Familiari in aula chiedono verità e responsabilità chiare
Alla Corte d’Appello di Perugia si è aperto questa mattina il processo bis per la tragedia di Rigopiano, la valanga che il 18 gennaio 2017 travolse l’hotel di Farindola causando la morte di 29 persone. Tra loro anche il giovane receptionist ternano Alessandro Riccetti, unico umbro tra le vittime. In aula erano presenti i familiari, che da anni chiedono con forza verità e giustizia, ribadendo di non aver mai cercato vendetta ma soltanto il riconoscimento delle responsabilità.
Il nuovo procedimento nasce dalla decisione della Corte di Cassazione del 3 dicembre 2024, che ha accolto in parte le richieste della procura generale, disponendo un nuovo giudizio per sei ex dirigenti della Regione Abruzzo, già assolti nei precedenti gradi. Si tratta di Carlo Giovani, Carlo Visca, Sabatino Belmaggio, Vincenzo Antenucci, Emidio Primavera e Pierluigi Caputi, chiamati a rispondere di disastro colposo.
Restano imputati anche l’ex sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il tecnico comunale Enrico Colangeli e i funzionari provinciali Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio, accusati di omicidio colposo, reato tuttavia prossimo alla prescrizione.
Secondo i giudici della Cassazione, i funzionari regionali avrebbero dovuto predisporre la Carta di localizzazione del pericolo valanghe, documento che avrebbe potuto determinare la chiusura dell’hotel nei mesi invernali, evitando così la tragedia.
La corte perugina dovrà stabilire se la valanga fosse prevedibile e se un’ordinanza di sgombero avrebbe potuto salvare le vite spezzate. Per l’avvocato Giovanni Ranalli, legale della famiglia Riccetti, la nuova fase processuale rappresenta un passaggio cruciale: «La Cassazione ha tracciato linee guida chiare, individuando possibili responsabilità nella pianificazione urbanistica e nella prevenzione del rischio valanghe».
Come scrive Nicoletta Gigli su Il Messaggero Umbria, il procedimento si concentra ora sulla possibilità che la tragedia fosse evitabile e sulla necessità di accertare se vi siano state omissioni da parte delle amministrazioni coinvolte. I familiari delle vittime, presenti in aula, hanno accolto con speranza l’avvio del processo, convinti che solo un accertamento pieno delle responsabilità potrà restituire dignità alla memoria dei loro cari.

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