Difesa D’Incecco: evento imprevedibile, chiesta assoluzione
Nel processo d’appello bis in corso a Perugia per la tragedia dell’Hotel Rigopiano, costata la vita a 29 persone nel gennaio 2017, l’udienza odierna ha affrontato la posizione dell’unico imputato, Paolo D’Incecco, all’epoca responsabile della viabilità provinciale di Pescara. Gli avvocati del dirigente hanno chiesto l’assoluzione sostenendo che la valanga e l’isolamento della strada di accesso al resort non potevano essere previsti. La difesa ha affermato che soltanto con una ricostruzione a posteriori si può ipotizzare che l’eventuale disponibilità di una turbina spazzaneve avrebbe consentito di intervenire sul tratto interessato, sottolineando che l’evento non rientrava negli scenari preventivabili.
Il procuratore generale ha ribadito la richiesta di condanna a tre anni e quattro mesi per omicidio colposo plurimo, ma i difensori contestano anche il metodo con cui è stato stimato il termine di prescrizione, ritenuto applicato in modo da raddoppiare impropriamente i tempi. L’impostazione della difesa ha provocato una forte reazione tra i familiari delle vittime, presenti in aula, che hanno ascoltato argomentazioni giudicate particolarmente dure. Gli avvocati hanno ricordato che una tragedia non implica necessariamente l’esistenza di responsabilità penali e che il processo non deve essere interpretato come un risarcimento morale, ponendo l’accento sulla necessità di attenersi ai confini fissati dalla Cassazione.
Durante la discussione, è stato richiamato il ruolo di D’Incecco nell’organizzazione della viabilità e nella gestione delle procedure legate alle emergenze meteorologiche, al centro delle valutazioni della Corte. La difesa ha insistito affinché venga considerato il quadro operativo del periodo, segnato da condizioni eccezionali e da un sistema di intervento ritenuto inadeguato non per scelta del dirigente, ma per limiti strutturali. Il tema dell’imprevedibilità della valanga è stato riproposto come elemento centrale, collegato alla impossibilità, da parte dell’imputato, di adottare misure in grado di evitare l’isolamento dell’albergo.
Nel corso dell’udienza sono state richiamate anche le prospettive delle parti civili, che rappresentano le famiglie delle persone decedute, tra cui quella di Gabriele D’Angelo e di altre vittime rimaste intrappolate nell’hotel travolto dalla massa nevosa. Gli interventi hanno evidenziato il timore che l’impostazione difensiva possa ridimensionare il perimetro di responsabilità individuato nei precedenti passaggi giudiziari. Le parti civili ribadiscono la necessità di una ricostruzione che tenga conto dell’insieme delle omissioni contestate nella prima fase processuale.

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