Il tribunale chiude il processo: fatto non previsto come reato
Si è concluso con un’assoluzione il procedimento giudiziario che vedeva imputata una dottoressa di medicina generale in servizio presso l’Usl di Narni, accusata di aver rilasciato certificati di esenzione dalla vaccinazione anti Covid a dodici pazienti senza che sussistessero i presupposti previsti dalla normativa vigente durante la pandemia. La sentenza è stata pronunciata dal giudice Francesco Maria Vincenzoni, che ha assolto la professionista e i pazienti coinvolti perché il fatto contestato non è previsto dalla legge come reato. Le motivazioni della decisione saranno depositate entro novanta giorni. Lo riporta oggi il messaggerod ell’Umbria.
Il processo riguardava l’ipotesi di concorso in falso ideologico, contestata sia alla dottoressa sia a dodici dipendenti pubblici del territorio ternano, impiegati nei settori della sanità, della scuola e delle forze dell’ordine. Secondo l’accusa, sostenuta dalla Procura, i certificati di esenzione sarebbero stati rilasciati con l’unico scopo di consentire ai pazienti di continuare a svolgere la propria attività lavorativa negli uffici pubblici, evitando la sospensione prevista per chi non si sottoponeva alla vaccinazione obbligatoria contro il Covid-19.
La vicenda ha origine nel 2021, nel pieno dell’emergenza pandemica, quando i carabinieri del Nas avviarono controlli sulle certificazioni di esenzione rilasciate dalla dottoressa, ritenuta contraria alla campagna vaccinale. Nell’ambulatorio di Narni furono acquisiti circa sessanta certificati medici, ritenuti meritevoli di approfondimento investigativo. Al termine degli accertamenti, gli inquirenti individuarono dodici certificazioni considerate irregolari, poiché avrebbero consentito l’esonero dalla vaccinazione a soggetti che, secondo l’ipotesi accusatoria, non ne avevano diritto sulla base delle circolari del ministero della Salute e della Regione Umbria.
Dopo il rinvio a giudizio, il dibattimento è iniziato nel giugno del 2024 e si è protratto per mesi, con l’audizione di numerosi testimoni. In aula sono stati ascoltati, tra gli altri, i militari del Nas che condussero le indagini e diversi consulenti ed esperti chiamati dalla difesa. Nel corso del procedimento è emerso che uno dei pazienti coinvolti aveva scelto una definizione anticipata della propria posizione, patteggiando una pena di cinque mesi e dieci giorni. L’azienda sanitaria locale si era costituita parte civile nel processo.
La difesa della dottoressa ha sostenuto che le esenzioni fossero supportate da certificazioni mediche provvisorie, valide per trenta giorni, e che la valutazione delle condizioni cliniche dei pazienti fosse avvenuta in un contesto normativo complesso e in continua evoluzione. Durante il dibattimento sono stati affrontati anche i temi legati alle disposizioni adottate in fase emergenziale e alle successive riletture normative e scientifiche, con riferimento agli effetti dei vaccini e ai criteri per l’esenzione.
Con la sentenza di assoluzione, il tribunale ha ritenuto che le condotte contestate non integrassero una fattispecie penalmente rilevante. Il dispositivo chiude così un procedimento lungo e articolato, lasciando alle motivazioni il compito di chiarire nel dettaglio il percorso giuridico che ha condotto alla decisione.

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