Umbria avvia la rete regionale per curare le ferite difficili

Umbria avvia la rete regionale per curare le ferite difficili

Presentato il progetto che integra ospedali e servizi territoriali

È stato presentato il progetto che punta a costruire una rete regionale capace di collegare in modo stabile ospedali e servizi territoriali per la gestione delle ferite di difficile guarigione, un ambito clinico che richiede continuità assistenziale, competenze integrate e percorsi strutturati. L’iniziativa, intitolata “La gestione delle ferite difficili nella rete vulnologica ospedale‑territorio nella regione Umbria”, è coordinata da Marino Cordellini, direttore del Dipartimento di Chirurgia Generale e responsabile della Struttura Complessa di Chirurgia Plastica e Ricostruttiva della Usl Umbria 1.

L’obiettivo è definire un modello organizzativo che permetta, in ogni distretto sanitario, la presenza di équipe multiprofessionali in grado di seguire i pazienti dimessi in Assistenza domiciliare integrata (Adi), garantendo continuità terapeutica e riducendo il rischio di complicanze. Il progetto mira a formalizzare una rete stabile, capace di unire competenze mediche, infermieristiche e specialistiche, così da offrire risposte rapide e coordinate a una tipologia di pazienti spesso fragili e con bisogni complessi. Il documento è stato illustrato durante il convegno nazionale “Il trattamento delle ulcere infette nell’era dell’antibiotico resistenza: una sfida da vincere insieme!”, organizzato dal Centro Formazione della Usl Umbria 1 e ospitato all’auditorium dell’Hotel Giò di Perugia. L’iniziativa ha richiamato professionisti da tutta Italia, confermando l’interesse crescente verso modelli assistenziali innovativi in un settore che richiede approcci multidisciplinari e aggiornamento costante.

Nel pomeriggio si è svolta una tavola rotonda dedicata ai nuovi percorsi diagnostico‑terapeutico‑assistenziali, con la partecipazione del direttore generale della Usl Umbria 1, Emanuele Ciotti, della presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, e della direttrice Salute e Welfare regionale, Daniela Donetti. Proietti ha evidenziato come l’innovazione sia un elemento imprescindibile per garantire una sanità moderna ed efficace, ringraziando Cordellini per il lavoro svolto. Donetti ha ricordato che la Regione sta definendo reti cliniche per tutte le principali patologie, con l’obiettivo di uniformare i percorsi e ridurre le disomogeneità territoriali.

Ciotti ha sottolineato che la Usl Umbria 1 è già operativa in diversi ambiti della rete vulnologica e ha rimarcato l’importanza di un modello che valorizzi la prossimità ai pazienti. Ha inoltre richiamato il ruolo del Dm 77/2022, che spinge verso una sanità più territoriale e integrata. Secondo Ciotti, un percorso ben strutturato permette di evitare peggioramenti clinici e sprechi di risorse, creando un sistema più sostenibile. Ha poi indicato nel teleconsulto e nell’uso dell’intelligenza artificiale le prossime sfide, strumenti che potranno facilitare la collaborazione tra professionisti e migliorare la tempestività degli interventi.

Il convegno ha ospitato anche un approfondimento dedicato alla necessità di un modello assistenziale regionale condiviso, con gli interventi dei direttori sanitari Ottavio Alessandro Nicastro (Usl Umbria 1), Alfredo Notargiacomo (Usl Umbria 2) e Domenico Montemurro (Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni). Tutti hanno ribadito l’importanza di una rete che superi i confini aziendali e favorisca la collaborazione tra strutture diverse.

Il progetto rappresenta il primo esempio in Italia di rete vulnologica regionale formalizzata. Una parte del modello è già attiva presso l’ospedale di Assisi, che svolge sedute settimanali dedicate e funge da riferimento per le altre strutture umbre. L’obiettivo è evitare che i pazienti siano costretti a spostarsi da un ambulatorio all’altro alla ricerca di una soluzione adeguata, riducendo disagi, tempi di attesa e dispersione di risorse professionali.

La rete, così come delineata, punta a garantire una presa in carico tempestiva e a coinvolgere attivamente i familiari, affinché possano collaborare nella gestione quotidiana delle ferite complesse. Il sistema prevede inoltre un linguaggio condiviso tra gli operatori, protocolli uniformi e criteri di appropriatezza comuni, così da assicurare trattamenti omogenei in tutto il territorio regionale.

Un elemento centrale del modello è la possibilità per gli specialisti di operare in sinergia anche tra aziende diverse. Un chirurgo plastico o un infermiere esperto in wound care potrà utilizzare spazi operatori, tecnologie e dispositivi presenti in un’altra struttura sanitaria, lavorando insieme ai colleghi del territorio per garantire continuità e qualità delle cure. Questo approccio, oltre a migliorare l’efficacia clinica, mira a valorizzare le competenze presenti nel sistema sanitario regionale, evitando duplicazioni e favorendo una gestione più razionale delle risorse.

Il progetto, come riporta dei promotori, rappresenta un passo decisivo verso una sanità più integrata, capace di rispondere con rapidità e competenza alle esigenze di pazienti che richiedono percorsi lunghi, complessi e ad alta specializzazione. La rete vulnologica umbra si propone come modello replicabile anche in altre regioni, in un contesto nazionale – il comunicato di Luana Pioppi nelle intenzioni  – che guarda sempre più alla continuità assistenziale come elemento chiave per migliorare gli esiti clinici e la qualità della vita dei pazienti.

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