Dal 29 ottobre al 2 novembre a Perugia un racconto lucido e provocatorio sull’amore e i tabù del nostro tempo
di Antonella Valoroso
Una riflessione contemporanea su ciò che consideriamo “accettabile”, su chi decide le regole del desiderio e su quanto il passato continui a scrivere il presente. Sono questi i temi al centro di Scandalo, la nuova commedia scritta e diretta da Ivan Cotroneo che da domani, 29 ottobre, sarà in scena al Teatro Morlacchi di Perugia. Sul palco, fino a domenica 2 novembre, due protagonisti d’eccezione: Anna Valle e Gianmarco Saurino, affiancati da Orsetta De Rossi, Angelo Tanzi e Matilde Pacella.
Cotroneo ha definito il suo ultimo lavoro «una commedia brillante sul pregiudizio, sui rapporti fra maschile e femminile, sui tabù che crediamo superati e che invece continuano a tormentarci». Un testo capace di far sorridere e riflettere, spietato e lucidissimo nel mettere a nudo le dinamiche del desiderio e del potere, ciò che la società tollera per un uomo ma giudica impensabile per una donna. «L’amore è sempre uno scambio» sottolinea l’autore. «Sono i termini e gli oggetti di questo scambio a renderlo più o meno scandaloso».
La protagonista è Laura, scrittrice cinquantenne, un tempo nota all’opinione pubblica come la “sposa bambina” di un celebre autore molto più grande di lei. Dopo la morte del marito vive appartata nella sua villa sull’Appia Antica, insieme all’editor Giulia, al vicino Roberto e a Maria, una ragazza che abita con lei. Ha rinunciato a scrivere, al desiderio, al futuro. Finché arriva Andrea, il giovane uomo che il marito aveva assunto per riordinare la biblioteca: diretto, audace, in egual misura destabilizzante e vitale. Tra loro ci sono ventiquattro anni di differenza, proprio come un tempo tra Laura e suo marito. E quando le loro labbra si sfiorano, ciò che era rimosso torna improvvisamente vivo e immediatamente giudicabile. Perché nella nostra società persiste ancora un doppio standard profondamente radicato: una relazione in cui è l’uomo a essere più anziano è percepita come naturale, rassicurante, quasi conforme a un modello implicito di autorevolezza e protezione; al contrario, quando è la donna a essere più grande, il giudizio si fa immediatamente più severo. Lei viene etichettata come “predatrice”, “incapace di accettare l’età”, oppure automaticamente sospettata di esercitare un potere manipolatorio, mentre al giovane compagno viene attribuita immaturità, opportunismo o dipendenza. In questo schema antico e resistente, una donna che desidera senza chiedere permesso infrange un ordine invisibile: quello che ancora oggi legittima l’audacia maschile e punisce la libertà femminile. E forse il vero «scandalo» è proprio l’esistenza e la resistenza nel nostro tempo di una simile asimmetria culturale che ogni giorno nega a troppe donne la possibilità di essere semplicemente se stesse.

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