Dal 2019 la crescita dimensionale supera Italia e Centro
Umbria in controtendenza: calano le imprese ma cresce la loro struttura organizzativa. È la fotografia che emerge dal report della Camera di Commercio, presentato dal presidente Giorgio Mencaroni, che sottolinea come dal 2019 al 2025 la regione abbia registrato un aumento medio degli addetti per azienda superiore sia all’Italia sia al Centro.
La dimensione media delle imprese umbre raggiunge oggi 3,7 addetti, in aumento del +5,7% rispetto al 2019. Una progressione più rapida della media nazionale (+5,0%) e di quella dell’Italia centrale (+4,9%). L’Umbria resta sotto i valori assoluti (Italia 4,3, Centro 4,5), ma riduce il divario grazie a un passo più sostenuto.
Il dato va letto insieme a quello sulla numerosità: le imprese attive scendono da 79.790 a 77.861 (-2,4%) tra 2019 e 2025, mentre gli addetti crescono da 279.220 a 287.471 (+3,0%). Un risultato migliore del +2,9% nazionale e nettamente più positivo del -1,2% registrato nel Centro. La selezione ha colpito le realtà più fragili, lasciando sul campo aziende più attrezzate.
Piccole e medie protagoniste
A trainare sono soprattutto le imprese tra 10 e 249 addetti. Le medie (100-249 dipendenti) segnano un +35,8% di occupati nel decennio, quelle tra 50 e 99 un +16,2%. Bene anche le piccole: +18,2% nella fascia 10-19 e +16,5% in quella 20-49. Le grandi restano stabili, con crescite contenute, mentre arretrano le micro, in particolare quelle con 1-5 addetti.
Il riequilibrio si riflette sulla geografia occupazionale: le micro passano dal 40,7% al 34,7% degli occupati, mentre aumentano le quote di piccole (dal 23,2% al 26,1%), medie (dal 12,1% al 14,6%) e grandi (dal 13,7% al 14,4%). Un ridimensionamento che avvicina l’Umbria ai modelli più solidi a livello nazionale ed europeo.
Più dipendenti veri, meno familiari
Altro segnale importante: tra 2019 e 2025 i dipendenti non familiari crescono del +7,9% in Umbria, contro il +6,2% italiano e il +2,0% del Centro. Su dieci anni l’incremento arriva a +13,1%. Parallelamente cala il lavoro familiare. Il tessuto imprenditoriale regionale diventa così meno basato su relazioni parentali e più su rapporti professionali, con contratti regolari e competenze interne più solide.
Politiche mirate e selezione naturale
Secondo Mencaroni, il ridimensionamento numerico “non va letto come un segnale negativo, ma come il frutto di una selezione che rafforza chi resta sul mercato”. La Camera di Commercio attribuisce la crescita anche a bandi europei, programmi di formazione e politiche per la digitalizzazione e la transizione ecologica, che hanno favorito la scalata dimensionale delle imprese più dinamiche.
Confronto nazionale e prospettive
Sul lungo periodo 2015-2025 la crescita umbra (+8,8%) è superiore a quella italiana (+7,5%), ma inferiore al Centro (+9,8%). La differenza è nella dinamica: fino al 2019 l’Umbria arrancava (+2,9%), mentre dal 2019 ha accelerato oltre la media. Una traiettoria che indica un tessuto produttivo più resiliente e meno polverizzato.
Le implicazioni sono chiare: più stabilità, più capacità di investimento e maggiore attrattività per finanziamenti e partnership. La sfida, come avverte Mencaroni, è “mantenere la rotta e accompagnare anche micro e piccole imprese in percorsi di consolidamento, cogliendo fino in fondo le opportunità della doppia transizione digitale ed ecologica”.

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