Smercio online e frodi: chi erano i contatti di Andrea Prospero
Indagini sul caso – L’inchiesta sulla morte di Andrea Prospero si sviluppa su più fronti. Dopo l’arresto di E.V., diciottenne romano accusato di istigazione al suicidio, gli investigatori cercano di ricostruire la rete di contatti e le attività digitali della vittima, deceduta il 24 gennaio a Perugia. L’attenzione è puntata sulle operazioni online legate a truffe informatiche, frodi economiche e traffico illecito di farmaci.
Le indagini hanno evidenziato l’utilizzo di diverse identità digitali per condurre attività illecite su piattaforme del dark web. Tra le sostanze trattate figurano psicofarmaci come ossicodone e alprazolam, oltre a farmaci soggetti a prescrizione. La polizia postale e la squadra mobile stanno lavorando per identificare i responsabili del traffico e i fornitori di tali medicinali.
Le forze dell’ordine hanno individuato I.R., diciottenne di Afragola, come fornitore della dose letale. Le indagini mirano ora a stabilire la provenienza delle sostanze. Gli agenti hanno sequestrato materiale informatico e strumenti di pagamento intestati a identità fittizie. Tra i reperti figurano cinque telefoni, quarantasei sim card e carte di credito false, elementi che suggeriscono un’operazione di vasta portata.
Un nodo centrale è il gruppo Telegram gestito da diversi pseudonimi, tra cui Valemno, Chef, Marco e Psy3os. Questi utenti erano attivi nella compravendita di farmaci e documenti falsificati. Dopo la morte di Prospero, alcuni account sono stati eliminati, ma la polizia è riuscita a recuperare conversazioni chiave, inclusa quella che ha portato all’arresto di E.V..
L’analisi delle chat ha rivelato che lo studente gestiva almeno cinque profili differenti, utilizzati per interagire con vari contatti. Il video che Prospero avrebbe inviato a Valemno come prova del suicidio risulta cancellato, ma altri utenti della chat hanno fornito informazioni agli investigatori. Durante la trasmissione in diretta della tragedia, erano presenti più partecipanti, tra cui un utente noto come Thomas Burberry, la cui identità è ancora da verificare.
Le indagini si estendono oltre Perugia, con riscontri in Lazio, Campania e Pescara. Gli inquirenti lavorano per associare le identità virtuali ai soggetti reali. Attualmente, il fascicolo è aperto contro ignoti, con la difficoltà di individuare le competenze giurisdizionali per i diversi reati commessi.
La polizia postale prosegue l’analisi dei dispositivi sequestrati, nella speranza di risalire alla rete di collaboratori e fornitori coinvolti. La complessità del caso richiede un’azione coordinata tra procure e forze dell’ordine, per ricostruire il sistema di truffe e traffici online che ruotava attorno alla vittima.

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