Protocollo a Capanne per inclusione penale con sport e reinserimento

Protocollo a Capanne per inclusione penale sport e reinserimento

Firmato accordo per minori e adulti in carcere con percorsi sportivi

Protocollo a Capanne – Nel carcere di Perugia “Capanne” è stato ufficializzato un protocollo d’intesa tra enti pubblici e privati volto a favorire l’inclusione sociale di minori e adulti coinvolti in procedimenti penali, anche durante la detenzione, mediante attività sportive, educative e di utilità sociale. L’accordo si propone di sostenere processi di rieducazione, reinserimento e di contrasto alla recidiva.

Alla cerimonia di sottoscrizione erano presenti figure istituzionali di rilievo, tra cui la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, l’assessore allo sport Pierluigi Vossi, il direttore generale del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria Ernesto Napolillo, il procuratore generale Sergio Sottani, il presidente della Corte d’Appello Giorgio Barbuto e il presidente del Tribunale di Sorveglianza Antonio Minchella.

Il documento coinvolge un ampio sistema di soggetti pubblici e privati: gli Uffici Giudiziari del distretto perugino, il Comune di Perugia, il CONI Umbria, la direzione del carcere, l’Ordine degli Avvocati, il Centro per la Giustizia Minorile Toscana-Umbria e gli uffici competenti per i servizi sociali e l’esecuzione penale esterna. Vengono definiti con precisione gli obiettivi, i ruoli di ciascun partecipante e le modalità operative, includendo strumenti di monitoraggio e valutazione degli esiti.

L’intesa si concentra sull’offrire a minori e adulti sottoposti a procedimenti penali – compresi quelli in detenzione – la possibilità di impegnarsi in attività sportive e in iniziative a favore della collettività, prestando particolare attenzione alle persone con disabilità. Per i giovani coinvolti si valorizza la componente educativa e formativa, mentre per gli adulti si promuove un percorso di reinserimento sociale e di distanziamento da ambienti potenzialmente criminogeni.

Protocollo a Capanne

Il procuratore generale Sergio Sottani ha evidenziato l’importanza di un impegno congiunto tra lavoro e sport, sottolineando come il carcere, luogo per sua natura degradante, debba offrire strumenti per responsabilizzare e risocializzare. Ha richiamato dati secondo cui l’attività rieducativa interna, penalizzata dal sovraffollamento, non riesce a contenere la recidiva che può arrivare al 70%, mentre un ambiente che valorizza lavoro e attività rispettose riduce fortemente questo fenomeno, fino al 2%. Sport e lavoro, ha spiegato, rappresentano la sfida da affrontare con determinazione.

Il direttore generale del DAP Ernesto Napolillo ha sottolineato come l’attenzione al carcere stia crescendo nel territorio, con la necessità di costruire ponti tra società e istituti penitenziari. Ha indicato come imprese e aziende possano offrire opportunità di reinserimento attraverso sgravi fiscali e che lo sport interno, soprattutto se integrato con ruoli sociali e culturali, possiede un forte valore educativo. Ha inoltre auspicato la replicabilità delle buone pratiche.

Protocollo a Capanne

La sindaca Vittoria Ferdinandi ha ringraziato il personale e i vertici della magistratura, rimarcando il valore del protocollo elaborato da un suo assessore che unisce enti locali, terzo settore e magistratura per ricostruire relazioni sociali compromesse. Ha definito necessario che la città entri dentro il carcere e il carcere esca verso la città, facendo dello sport un ponte per trasmettere disciplina, regole e gestione delle emozioni. Il Comune si è dichiarato impegnato per trasformare la riabilitazione in un risultato concreto.

L’assessore allo sport Pierluigi Vossi ha ricordato che il lavoro sul protocollo è iniziato prima della modifica costituzionale che ha riconosciuto lo sport come valore educativo e ha sottolineato come esso offra la possibilità a giovani spesso privi di tali opportunità di accedere a esperienze positive. Ha annunciato che il Comune ha predisposto un regolamento sull’affidamento degli impianti sportivi, prossimo all’approvazione, per permettere alle società sportive di accogliere i beneficiari del protocollo.

Il presidente del Tribunale di Sorveglianza Antonio Minchella ha ribadito come l’attività di trattamento penitenziario ruoti intorno al rispetto delle regole, che vanno interiorizzate per senso di responsabilità, non per paura di punizioni. Ha rilevato che, pur constatando grande impegno interno al carcere, sono state poche le occasioni di questo tipo finora realizzate, definendo il protocollo un’opportunità rilevante.

Il presidente della Corte di Appello Giorgio Barbuto ha sottolineato il suo ruolo di raccordo istituzionale e ha richiamato il valore costituzionale incarnato da questa iniziativa. Ha riferito di aver osservato nei detenuti un barlume di speranza e rispetto, riconducibile a simili progetti.

Protocollo a Capanne

Il presidente dell’Ordine degli Avvocati Carlo Orlando ha definito la sottoscrizione come un appello a non escludere nessuno, evidenziando l’impegno dell’Ordine a mantenere il carcere e la professione forense al centro del dibattito pubblico. Ha ringraziato l’assessore Vossi e l’avvocato Piazzai per aver avviato un dialogo di sensibilizzazione.

Nel quadro operativo, il CONI Umbria si impegnerà a fornire tutor volontari e promuovere corsi dedicati al fair play. Il Comune di Perugia attiverà convenzioni per consentire alle associazioni sportive di utilizzare gli impianti, accogliendo così i destinatari del protocollo. Gli Uffici Giudiziari, il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria e il Centro per la Giustizia Minorile integreranno i contenuti del protocollo nei percorsi penali personalizzati.

Il protocollo, della durata di un anno con possibilità di rinnovo, prevede un tavolo tecnico interistituzionale con incontri semestrali per il monitoraggio dei risultati, la promozione di pratiche di successo e il continuo miglioramento delle azioni intraprese.

L’iniziativa segna un importante passaggio verso un modello carcerario “riparativo” che restituisce dignità alle persone, favorisce il legame con la società e apre strade concrete per il riscatto e la rieducazione attraverso la collaborazione tra giustizia, sport e comunità territoriale.

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