Rimpatrio Shalabayeva, nuovo processo d’appello a Firenze

Rimpatrio Shalabayeva, nuovo processo d’appello a Firenze

Cassazione annulla assoluzioni, udienza slittata due volte

Si è aperta oggi a Firenze l’udienza del processo d’appello bis relativo al rimpatrio di Alma Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Muktar Ablyazov, espulsa nel 2013 insieme alla figlia Alua, all’epoca di sei anni. Entrambe sono successivamente rientrate in Italia. Il procedimento coinvolge cinque ex dirigenti della polizia romana e un giudice di pace, accusati di irregolarità nella gestione del caso.

Il fascicolo è giunto a Firenze dopo che la Corte di Cassazione, il 19 ottobre 2023, ha annullato la sentenza di assoluzione emessa in secondo grado a Perugia, dove il processo era stato trasferito per competenza. L’appello bis ha subito due rinvii a partire da dicembre 2024.

I fatti risalgono alla notte tra il 28 e 29 maggio 2013, quando Shalabayeva e la figlia vennero prelevate dalla loro abitazione romana e rimpatriate in Kazakistan. Tra gli imputati figurano gli ex vertici della squadra mobile e dell’ufficio immigrazione della questura di Roma: Renato Cortese, Maurizio Improta, Luca Armeni, Francesco Stampacchia, Vincenzo Tramma e Stefano Leoni, oltre alla giudice Stefania Lavore, il cui coinvolgimento ha determinato lo spostamento del procedimento da Roma a Perugia.

In primo grado, il tribunale umbro aveva inflitto condanne tra i 3 anni e mezzo e i 5 anni per i poliziotti, mentre Lavore era stata assolta dall’accusa di sequestro di persona e condannata a 2 anni e mezzo per falso ideologico. Tuttavia, la Corte d’appello di Perugia aveva successivamente assolto tutti gli imputati, decisione poi revocata dalla Cassazione.

La nuova sede processuale è stata individuata a Firenze, in quanto Perugia dispone di una sola sezione di corte d’appello. Il procedimento odierno si inserisce in un contesto giudiziario complesso, che ha sollevato interrogativi sulla gestione delle espulsioni e sul rispetto delle garanzie procedurali.

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