gravità dei fatti. Per loro, un vero amico avrebbe fatto di tutto per impedire la tragedia, mentre Volpe – sostengono – non avrebbe neppure tentato di chiamare i soccorsi.

Il processo, che si aprirà il 22 gennaio, si annuncia dunque come un passaggio decisivo per definire responsabilità, dinamiche e conseguenze di una vicenda che continua a lasciare un segno profondo nella comunità e nella famiglia della vittima.

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